. . . . . . . . . . . . .

venerdì, 12 settembre 2008
Concitazione

Un'ondata conservatrice attraversa mezzo mondo, e tutte le classi sociali e questo incentiva lo spot permanente della destra italiana.

Bene.

Aggiungerei qualche cosina in più, che raramente abbiamo il coraggio di dirci. Diciamolo! Loro hanno una classe dirigente con i controcoglioni, superiore alla nostra, non certo in cultura ma SICURAMENTE in linguaggio. Fanno squadra, lavorano sull'appeal e cominciano a farci il mazzo anche nei singoli scontri.

Non credo che li si debba seguire sul loro terreno, ma che si debba riconquistare il nostro. La forza del vecchio PCI era pre-politica, nella potenza virile di Togliatti prima, nell'alveo femmineo di Berlinguer, che garantivano la tenuta superiore, il passo coi rispettivi tempi. Il sentirsi a casa, la credibilità complessiva, riconosciuta anche dagli avversari. Quello che abbiamo capito di Berlusconi, ora, è che lui c'è riuscito.
Ha trovato quella sostanza di fondo che sappia darsi forme continuamente nuove. Quindi, anche appeal e credibilità. Per far questo ci vuole attenzione per i dettagli.

Quale linguaggio tenere, nel sistema di comunicazione del nostro tempo? Cosa essere? Come loro?

L'ascesa di Obama è stata anche e soprattutto l'ascesa del suo culo, e delle relative considerazioni femminili. Inutile negarcelo. Esotismo, determinazione e sex-appeal, contro l'apparatnick democratico. Questo è accaduto nell'investitura popolare a Obama. Donne che piangono ai comizi. Certo, ora è al dunque. Se non riesce a dare sostanza alla sua forma, è finito.
C'è un sottotesto di erotizzazione della politica, che è perfettamente colto dai guru della destra. Obama li ha spiazzati per mesi, e ora scelgono la Palin per questo, non esistono altri motivi reali. La Palin è ubertosa, dea madre e guerriera. Di campagna e provincia. Con amante e redenzione. Inutile continuare a fare le battutine sulla Gelmini e sulla Carfagna. Non agiscono più i moduli etici di un tempo. Sono state promosse sul campo per ottenere l'obbiettivo. La ragazza di facili costumi che arriva a interpretare la battaglia sui costumi è ancora più credibile, paradossalmente. E' il mood dei cristiani rinati. Il "reborn" è uno dei principi attivi della dinamica moderna. Come degli spot: il prodotto rinasce sempre dalla sue ceneri.

Dal Veltroni stranito sulla spiaggia con pancetta e ombrellone, al D'Alema che casca dal gommone, è evidente l'operazione che stanno facendo qui. Massacrarci, creare macchiette ormai ridicole. Con loro due che se le suonano da vent'anni. In un modo tutto loro, criptico.
Siamo bloccati in una bolla d'immagine, oltre che politica.
L'altra faccia del glamour spaccone, dei gelati a portofino, delle camice nere slacciate e barzellette sui comunisti.
Ieri ho letto un articolo sui duemila addominali al giorno di Aznar. Che forse ha inseminato pure la ministra francese, che se la gioca in appeal con la Bruni. Occhio, Zapatero, nostro grande leader glamour, è scattata l'operazione. Devi darti da fare. Un po' di jogging, almeno.

Un piccolo aneddoto. Mio padre mi ha detto che l'altra sera era sulla festa di Genova, in fila al ristorante. Arriva Burlando con una ciurma di assessori e dirigenti. Grigi, incravattati, con la loro panzetta. Passano davanti a tutti e si accomodano al loro tavolo riservato. Ma che cacchio ci voleva a farsi un po' di fila, dieci minuti, non di più? Un'occasione per scambiare quattro chiacchiere con la gente, dimostrare una cosuccia. Che la panzetta ci sta, se sta in mezzo a noi.

Populismo? Sì. Quello nostro.

Pd generation, volenti o nolenti.
Non siamo erotici, non siamo materni, né paterni, né playboy. Siamo solo classe dirigente incravattata, che ha perso perfino l'antica autorevolezza che giustificava quel pizzico di arroganza. Ecco Ferrara che vellica la Binetti e il suo cilicio, che diventa la chiosa interessante del fenomeno. Forse la cosa più estrema e per questo più intrigante della nostra "piattaforma erotica" a gradazione zero. Fossimo gli altri, ce la giocheremmo alla grande.

Per questo la Concita de Gregorio di turno, a Ballarò, centra il suo piccolo obbiettivo. Ridare umanità materna a delle figurine grige, stantie, che non fanno né ridere, né piangere. E' bella, vorresti scoprirla, parlarle. Un po' Margherita Buy senza timidezza, un po' Melandri senza gelo e balbettii. Sta seria, ha sintesi e occhi attenti.

Ti vien voglia di chiederle cose. Tipo di farsi portavoce di chi non ne può più di questo svilimento femminile, di questa televisione per lobotomizzati. Della fine della speranza umana, al di là di quella economica.
Spiegarci le cose mettendole in fila, con l'umiltà di chi ama la platea di ritardati mentali con la quale sa di parlare. Che ambisce a salvarli dall'abisso senza ridere sotto i baffi.
Vorresti lei, nuova, che non ha conti da saldare, sassolini da togliersi. Te la vedi in fila, sulla festa, a cercare di ragionare con la sua gente, riannodare fili antichi.

Concita non c'entra niente, ovvio.

Non è lei, che ci ha fatto parlare, è quello che rappresenta.

E che Aldo Grasso ha colto.



erotizzazione indotta dalle opere di Debra Goertz


link | commenti (19) |
polis, logos, orao, tekne

giovedì, 11 settembre 2008
11 settembre, la storia delle cose

LA STORIA DELLE COSE sélectionné dans N.C.

link | commenti (13) |
polis, demos, pathos, ethos, logos, epos, tĂąke, orao, tekne, dĂ imon, etnos

mercoledì, 16 luglio 2008
Oklahoma

    
Ho sempre pensato che la dietrologia fosse la scienza più esatta della terra.
    Marte.
    Leggo una serie di notizie intriganti.
Prima, te ne infilavano una a settimana. Ora anche di più. Su Marte si possono coltivare pomodori, su Marte gli asparagi attecchiscono bene. Oggi, è stata trovata l'acqua.
È evidente che stanno preparando l'opinione pubblica.
Tra poco venderanno i primi lotti.
Ci sarà un bando, una gara e la grande corsa, come i pionieri dell'Oklahoma nell'Ottocento. Il primo che arriva, si ritaglia un ettaro. In Oklahoma, molti portano il cognome "Ontime" o "Toolate". A seconda di come finì la competizione. Arrivati in tempo, o troppo tardi. I "Toolate", chiaramente sono i più poveri e sfigati. Nella corsa contro il tempo, mi prenoto il mio lotto. Sul campanello ci sarà scritto "Jacopo Ontime Calza".

    Poi ho letto della furbata. Geniale. Verranno prese le impronte digitali
di tutti i cittadini italiani, sulla carta di identità. Ma la carta di identità non è obbligatoria fino al compimento dei quattordici anni. Vien da sé che i bimbi rom sono esclusi dal provvedimento. Capito il gioco? Schedano tutti, tranne loro, così verranno identificati subito. Chi non avrà segnate le impronte digitali sarà automaticamente un bimbo rom. Partirà la campagna "Subito le impronte  ai bimbi rom!", per renderli uguali a tutti gli altri e non discriminarli. Una volta prese le digitali ai bimbi rom, ritireranno il primo provvedimento, così saremmo tornati alla prima casella. Tutti i bimbi rom saranno schedati.

Per fortuna, ieri, ho intravisto la notizia più esaltante. Una macchina ha battuto a poker un uomo. Bluffando.

Ancora un po' di pazienza e questo delirio umano finirà.



Bill Anton, "Storm’s Advance"
Boris Artzybasheff, "Cybernetics"


link | commenti (5) |
polis, logos, epos, tùke, sofìa, tekne

lunedì, 30 giugno 2008
Pipistrelli

Sono passati tanti anni. Tanta acqua sotto i ponti. Ma la notte d'estate padana, umidiccia e morbosetta, non la dimentico. Così piena di ingenuità, di sigarette e zanzare. Così ricca di passioni, stranamente pigra ed entusiasta assieme.

"Dove ci porterà questa strada?"
"Credo… Verso il mare…"

Profetico.




P.s.:

Grazie, Gianni.


link | commenti (14) |
polis, pathos, aedos, logos, orao, tekne, dĂ imon

giovedì, 19 giugno 2008
Nepotismo




La settimana scorsa sono tornato nella mia bela piasëisa, reclutato come attore!



Ne è venuta fuori una cosa molto carina e poetica, grazie al regista Sergio Mastronardi.
"Vertigine"
- questo il titolo del corto - ha ricevuto un premio. Complimenti a Sergio. Il lavoro di cui parlo lo trovate QUI, l'ultimo della serie. Chi ha realizzato il sito, non ha tenuto conto di alcuni dettagli tecnici. Per visionarlo dovrete aspettare che si carichino tutti, per qualche minuto.

Se avete pazienza e voglia, vedrete lo Scorpione materializzarsi dal volto del
suo mitico zione, Artemio, di cui non ho trovato foto migliori. Mi scuso con il suo agente.

Dopo Pino Zimba, ormai è l'idolo assoluto del cinema nostrano!

Qui sotto, il nipote della star ritira la statuetta d'oro come miglior attore non protagonista.


P.s.: guardate anche gli altri. In due casi ne vale la pena.
P.p.s.: appena metteranno su Youtube una versione
del video più "agevole", la allegherò.


link | commenti (6) |
polis, pathos, aedos, orao, tekne

lunedì, 09 giugno 2008
Panni sporchi


Ieri, al tiggì, ho visto le immagini di un agguato della 'Ndrangheta.
Sul lungomare di una località che non ricordo, ricordo che c'erano sedie di plastica, sul marciapiede. I sicari arrivano in moto, nell'ora di punta, in mezzo alle gente, colpiscono un pregiudicato. Non riescono ad ammazzarlo, lo feriscono soltanto, e uno dei due perde la pistola per la strada. Due ragazzotti imbranati, sicuramente. Non ho potuto fare a meno di pensare a Marco e Ciro, detto "piselli".
Dopo questo film si pensa in modo diverso a tante cose. Ai solarium, ai matrimoni, a Venezia, alle tigri di ceramica, ai vestiti delle star di Hollywood, alla monnezza, alle pesche, alle ruspe, ai ciccioni in infradito e bermuda sulla spiaggia.

"Gomorra", il capolavoro che sognavo da tempo.
Come il libro, inaugura un genere. Non saprei come definirlo. Fiction-docu (anziché il contrario), neo-neo-realismo, italianoir. Qualsiasi etichetta, forse, starebbe stretta. Una cosa è certa, si tratta di una di quelle pellicole che cambiano l'immaginario. Dopo averlo visto, i vari Scorsese, Kitano,
Coppola, diventavo vecchi d'un colpo, evaporano come pigri vampiri al sole. Pigri perchè hanno saputo succhiare dalla mafia criminale solo la patina esteriore, resa poi estetizzante, messa al servizio del cinema. Anche il neo-verismo brasiliano, stile "Central do Brasil", piega la realtà a un senso della messinscena che qui non esiste. Qui è il cinema che si mette al servizio della realtà. In toto. Mi viene in mente solo un capolavoro precedente che si avvicina per tanti aspetti: "La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo.
"Gomorra" succhia il midollo, e arriva al cuore. Anzi, al fegato.
Non giudica, non riflette, osserva. La telecamera a mano sembra calarsi dove la realtà non è filtrata, non è filtrabile. Col tempo manco ci si accorge più del filmato. Si è lì, tra le vele di Scampia. Dove tutto è un continuo trasloco, ma l'unico trasloco vero è quello dello Stato, delle istituzioni. Inesistenti in qualsiasi forma.
L'unico divieto rispettato è quello dei portantini, che impediscono agli sgherri di seguire la bara in obitorio. L'unica croce svetta sul letto di un malato terminale, che si vende i terreni per infilarci rifiuti tossici.

Una guerra. Con le trincee,  gli ordini, gli insubordinati, i graduati, le truppe, i civili, le incursioni, le ritorsioni. Gli spari improvvisi, da fuori campo, da destra, da sinistra, mai coreografati. Come quei filmati dall'Iraq, dove anche la telecamera resta sorpresa dall'irruzione improvvisa della violenza. Una logica ferrea e bestiale governa e conduce i fatti. Occhio a danzare per strada, siete come i ragazzi di Gaza. Qualcuno arriverà a punirvi. La necessità dell'autorganizzazione, la fine tragica dell'autorganizzazione. Tutti si fanno capire, ma nessuno sa parlare. Le parole vengono ripetute, i concetti sono basilari. Come i riti di iniziazione. Stai con me, stai contro di me. Come in ogni guerra, la prima causa, o la prima vittima, è la cultura. Fosse anche quella delle antiche sartorie. L'abisso drammatico è proprio quello.
Gliel'ho sentito dire anche ieri notte al vecchio Arnoldo Foa. "Viviamo in un tempo perso, senza cultura".

Questo film squarcia un velo. Sdogana un mondo. Rompe con fragore l'ingranaggio di Lucignolo, di Vespa, di Mentana, degli addormentatori sociali.
Qualcuno, infatti, l'ha criticato. Gasparri, qualche peones, Afef. Ecco, sì, Afef ha criticato il film. Non fornisce una bella immagine internazionale dell'Italia, dice. I panni sporchi vanno lavati in casa. Io li laverei in casa di Afef. La strapperei dalle vele dei suoi yacht e la calerei nelle vele di Scampia. Afef che critica Gomorra mi induce pensieri demagocici e malsani. Roba che entra nella struttura del capitalismo, nelle logiche di mercato, arriva a Telecom, alle svendite, agli accordi, ai carrozzoni di stato, ai furbetti, alla fine della cultura. E poi, giù a cascata, torna a Scampia. Afef è in grado di farmi fare 'sti viaggi.

Peppino Impastato definiva la mafia "una montagna di merda". La camorra scava, e le montagne le seppelisce. Poi nascono strane pesche.

Ecco sì, alla fine gli offirei una bella pesca alla signora Tronchetti-Provera.
Prima lavandola, s'intende.

Bansky, "Carwreck"
"Waterlilies"
"CCTV"




link | commenti (15) |
polis, ethos, aedos, logos, epos, biblos, sofìa, orao, tekne, dàimon

martedì, 22 aprile 2008
Giovani suoni































A un certo punto, su quel foglio a sinistra c'era scritto:
- "Piacenza" - "nuvoloso" - "scuola"
- "cavallo" - "notte" - "quello che mi permette di risolvere i problemi" - "quello che mi permette di tenere lontani i problemi" - "transessuale" - "Andrea" - "un bullo" - "un'amica" - "un ciccione" - "discoteca".
Alla ricreazione pensavo di morire: triplo salto mortale con avvitamento, senza rete. Poi, la magia.
Le storie sono scritte lassù, da qualche parte, basta trovarle. Basta crederci, basta vedere quegli occhi pieni di vita e di curiosità.
Se ne dicono tante, sembra sempre tutto perduto.
Ma la scuola, oggi, è una cosa stupenda.

E questa generazione, pure.

Punto.

Due punti.



link | commenti (9) |
polis, pathos, aedos, logos, tekne

giovedì, 03 aprile 2008
Tanta mahna


Tutte le sere, tutte le sante sere. Un tempo c'erano le favole, questi vogliono Youtube. Siccome internet è l'interfaccia col nostro passato, ecco che vado a pescare cose antiche. E mi accorgo che le migliori animazioni degli anni settanta erano italiane. Grazie alla poesia di Francesco Misseri. "Mio e Mao", e la loro curiosità naturalistica. "Quaq quao", con il suo  straordinario
messaggio di contaminazione linguistica e culturale. L'ippopotamo impostato al bel canto, figlio della moderna effettistica superficiale.
Comunque, sfido chiunque a reggere la titanica sfida. Essere costretto a guardare questo e riuscire a ridere, sempre.
Tutte le sere.
Io ci riesco.

Jacopo visto da Isabella De Filippo

link | commenti (7) |
aedos, orao, tekne

lunedì, 03 marzo 2008
Cisterne




Sarà l'articolo di Ruffolo, sull'ultimo Espresso, che mi ha lasciato un senso di stupore. Parla di immortalità. Il domani vicino, col nostro cervello al carbonio che si scaricherà in un cervello al silicio, come riversassimo tutto il nostro io in un cd. Però, anche dopo la poesia siderale delle utopie possibili, dopo la costruzione perfetta e algida del futuribile, del liquido moderno, la cronaca ci riporta nelle cisterne. Quelle scavate sotto la superficie della città. I cunicoli dove muoiono i bambini, grattando le pareti, cunicoli simili a quelli dove vivono altri bambini, in un groviglio di tunnel che scorrono sotto le nostre teorie.

Cisterne in cui muoiono operai, nei miasmi sulfurei dell'inferno.
Perchè il capitalismo è fatto ancora di container, lamiera, chimica, fiamme. Ingiustizia.

E' come se tra il paradiso della scienza e l'inferno della realtà, il purgatorio della politica fosse chiamato a fare qualcosa. Pacatamente, serenamente, con innovazione, ma in fretta.

Susanna Coffey, "Eris"


link | commenti (5) |
polis, ethos, biblos, tekne, dĂ imon

mercoledì, 06 febbraio 2008
Che fine ha fatto Alan Sorrenti?

I Beatles sono l'interfaccia della modernità. Abbiamo spedito "Across the Universe" nello spazio. Ché un giorno qualcuno lassù ascolti la nostra voce, come moduliamo le cose, come traduciamo l'aria. Figo immaginarsi gli alieni alle prese con il testo di un materialista trotskista dagli occhialetti tondi. Oggi, però, è morto Yogi, il vecchio guru dei fab four, l'artefice della loro deriva spiritualista. Il fautore del loro periodo devoto, lisergico.
Di ieri, invece, la notizia che si può nascere da tre genitori. Aggiungiamola alla clonazione umana, all'autoriproduzione femminile, alla scelta del Dna più consono. C'è magia, o solo giochi di prestigio? Stiamo costruendo una meraviglia, o perdendo il senso? Alcuni si chiedono, allibiti, se siamo in discesa o in caduta. Io inverto il piano. Siamo in salita, andiamo su. Non in quel posto dove ci sostituiamo a Dio, no. Forse in quel nirvana chiamato amore universale? Non è detto. Più passa il tempo, più capisco il monolite nero di "2001- Odissea nello Spazio". Il monito, il lascito, l'è stato, il sarà, la tavola ultima, la verticalità, lo specchio. L'uomo morente che usa la tecnologia per entrare nell'abisso della sua condizione, percorre tutto, cambia tutto, vive tutto, sente lo spazio, il tempo. Alla fine, uscito dal tunnel, si trova a rinascere. Forse esiste un posto dove Dio e l'uomo sono la stessa cosa. Dove nulla è perduto.

Dove si ascolta "Across the Universe".

(clicca sull'immagine e vola)


illustrazioni di Brad Holland






link | commenti (9) |
polis, logos, epos, tĂąke, orao, tekne

venerdì, 01 febbraio 2008
Il fattore Y

Sono stato consultato da Franco Marini. Gli ho spiegato le mie preoccupazioni. Leggendo qui, sembra che abbiano trovato il modo per ricavare spermatozoi dal midollo osseo femminile. Questo apre scenari inquietanti (o meravigliosi, a seconda dei punti di vista) e arricchisce il dibattito sulla bioetica di un nuovo elemento: la donna che si autoriproduce, senza più bisogno di intervento maschile, neppure indiretto. C'è di più: "i bambini nati in questo modo potrebbero essere esclusivamente di sesso femminile, perchè nella riproduzione non entrerebbe in gioco il cromosoma Y, che è patrimonio esclusivo dei maschi".

Fantascienza che diventa realtà. Una società di sole donne, autoriprodotte in serie. C'è ancora di più: "
la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo". In questo caso non è chiaro come andrà a livello cromosomico. Insomma, si torna alle origini di tutto, al mito primigeno dell'androgino. Intervistato da miss Wikipedia, Elemire Zolla parla di "umana nostalgia dell'interezza". Insomma, con buona pace degli eteromaniaci, la possibilità concreta di creare una società omogenea, asessuata ed ermafrodita. Forse dotata di una nuova indole, senza i problemi testosteronici e menopausali del nostro tempo. Senza Ferrara, insomma. Marini, da cattolico pragmatico, mi ha indicato il caso di Mario Giordano, direttore de il Giornale, come emblema del possibile homo novus del futuro, invitandomi a ridimensionare l'entusiasmo.
Ci ho pensato un attimo, gli ho battuto una pacca sulla spalla: "Vecchio lupo marsicano!…"

Finito 'sto giro, dice, c'andiamo a ubriacare col vino bollito a San Pio delle Camere. Il suo paesello.


Don Ivan Punchatz, "Sheep in suit disguised as wolf"




link | commenti (11) |
polis, logos, tekne

martedì, 22 gennaio 2008
I due Neville

"Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa."

Il romanzo di Matheson è tra i miei preferiti. Ho visto tutti i film tratti - anche alla lontana - da quel topos narrativo. Qui, un dettagliato reportage. La buona fantascienza proietta in scenari plausibili le paure ancestrali. La solitudine, la fine del nostro prossimo, ormai ridotto a vampiro. La notte. Il sangue. Il nostro passato ridotto a simulacro, gli affetti persi per sempre. Allora sono andato al cinema. Non pensavo di uscirne così provato. In qualche modo, uno dei film più brutti che abbia mai visto è stato all'altezza della sfida. Mi ha fatto capire dove si proiettano le paure del nostro tempo. L'uomo solo è ipertecnologico, anzi è il migliore degli scienziati. Il prototipo umano-americano, solo lui sopravvive. Il prototipo umano si chiama Robert Neville è nero, simpatico, si veste figo. Non si fa prendere dalla depressione, ha un fisico da body-builder, frutto di esercizi quotidiani. Va a caccia di animali in computer grafica e di dvd, che pesca dal suo vecchio mega-store, dove poi li ripone ordinatamente. Ci tiene a mantenere in piedi il suo antico ordine sociale. Si approvigiona delle cose in modo composto. Utilizza corrente elettrica proveniente chissà da dove. Il Robert Neville di Matheson usava aglio, specchi e assi inchiodate per tenere lontani i vampiri. Questo, ha minato tutto il quartiere con bombe al fosforo, stile Iraq. Il Neville di Matheson aveva un laboratorio così: "
La parete era quasi interamente occupata da un bancone con il ripiano di legno grezzo ingombro di una grossa sega a nastro, di un tornio da falegname, di una mola a smeriglio e di una morsa. Al di sopra, sulla parte, c'era una mensola occupata da una distesa disordinata degli attrezzi…": Questo ha un super laboratorio con vetri in plexiglass, gabbie con cavie, elettrocardiogrammi, strumentazioni. Quell'altro centellinava la benzina, questo spacca di brutto col gigantesco Suv. Il Neville di Matheson era un capolavoro di sopravvivenza illuministica, coi dubbi e i travagli della situazione. Questo ascolta Bob Marley, che gli suggerisce che uno ce la può sempre fare. Il Neville di Matheson cerca di ricostruire il suo mosaico, stringendo i denti. In fondo è lui il mostro anomalo, in mezzo alla nuova atroce normalità. Il Neville di oggi è il buon padre di famiglia che ha promesso ai suoi cari e a se stesso che lui "sistemerà le cose". Sistemare le cose, la frase più ripetuta. Il Neville di Matheson riconosceva i vicini, tra i vampiri. Questo lotta contro mostri ipercinetici, glabri e indistinti, sempre guidati dallo stesso urlatore fanatico, che esce dallo stesso buco-grotta. Anzi, a un certo punto invece di uscire manda degli orridi cani glabri. Potrebbe benissimo seguire in missione i cani-kamikaze, il sole se n'è andato, ma no, se ne sta rintanato. Tutta l'umanità malata concentrata in quell'unico, piccolo anfratto. Come fosse una grotta del Waziristan. Entrambi i Neville conosceranno una donna. Quella di Matheson sarà il segno di una speranza delusa. Quella di oggi è un segno di Dio. Il Neville di Matheson si strugge. Questo diventa San Tommaso, grida il suo dubbio su Dio. Finchè, poi, ce lo fanno vedere loro cosa significa un deus ex machina (in senso letterale) che "ti sistema le cose" per benino. Ecco il redento, il cristiano rinato nel fuoco. Il Neville di ieri eravamo noi. Quello di oggi è Will Smith, con tutto quel che ne consegue. C'è la terra promessa, nel Vermont. Dio, l'America. Io sono leggenda. Leggenda è martirio.

Il Neville di oggi non sa più restare solo, ha bisogno degli spettatori.
Questo è il suo problema. E forse anche il nostro.




illustrazioni di:
Max Schindler,
Claude Serre,
Brad Holland,
Clay Bennett
elle©ì




link | commenti (5) |
polis, aedos, logos, epos, biblos, orao, tekne

venerdì, 07 dicembre 2007
Se

Se Dio è quella cosa raccontata da Benigni per mezzo di Dante.
Se è quel verso del bambino che si stacca dalla mammella gocciolante latte. Quel respiro che vive per intercessione della donna. Quel (re)spirito incontemplabile che unisce lo spazio e il tempo, le cose e le persone in un unico pieno che spinge al bene. Quel nitore eterno e infinito nel quale alla fine si riflette il volto di ognuno di noi. Se è così, c'è.
Però una cosa devo chiedertela, Somma Luce. Perchè ci parli da quello stesso schermo? Quel demone che fa salire uno sul tetto a Omaha, Nebraska, e lo spinge uccidere per diventare famoso. Quel demone usato dall'evaso, per rilasciare l'intervista prima di costituirsi ancora. Quel demone per cui la madre uccide il figlio, e rilascia l'intervista. Il bambino si fa adolescente e vede.
Questo demone del vuoto, che sa essere luce quanto te.
Infima, ma luce.

Perchè il sommo e l'infimo si materializzano nello stesso quanto di luce?

Il primo suono è il tuo, o quell'atomo di carbonio che mi spinge a rimpiangerti?

(Riflessione davanti alla tivù, col bimbo febbricitante fra le braccia, ansioso per il Senato, pieno di pruriti e contento perché Suazo ha finalmente ingranato.)

link | commenti (7) |
pathos, ethos, aedos, logos, epos, biblos, orao, tekne, dĂ imon

venerdì, 02 novembre 2007
Dazed

Trentasette anni fa, tra sei ore e mezza, nasceva uno scorpioncino a cui sono - volente o nolente - piuttosto affezionato.

Vent'anni fa, invece, sei ragazzini cominciavano la loro avventura musicale. Era la fine degli Ottanta, un periodo in cui fare rock significava lasciarsi contaminare da tante cose, cementare affinità e sfidare un certo conformismo paninaro. Non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione. Ci apprestavamo a suonare di fronte a duemila persone. Forse il vero rito di passaggio. Il titolo di "Dazed & Confused" dei Led Zeppelin ci sembrò un buon simbolo per i travagli della nostra tarda adolescenza.
Poi diventammo cinque, nel tempo forse meno "confused".

Ma "Dazed" sempre.

Per sempre.

Un abbraccio, compagni di viaggio.
A ritrovarci presto.


Hold on


The Ballad of R&H


Wolverine


Mask n'Poetry


Black Shine


Some People


The Rebel


The Big Fat Pachiderm


This is not a Party




link | commenti (12) |
pathos, aedos, tekne

venerdì, 14 settembre 2007
Un tanto al chilo

"Il kilogrammo ufficiale (unica tra le unità di misura definita in relazione a un manufatto e non a una proprietà fisica), custodito a Parigi al Bureau International des Poids et Mesures di Sèvres, non è più quello di una volta e pesa 50 microgrammi in meno."
Questa notizia mi diverte tantissimo.
"La massa standard fu creata nel 1875 ed è costituita da un cilindro retto a base circolare di 39 mm di altezza e diametro, composto da una lega di platino e iridio. Esistono altri prototipi nazionali che ogni 10 anni vengono confrontati con l’originale. Tutti gli esemplari sono identici e conservati nelle stesse condizioni, con una scrupolosa prudenza nell’esporli alla luce o a qualsiasi variabile esterna. Eppure le Grand Kilo ufficiale sta perdendo peso e nessuno sa spiegarsi il perché."

Perché non considerare l'ipotesi che abbia "ragione" il prototipo? Destino vuole, forse, che il chilo standard diminuisca. E come l'hanno fatta 'sta misurazione? Equiparando
le Grand Kilo a un altro prototipo di chilo? Usando una bilancia tarata su quale dei due? Il secondo? Ma se le Grand Kilo è il primo, non può darsi che sia stato il secondo ad aumentare di peso, anziché il primo a diminuire? Contrazione, espansione, identità. Siamo a livelli di logica aristotelica.

Insomma, cos'è un chilo? Un rapporto, una proporzione, un oggetto, un'idea?
Pensate a quanta roba ruota intorno a questa entità volubile. Dalle frustrazioni dietetiche occidentali, alle diete forzate africane. E poi i bagagli, gli scontrini alle casse, i grandi scambi internazionali.

Proviamo a fiutare il complotto politico. Dall'America arrivano segnali di recessione. Le borse scricchiolano, si riparla di inflazione. Crescono i beni primari: pane, carne. Quelli che si misurano a chili. Non sarà che il mitico "tardo capitalismo decadente" ha studiato un rimedio diabolico? Me li figuro, di notte, tutti vestiti da pinguini, col cilindro, grassi e sudati. Tutti col phon acceso, raccolti intorno a
le Grand Kilo. – Dài, dài!… – e giù a riscaldare il cilindro di platino e iridio. Così diminuisce, perde peso, e si da la scossa alla bilancia commerciale. Geniali!

Intanto anche
le Grand Kilo della politica italiana perde peso. Altri prototipi lo minacciano da ogni dove. Ieri ho sbirciato "Le Iene". Ormai il politico è visto come una macchietta, un povero idiota miliardario che spende tutta la sua vita ad autoperpetuarsi riempiendosi di privilegi. Qualcuno parla di cancro della democrazia, altri arrivano alle minacce di spaccare denti. Cresce la voglia di assalto al palazzo d'inverno. Le Grand Kilo prova a difendersi, con molte ragioni. Alcune cristalline. Però, leggendo la voci tumultuanti dei nuovi prototipi - o meglio, del tumulto che si stringe intorno ai nuovi prototipi - si coglie una richiesta di fondo. Che non è eludibile. La voglia di felicità, di esserci. Pesare.

Scalfari ne fa una questione di forma talmente sbagliata da svilire il contenuto. Ma scrive l'editoriale talmente male, senza neanche rileggersi, che mi viene da rispondergli "da che pulpito".

Forma/contenuto. Già. Autorevolezza, peso. Ecco qui, peso. Pesare bene le cose.

Dài,
le Grand Kilo, mangia, nutriti. Li facciamo fuori 'sti prototipi.

Bastano 50 microgrammi, 50 microgrammi di umiltà, passione e intelligenza.

Dài, vecchio, dài.


Ralph Goings, "One Eleven Dinner"

 "Coffee Shop Still Life"
"Creamer Close Up"


link | commenti (6) |
polis, tekne

venerdì, 31 agosto 2007
Pitagora, Ippaso, tardo capitalismo, l'assessore Cioni, mutui e Pil-men

Pitagora ebbe tante intuizioni.
Pose il numero come principio primo della realtà. Tutto quello che esiste dipende da una trama numerica, fatta di aritmetica e geometria. Il "10" divenne l'emblema della perfezione, con la sua espressione grafica, chiamata tetraktys. E giù calcoli, studi, misure.
Una volta, passando vicino alla bottega di un falegname, sentì battere i martelli. Capì che il rumore variava a seconda del peso. Cominciò a fare studi sulla musica, scoprendone il segreto. Quella che Maupassant, secoli dopo, avrebbe definito "aria tradotta". Il segreto, ovviamente, era fisico-matematico.
Per i pitagorici la musica rifletteva l'armonia dell'interno universo, che consisteva nelle combinazioni dei quattro numeri semplici.
Che meraviglia.
Elaborò una filosofia così potente che arrivò a governare intere città, come
Crotone.
Peccato, che a un certo punto, la cosa prese una brutta piega.
Suggestionato dai raduni orfici, secondo lui i numeri potevano essere dominati esclusivamente da una setta di eletti, chiamati "Filosofi". Poi c'era un cerchia di "matematici", che potevano fare domande. Un manipolo di neofiti detti "acusmatici" (coloro che possono solo ascoltare). E, sotto, il popolo, che doveva solo credere al dogma. Roba da Tolkien. Passano gli anni, continuano i calcoli, ma da alcuni nodi non si esce. Gli unici accordi musicali permessi sono quelli basati sui numeri semplici. Gli accordi di quinta e di sesta sono vietati. La tetraktys, non basta più a spiegare tutto, ma diventa un confine invalicabile. Peraltro, con la tetraktys si ricava dal "10" una specie di triangolo. Che diventerà, non a caso, l'eterno simbolo della massoneria. Le tecniche di calcolo erano basate su elementi fisici ("calcolus"= sassolino.) e incapparono in quesiti irrisolvibili. Dato il lato di un quadrato non era possibile calcolare la diagonale in numeri primi. Ogni cosa può essere singolarmente misurata, ma il rapporto tra diverse grandezze non è sempre una quantità finita. Si affacciava una pericolosa minaccia: il numero irrazionale, l'incommensurabile. La setta lo capì, cercò di nascondere la destabilizzante verità, in grado di abbatterne il potere.
A un certo punto, il segreto fu divulgato da un traditore, un certo Ippaso di Metaponto. Le popolazioni schiacciate dal numero razionale pitagorico si ribellarono ovunque, abbattendo il dogma.


Ippaso da Metaponto, l'incommensurabile che ci libera dalla schiavitù del numero…

Non sembra, ma è il post più attuale che abbia mai scritto.

Che c'entra l'assessore Cioni coi numeri?

Boh.





opere di Wes Magyar

link | commenti (3) |
polis, aedos, logos, epos, tekne, dĂ imon

mercoledì, 01 agosto 2007
A mister Iweala

La striscia in alto a sinistra, molti richiami nella colonna di destra. Questo blog è - nel suo piccolo - lambito dalla interessante presa di posizione dello scrittore nigeriano-americano Uzodinma Iweala.

Un atto di accusa contro gli aiuti umanitari delle star occidentali, contro l'occidente che si pulisce la coscienza ammantandosi di africanismo.
Chiaramente, m’interrogo. Sono - nel mio piccolo - sul banco degli imputati.
C'è tanta verità nelle parole di Iweala. Il controsenso degli aiuti da parte di quel mondo che, nei più svariati modi, dal colonialismo in poi, tiene schiacciata l'Africa in un abisso dal quale fatica a riemergere.
Sfruttamento di materie prime, ingerenze politiche, ruolo delle multinazionali, orrida sperimentazione scientifica, la discarica chimico-radioattiva del pianeta. Forse addirittura ciniche considerazioni di carattere demografico, hanno spinto l'occidente a squarciare il cuore dell’Africa. Scompaginando l’equilibrio ecologico e tribale.
Da tempo, come dimostrano le polemiche legate all’ultimo Live Aid, l’aiuto umanitario dei vip è entrato nel cono d’ombra del giudizio critico e auto-critico.
Giusto così. È giusto scremare, che chi si erge a ricco e tronfio tribuno, a benefattore al caviale, facendosi puntare contro i riflettori, venga radiografato in ogni sua intenzione. Per smascherare aberrazioni tipo le adozioni-blitz di Madonna.
È anche opportuno richiamare l’attenzione sui tanti, la maggioranza, che opera nel silenzio. E sulle capacità dei popoli africani di riuscire a riscattarsi da soli. Una piccola domanda circa le capacità auto-reattive e l’evolversi della questione tribale. Come giudica quello che è accaduto in Rwanda, mister Iweala? Perché io me lo sono studiato per bene, e non è un argomento declinabile. Tutta l’Africa dovrebbe usarlo come monito circa quello che si può sviluppare nel proprio seno violato, esattamente come l’Europa ha fatto col nazismo.
Se lo lasci dire, mister Iweala, non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Lei usa un modo di ragionare che finisce per entrare in corto circuito.
Vizi privati, pubbliche virtù delle star benefattrici, dice. Non è un criterio analitico. Sto rileggendo in questi giorni una biografia di Karl Marx illuminante. Privatamente, il “Moro” di Treviri era burbero, cinico, parassitario nella condotta di vita. Padre contraddittorio, sommerso dai debiti, contafrottole, spaccone, polemico, spesso venato da allusioni razziste, amante dell’affettazione aristocratica e sprezzante nei confronti dei proletari dotati di prosopopea. Però, alla fine di tutto questo, la sincerità del profeta umano emerge dalla purezza dello scritto. La sua è una generosa e monumentale opera di riscatto totale. Palingenetica. L’opera di un uomo che cospirava per la speranza, per un domani migliore. Un cuore buono. Questa era la sua natura profonda.
Con la dovuta proporzione nel paragone, analizzi meglio quello che FA Angiolina Jolie, non ironizzi su quello che È. Perché, così si è superficiali, si è razzisti al contrario. Atteggiamento pernicioso per quel “partneriato” che vagheggia.
Stesso discorso, ancora di più, vale per Bono. Attraverso di lui io ho imparato tante cose, mister Iweala. Negli anni Ottanta noi ragazzi occidentali avremmo saputo poco dell’Apartheid sudafricano senza l’impegno del mondo musicale. Certo, l’impegno correva sulle note del lirismo, del richiamo a slogan, con vena retorica. Ma arrivava. Mi spinse a capire la questione razziale, a leggere “Ragazzo Negro” e “Paura!”, di Richard Wright. A capire meglio quei libri sulle Black Panthers e su Angela Davis che avevo in casa.
Quando vedo Mandela e Bono che alzano il pugno insieme come dovrei considerarla, in base al suo modo di ragionare, una vittoria o una sconfitta? Questa melassa retorica, piena di cattiva coscienza a suo dire, ha però creato in pezzi dell’occidente un “mood”, un attitudine che mi spinge oggi a comprare prodotti equo-solidali ad emozionarmi con Rokia Traorè, a cercare la musica del Mali come origine del blues, ad abbonarmi a riviste tipo “Africa, missione e cultura”, a inseguire i film indipendenti del suo continente. A capire come la questione africana sia la cartina di tornasole di tante cose, a essere contento di aiutare come posso, quando posso. Tutto questo è insufficiente, in realtà aiuta solo a sentirmi meglio? Pazienza. Preferisce forse quelli che a Londra, ad Amsterdam, a New York o altrove, disegnano i confini del suo mondo, del suo tempo, del suo continente a tavolino. A quel “mood” io arrivo anche in base a tante cosucce che mi ha insegnato il vecchio barbone prussiano. Discorsini circa i sistemi di produzione del capitalismo e le dinamiche dello sfruttamento. Bono segue le teorie sul debito di Jeffrey Sachs, un ex-ultraliberista che ho incontrato sul mio cammino. Lei le conosce vero? O forse ritiene davvero che in un mondo interdipendente, lo sfruttato si riscatta isolandosi, trovando da sé la forza di riorganizzare il suo sistema, senza prima eliminare le origini dello sfruttamento. Spingendo al paradosso le teorie relativiste, l’"ognun per sé” implica di conseguenza un improbabile “Dio per tutti”. Mi ricorda il dibattito interno a un’altra comunità umana martoriata, quella dei pellerossa. Non aiutateci, dicono i tradizionalisti, lasciateci stare. Lasciateci ricostruire il nostro “Cerchio”, l’equilibrio tribale. È giusto. Ma il cerchio sarà il primo di una serie di altri, concentrici. Fuori dal cerchio c’è qualcosa con cui si deve fare i conti, volenti o nolenti.
Comprenda un po’ anche noi, mister Iweala. Anche noi siamo una tribù, abbiamo bisogno di riti, miti, di ricostruire il nostro cerchio, il nostro ideale. Vi abbiamo sfruttato e distrutto, volenti o nolenti, il nostro riscatto ha a che fare con voi. Africa come elemento psicologico? Africa come mito? Africa come fonte d’invidia, come emblema della natura, del colore, del ritmo, della vita primigena?

Bene, sfruttate questa vostra impalpabile superiorità.

Il mio motto sono le parole di un altro prussiano, un poeta, Hugo von Hofmannsthal
. “La via più corta per arrivare a voi stessi passa attorno al mondo”.

Nel cammino per tornare a sè stessi, qui, si trova l’Africa, mister Iweala.
Come lei, forse, ha trovato l'America.
Si senta pure a suo agio con quella ragazzina occidentale che grida: "Salviamo il Darfur!".


Noi, voi, ONE.
Volenti o nolenti, usiamoci.


illustrazioni di Brad Holland




link | commenti (8) |
polis, demos, pathos, ethos, logos, tekne

martedì, 22 maggio 2007
De profundis, de generazione, sui generis

Ecco, ce l’hanno fatta.
C’erano segnali ovunque, da tempo.
So che quello che penso è indifendibile, come indifendibile è la situazione attuale. Ma qual è l’alternativa? Stamattina ho sentito un gruppo di giornalisti discettare dell’argomento col sorrisetto. La strategia parte da lontano, forse addirittura da un piano preciso che prese corpo da noi, e che aveva una dimensione internazionale. “Rinascita democratica”, si chiamava. Lo slogan mascherava l’idea opposta, quella di tornare a uno stato prenatale. Sì, ce l’hanno fatta. Il settanta per cento degli italiani detesta politici e sindacati. Erano i due obbiettivi centrali di quel piano. Il popolo su misura dei miliardari. È fatta.
Complimenti vivissimi.
Divinizzare la rinuncia, interrompere il senso evolutivo, la società che ritorna nel suo utero. Chiede sicurezza, protezione. Gioco. Una comunità di infanti, monetizzati e autoreferenziali. Bello.

La crisi della politica ha colpe, non basta appellarsi al momento storico che stiamo vivendo
a livello internazionale, di passaggio epocale. Il capitalismo occidentale è in fase decadente, schiacciato a tenaglia tra un arcaismo rivendicativo e l’avvento di nuovi inarrestabili capitalismi. E in questo impatto scricchiola il cuore profondo del nostro essere. Che stava nella complessità, nel sentirsi giovani in cammino. Magari sbagliato, ma cammino, con una sua poetica. La rabbia giovane, Terrence Malick. Oggi i trentenni sono vecchi. Sono situazionisti, tronisti, scorciatoisti. “Sturm und drang” è suono da Play-station. Rinunciano. Rinuncia alla delega, o troppa delega, rinuncia all’approfondimento. Rinuncia al profondo.

La partita sembra in mano ai vecchi e ai giovanissimi. Ma una generazione che rinuncia non può appellarsi al tema del ricambio.

Leggo dell’Africa. I suoi nuovi libri, i film, la musica. Jaime Bunda. L’esplodere dei generi. Io l’ho sempre pensata così: il cuore profondo di un popolo funziona quando l’Accademia pensa e il ventre produce generi. È il mio paradigma.

L’analista attento, però, dovrebbe cogliere un dettaglio di speranza anche da noi. Non già dal botteghino del cinema, coi film italici ai primi posti. Perché, ci vedo poco lavoro sui generi e molto sull’ombelichismo paratelevisivo. Volatile. Non già dalla letteratura, perché – con le dovute eccezioni – vedo o l'accademismo spinto o l'appiattirsi sullo scimmiottamento dei generi, con poco spessore, con poco profondo. La televisione, poi. Emblema, senza bisogno di spiegare perchè. "Endemol" suggerisce suggestioni, metafore su demoni e mollezze.

Il punto è un altro.
Mi stupiscono i testi delle canzoni. Sono sempre più belli e intriganti.
Dettagli, pennellate, frasi. Sarà stato Baudo, col suo ultimo Sanremo? No. Però, ieri notte l'ho incrociato a parlarsi con l'altro grande vecchio. Lui e Biagi mi hanno ricordato un vecchio numero di "Thor", il fumetto Marvel. Odino e Giove che si contemplano sopra le nuvole, mentre sotto sta per infuriare la battaglia finale. Guardarsi, capirsi, ammiccare. Unire in sè accademia e genere.
I vecchi, i giovanissimi.
Insomma, sono stupito da questo rinascimento della canzone italiana. In tutti i settori, anche uscendo dalla nicchia. Perfino Vasco, che ha scritto meglio questo mio post. Perfino Irene Grandi, che mi parla del profondo. C’è un profondo?

Sì, è sempre da lì che si rinasce democraticamente.
Basta non rimuoverlo.
Basta poco.

I vecchi, i giovanissimi.
Già...





Bo Bartlett, "The Art of Healing"
Andrea Pazienza

link | commenti (7) |
polis, aedos, logos, epos, biblos, tekne, dĂ imon

giovedì, 12 aprile 2007
Tralfamadoriano

Arrivai a Genova l'anno della morte di Fabrizio De Andrè. Il Comune lo mise in filodiffusione. Che emozione camminare per Via del Campo, e poi  lungo quel serpente di odori, sapori e umanità che finisce in Via Prè, con la musica nelle orecchie.
Non so se avete in casa un libro di Vonnegut, spero di sì. Altrimenti, oggi è un buon giorno per comprarlo. Se ne avete, pescate a caso. Aprite e leggete ad alta voce
una pagina. Magari l'ultima, che non c’è il problema di chi è l’assassino o altre sorprese rovinate. Semplicemente, lui sapeva come scrivere un finale. E anche un incipit. E anche quello che ci stava in mezzo. Diciamo che il finale è una buona eco di tutto il resto.
Io l'ho fatto subito, appena saputo. Mi è venuto in mano “Un Pezzo da Galera”.

    "Mia nuora e i miei nipoti trovarono naturale e facile, a quanto pareva, accordarmi gli onori dovuti a un nonno che, in fin dei conti, era un caro e gentile e azzimato vecchietto. Agli occhi di quei bambini io ero una specie di Babbo Natale.
    Mio figlio fu un trauma. Aveva un aspetto dimesso e malsano e infelice. Era basso come me, e quasi altrettanto grasso quanto la sua povera madre negli ultimi tempi. Io avevo ancora quasi tutti i capelli in testa, lui invece era calvo. Doveva aver ereditato tale calvizie dai progenitori materni, ebrei.
    Fumava a catena sigarette senza filtro. Tossiva un bel po’. Aveva il vestito crivellato da bruciacchiature. Lo guardai, mentre si ascoltava il disco, e vidi che era tanto nervoso che aveva tre sigarette accese contemporaneamente.
    Mi aveva stretto la mano con la desolata correttezza di un generale tedesco che si arrende, mettiamo, a Stalingrado. Ero ancora un mostro per lui. Era stato indotto a venire nonostante non ne avesse voglia da sua moglie e da Sarah.
    Peccato.

    Il disco non cambiò niente. I bambini, rimasti alzati oltre l’ora solita, ciondolavano dal sonno.

    Quel disco intendeva rendermi onore: far sapere, a chi già non lo sapesse, che razza di giovane idealista ero stato. La parte in cui, accidentalmente, tradivo Leland Clewes, denunciandolo come ex comunista, non c’era. Forse era sull’altro lato, che non ascoltammo.
    Soltanto le mie ultime parole mi sembravano molto interessanti. Le avevo dimenticate.
    Il deputato Nixon mi aveva chiesto come mai uno come me figlio di immigranti che erano stati ben accolti in America, uno che era stato trattato come un figlio e mandato all’Università di Harvard da un capitalista americano si fosse poi mostrato tanto ingrato verso il sistema economico degli Stati Uniti.
    La risposta che gli diedi non fu tanto originale. Niente, in me, è mai stato originale. Gli ripetei quello che il mio idolo di un tempo, Kenneth Whistler, aveva detto in risposta a un'analoga domanda, tanto, tanto tempo prima. Whistler era testimone a un processo contro degli scioperanti accusati di violenze. Il giudice, incuriosito sul suo conto, gli chiese a un certo punto come mai un uomo come lui, istruito, di buona famiglia, si fosse aggregato alla classe operaia.
    La mia risposta (rubata) a Nixon fu la seguente: “Per via del Sermone della montagna, signore”.
    Ci fu un lieve, gentile battimano quando i presenti alla festa si accorsero che il disco era finito.
    Addio, addio.”





Ad alta voce, mi raccomando.






link | commenti (2) |
polis, demos, pathos, ethos, aedos, logos, epos, tùke, biblos, sofìa, tekne, dàimon

venerdì, 09 febbraio 2007
Diet-Coke o Mentos?

Guardo l’edicola sconsolato. Ho dimenticato il portafogli, e senza il mio involucro di carta mi sento nudo. Figuratevi come ho preso l’annuncio del direttore del New York Times, ieri.  Ha una faccia da cretino, ma forse il rancore influenza il mio giudizio. La fine dei quotidiani? Ne parlava mesi fa in un’inchiesta dell’Economist. Anche un vecchio editoriale di David Randall, che si apre così: “A un certo punto, verso la fine di marzo del 2043, uscirà l'ultima edizione dell'ultimo giornale. Quando questo vecchio, bizzarro mezzo d'informazione passerà alla storia e il suo ultimo numero, già ingiallito, andrà a far compagnia al cinema muto, al telegramma e al bustino con le stecche di balena nei musei di curiosità storiche, nessuno lo rimpiangerà”.

Bene. Ci toccherà cliccare trenta volte al giorno sulle testate on-line. Nevrosi, ansia informativa, paura di restare indietro. Luce, titoli, ipnosi. Versione privata del display in Times Square, tipo 'ste news del cavolo che scorrono qui a destra. I quotidiani on-line hanno recepito il peggio del weirdo bloggaro. Un proliferare di gare, sondaggi, stranezze, calendari. Alla fine, lo scoop dell’anno è l’effetto bomba dell’incontro tra la Diet-Coke e la Mentos, più cliccato dell’incontro tra capi di stato, o delle bombe sull’Iraq. Come a voler perdere la verticalità della riflessione, del rapporto con la parola scritta. La dimensione del tempo, della materia. Tutto risolto in un eterno, luminoso, presente orizzontale. Basta carta.
Si salveranno gli alberi, forse. Ma i cervelli?
Sì, okay, roba da tromboni anti-modernisti. Anche se un paio di cosine le conserverei volentieri. Qui tutto naviga verso un “vuota il cestino sicuro”.
Si paventa anche la fine del libro, dei fotografi, degli album musicali, dei frullini manuali per il cappuccino, del cinema. A questo proposito scomodo una frase di Abel Ferrara, ritagliata dalla CARTA de l’Espresso e dannatamente pertinente:
“La pellicola è pellicola. È ricoperta di argento e tra fotogramma e fotogramma c’è un minuscolo spazio nero che apparentemente non vedi, ma che il tuo corpo riceve. Alla fine del film, anche se non lo sai, hai avuto tre minuti di buio. E quel buio è come il silenzio in musica, è l’eco della tua immaginazione, è il valore che tu aggiungi al film. Il digitale è continuo, non c’è mai buio non c’è mai silenzio. Ti impone una continua passività.”
Poi aggiunge, “Io lotto per filmare in pellicola. Voglio il mio 35 millimetri, voglio il mio prodotto, con tanto argento che duri nel tempo, voglio quelle pellicole dure che quando tagliavamo i film negli anni Settanta riciclavamo come plettro per suonarci la chitarra. Sa che le dico? Anche se nessuno mi conserverà, io voglio il mio negativo.”




Bob Peak, "Lot of Laught"
illustrazione scomposta e completa di J.C.Leyendecker

link | commenti (11) |
polis, logos, biblos, tekne

martedì, 30 gennaio 2007
La manovra di Valsalva


Due mesi fa arrivavi tu.
La Svezia non aveva ancora aperto la sua ambasciata virtuale su Second Life. Cinque sfaccendati stavano bevendo un aperitivo a Soho, decidendo cosa inventarsi per vincere la noia. C'era ancora Lele Luzzati. Anche Saddam Hussein. Anche Piergiorgio Welby. Non si era ancora tenuto il World Social Forum a Nairobi. Che tanto è come se non ci fosse stato, visto che se l'è filato nessuno. Grande attenzione, invece, per i calzini bucati di Paul Wolfowitz. Ronaldo al Milan sarebbe suonata come una provocazione, e un assurdo dibattito sulla finanziaria imperversava in ogni dove.
Privatamente, avevamo un'immensa gioia in meno. E anche tanto dolore in meno. Oggi ho fatto una eco, scoprendo l'esistenza de "la manovra di Valsalva" e chiarendomi così in base alla scienza le tue espressioni scatologiche. Un giorno googlerai e capirai cosa intendo.
Potrei dirti che due mesi fa dormivo di più. Ma non è così vero. Di sicuro leggevo di più, guardavo più film. L'altra sera però ne ho visto uno che mi ha divertito. S'intitola Deja-Vu. Trattasi di poliziesco semi-fantascientifico, basato su un'idea bislacca ma accattivante. Un po' sulla scia di "Minority Report" di Spielberg. Invece che prevenire i delitti nel futuro, si può "vedere" il passato attraverso appositi schermi. Ma con dei limiti. Si può risalire solo fino a quattro giorni prima, bisogna scegliere il giusto punto di vista e non si può riavvolgere niente. Solita spiegazione col foglietto sulla curvatura spazio-temporale, già vista in film come "Punto di non ritorno". Insomma, il concetto è che abbiamo uno strumento incredibile, ma bisogna comunque seguire la pista giusta. Avere fiuto e tenere gli occhi ben aperti.

Tutte qualità che non ti mancano, mio piccolo detective!


Photos by seaweeds.splinder

link | commenti (7) |
pathos, orao, tekne, da qua fuori

venerdì, 19 gennaio 2007
A caccia di stelle

Ieri ho visto un bel documentario.
Ormai è certo: invaderemo Marte. E per renderlo abitabile dovremo surriscaldarlo. E per surriscaldarlo dovremo sparare con immense ciminiere tonnellate di clorofluorocarburi nella sua atmosfera creando effetto serra.
Mistero dell'ingegno umano. Inquinare un pianeta a milioni e milioni di chilometri, per salvarci da questo, che sarà invivibile per l'inquinamento.
Una speranza c'è. Il riscaldamento marziano scioglierà gli oceani congelati e sveglierà microrganismi inerti e sconosciuti. Selezionando forme di vita più razionali, spero.

N
el frattempo, leggo Slavoj Zizek, che parla di noi.

"L'inerzia della vita reale sparisce magicamente nella navigazione senza attrito del ciberspazio. Il mercato offre oggi un'infinità di prodotti che sono stati privati delle loro componenti nocive: caffè senza caffeina, panna senza grasso, birra senz'alcol… La realtà virtuale del ciberspazio non fa che generalizzare questo meccanismo, fornisce una realtà privata della sua sostanza: come il caffè decaffeinato che non è vero caffè ma ha il suo stesso aroma e sapore, così la mia persona "online", il "te" che vedo sullo schermo, è sempre un sè decaffeinato."
(estratto da un articolo pubblicato su The Guardian)

Solo un marxista-lacaniano sloveno può indicarci il marziano che stiamo diventando!




Teun Hocks, "Starhunter"
in foto, Slavoj Zizek




link | commenti (8) |
polis, epos, tĂąke, tekne

venerdì, 12 gennaio 2007
Super Scenari, materia oscura e il fatidico 2012

E' fatta.
Finalmente stanno arrivando. Ma la loro parabola durerà pochi anni. Perchè, nel frattempo, un grande profeta ci avverte di ben altra prospettiva, per la nostra povera, sbandata, umanità.

Qui sotto, l'intervista al luminare. Ci chiarisce tutti i misteri del presente: dal surriscaldamento terrestre, alle balene spiaggiate, fino ai folli che sparano o sgozzano i bimbi in lacrime. Ritagliatevi qualche minuto, ne vale la pena.
Con sorpresa finale, ovviamente.

D: Perché, secondo te, i giornali e i media non parlano dei cambiamenti che ognuno di noi sta vivendo, insieme alla Terra, in questi anni?

MC: Quello che io so l’ho tratto in gran parte da Gregg Braden, geologo, designer esperto di sistemi informatici, conferenziere, autore di "Awakening to zero Point", Camminando tra i mondi, L’Effetto Isaia, ricercatore spirituale, che ha lavorato per molti anni in centri aerospaziali, dove ha tratto informazioni tecniche importanti.

Ed è giunto a conclusioni alle quali sono arrivati anche molti geologi europei. Gli scienziati della Nasa conoscono molto bene tutto questo ma c’è un cover up pazzesco. Non c’è da stupirsi: siamo manipolati fin dalla nascita dalle idee della nostra famiglia, della scuola, dalle idee politiche che circolano nel nostro paese e nel nostro pianeta, dalla religione, e veniamo condizionati mentalmente e animicamente per tutto il resto della nostra vita. Oggi la non verità è all’ordine del giorno, ecco perché tutto questo non lo trovi sui giornali. 

D: Ma su questo giornale c’è, e noi ne siamo molto contenti e ti ringraziamo. Come può, allora, una persona muoversi nel sentiero della verità se viviamo in questa giungla di silenzi e manipolazioni?

MC: Quando si fa una ricerca sulla verità non si deve operare con il pensiero ma con il sentire interiore riconoscendo la verità non perché “si fa un ragionamento sopra” ma perché si sente che quello che è stato comunicato è vero, appartiene a quella sfera che non è fatta di logica, ma appartiene al mondo del sottile, la conclusione finale è solo nel nostro cuore, solo lì sentiamo interiormente se una cosa è vera o è falsa.

D: Per capire in modo corretto il senso di quello che sta avvenendo, da cosa non si può prescindere?

MC: Dalla esistenza di uno dei maggiori enigmi della fisica astronomica, la Materia Oscura, una misteriosa essenza che sfugge ai microscopi e ai telescopi ma che permea tutto l’universo fisico fino alle cellule del nostro corpo. Pianeti, stelle, galassie rappresentano solo una minima parte della materia che compone l’universo, la materia visibile delle galassie costituisce meno del dieci per cento della loro massa complessiva e la massa associata alle galassie è a sua volta una piccola frazione della massa totale dell’universo: qualunque corpo materiale- pianeta, stelle, galassie, corpo umano- è composta da una massa di cui i nostri occhi percepiscono solo il dieci per cento. L’altro novanta per cento, la materia oscura, non è percepibile dagli occhi fisici. Un premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, il 21 aprile del 1999 in un Congresso Internazionale di Astrofisica aprì il suo intervento parlando di Materia Oscura, con queste parole: “E’ come se per ogni persona che vediamo ce ne fossero intorno altre 99 timide e silenziose delle quali non sappiamo nulla". 

D: Un’affermazione molto bella e molto forte, fatta da un Nobel della Fisica! E’ quello che l’esoterismo dice da tremila anni.

MC: Certo, l’uomo non è soltanto il corpo fisico ma altri corpi sottili di materia oscura che noi non vediamo, essenziali per la vita dell’uomo. Anche la scienza si è resa conto che l’Universo non è soltanto quello che vediamo. E’ inutile che ci propinino grandi verità quando la realtà è tutt’altra ed è importante che i giovani oggi nelle scuole conoscano queste cose.

D: Ma perché in questo periodo siamo stati tutti un po’ male, siamo stanchi e poi di colpo pieni di energie, abbiamo dolori dappertutto, dormiamo in modo diverso?


MC: Questo è collegato ai cambiamenti che coinvolgono la Terra dalla fine degli anni ottanta e continueranno per molti anni fino al punto culminante in cui accadranno delle cose importanti per noi tutti e per il nostro pianeta. Si dormono le solite sei, otto, dieci ore ma al risveglio si è terribilmente stanchi come se non si avesse dormito, ci si sveglia senza ricordarsi nulla, potremmo chiamarlo “sonno buco nero”, i corpi sono stanchi, le gambe fanno male, le mascelle sono indolenzite, così i muscoli delle braccia, poi ci sono periodo di sogni vividi che non necessariamente hanno un significato e poi si ricade in questo “sonno buco nero”. 

D: Anche il tempo sembra scorrere in modo diverso, tutto è più accelerato…

MC: Si, anche la nostra concezione del Tempo è accelerata e ci sembra che tutto vada più in fretta. Quello che sta accadendo è un processo programmato migliaia di anni fa, quando non c’erano ancora i parametri di riferimento con la Terra che abbiamo ora noi. Noi oggi non abbiamo più bisogno di recarci nei luoghi sacri, come Egitto o Tibet, perché stiamo vivendo nel nostro soggiorno attuale ciò che quei luoghi sacri fornivano migliaia di anni fa.  Stiamo avendo un’iniziazione globale, un’iniziazione cosmica e progressiva che ci sta preparando ad un processo non ancora compreso totalmente dalla scienza e dalla fisica del ventesimo secolo, un processo senza rischio, molto naturale e a cui si sopravvivrà. Quello che sta succedendo al nostro corpo sta accadendo anche al nostro sistema solare, o meglio, poiché sta accadendo al nostro sistema solare e noi siamo in simbiosi con esso, anche il nostro corpo sta mutando.

D: Stai parlando del magnetismo terrestre?

MC: Sì, infatti, i campi magnetici della Terra stanno diminuendo molto rapidamente e drasticamente, sotto la sollecitudine di qualcosa di sconosciuto. Pensa a questi ultimi anni, queste immagini delle balene che piaggiano lungo le coste: poiché il magnetismo terrestre sta diminuendo drasticamente e poiché la Terra è circondata da una serie di linee magnetiche importanti che incrociandosi formano i suoi chakra, un po’ come i nostri meridiani energetici, così la terra ha i suoi meridiani energetici, dati dal suo magnetismo terrestre. Ma il magnetismo sta calando e di questi meridiani alcuni scompaiono, altri cambiano direzione, si spostano e questo è il motivo reale per cui migliaia di cetacei finiscono in luoghi che non sono loro deputati, perché il loro radar viene sviato. 

D: E a questo si legano allora, tutti i disastri ambientali che purtroppo sono avvenuti in questi anni?  

MC: Sì, i buchi nell’ozono, il decadimento di strati atmosferici, il surriscaldamento o il raffreddamento del pianeta e poi tutti quei nuovi virus, i nuovi batteri, le nuove malattie a cui il nostro corpo non sa come reagire. Nel dicembre del ’94 in Giappone ci sono stati 70 terremoti uno dopo l’altro e questo ha indotto gli scienziati a riconsiderare il modo in cui pensavano fosse strutturata la Terra.Se noi prendiamo una sbarra di ferro e ci avvolgiamo un filo di rame, facciamo scorrere in questo filo di rame la corrente elettrica, si formerà un campo magnetico che polarizzerà due poli, Nord e Sud. Se io inverto il flusso della corrente elettrica questa sbarra di ferro cui è avvolto il filo cambierà i poli: dov’è il Nord verrà il Sud e viceversa. I campi magnetici del nostro pianeta stanno decrescendo molto rapidamente, ma i campi magnetici si formano perché la Terra ruota e più velocemente ruota più forti sono questi capi. Quindi se è vero che i campi magnetici stanno diminuendo, la Terra sta rallentando il suo moto di rotazione, così velocemente che ogni anno all’Ufficio Nazionale delle misurazioni nel Colorado si devono regolare gli orologi al celio.  Dicono che se non si regolano gli orologi nell’arco di dieci anni quello che dovrà essere mezzogiorno diventerà la mezzanotte. .Secondo la curva del magnetismo terrestre data dai geologi siamo al punto più basso della magneticità planetaria in duemila anni. E la diminuzione non è lineare ma geometrica, a cioè più diminuisce più è veloce la diminuzione. 

D: questo i nostri corpi ne risentono in modo talvolta così estremo?


MC: Certamente.  Secondo i geologi ogni secondo che percepiamo la terra ha una piccola pulsazione elettromagnetica che gli antichi chiamavano “Il cuore pulsante della Terra”. Pulsa x numero di volte al secondo, un ritmo che storicamente è stato costante ed era di circa otto volte (herz) al secondo : questa è nota come la Risonanza di Schumann, scoperta negli Stati Uniti a Colorado Spring nel 1888. Dagli inizi del 900 alla metà degli anni Ottanta c’è stato un periodo con un ciclo di 7.8 herz al secondo. Le cellule del nostro corpo se ne sono accorte. Nell’86/87 è iniziato ad aumentare da 8 a 8.2, a 8.3 e nel ’94 era a 8.6. Oggi siamo all’8.9. (N.D.R.: molte fonti dicono addirittura 11!) La Terra pulsa più velocemente e il nostro corpo sta cercando disperatamente di armonizzarsi con queste nuove Questo sforzo che fa il corpo di sintonizzarsi sulla frequenza della Terra crea una serie di problemi all’uomo, anche mentali, lo vediamo leggendo i giornali, persone che impazziscono e fanno delle cose impensabili. 

D: Da anni circola all’ISPA, e non solo, questo volantino trovato nella Metropolitana di Parigi nel dicembre del 1991. Già allora era previsto tutto.


MC: Si, è quello intitolato “Un messaggio sugli imminenti cambiamenti della Terra”. Nessuno sa chi ce l’abbia messo, parla dei cambiamenti che stanno avvenendo sul nostro pianeta, di questa grande onda energetica che arriva dalla galassia e che sta mutando tutte le frequenze di tutto il sistema planetario e dei suoi abitanti. E del nostro corpo che sta cercando di mantenere la sintonia con la Terra.  Per questo anche ci sembra che il tempo vada più veloce, in realtà ciò che percepiamo sono le pulsazioni più veloci del nostro corpo che cerca di sintonizzarsi con la nuova frequenza terrestre. Ma quanto diventeranno veloci queste pulsazioni? Nella scienza della Geometria Sacra c’è una serie di numeri sovrintendono alla vita su questo pianeta. 1.1.2.3.5.8.13.21.34.55 e così all’infinito. Si chiama la Sequenza numerica di Fibonacci ,un matematico pisano del tredicesimo secolo che portò la numerazione araba in Italia. Nasce dalla somma dei primi due numeri tra loro che formano il terzo e poi dal secondo sommato al terzo che da’ il quarto e via. Dopo l’8 viene il 13, dovremo toccare 13 herz e il nostro corpo dovrà giungere a quella frequenza per essere in sintonia con il mutamento cosmico 

D: Ma tutto questo a cosa porterà? Non si potrà andare avanti all’infinito?

MC: Ci sarà il Punto Zero per il magnetismo terrestre e sarà di 13 herz, il punto di cui parlano da migliaia di anni tutte le maggiori profezie, chiamato in vari modi, Cambiamento, Punto di Svolta Epocale, Nuova Era. E’ il punto in realtà dove il tempo si ferma, poi riprende a scorrere , il punto di inversione dei poli magnetici, l’inizio della Nuova Era, cui si riferiscono Maya nel loro calendario, il 21.12.2012... Non sarà la fine del mondo ma la fine di un mondo, quello che noi oggi vediamo sia sul piano fisico che sul piano dei rapporti sociali ma il vero cambiamento sarà l’incontro dell’uomo con i suoi Fratelli Cosmici, un incontro con quella parte di noi stessi che avevamo dimenticato. In quel momento avremo ricevuto la più grande delle iniziazioni che l’uomo possa avere perché saremo di nuovo Uno con il Tutto. Perché tutti siamo stati creati ad immagine di Dio e ora la terra e l’Umanità dovranno elevarsi nelle vibrazioni superiori della Quarta e della Quinta Dimensione. Quindi dobbiamo vedere questo 2012 come un evento finalmente di svelamento e di comprensione di quella verità importante che ci appartiene e che noi abbiamo perso. 

D: E fino ad allora che cosa dobbiamo fare? Come possiamo prepararci a questo cambiamento? 

MC: Dobbiamo prendere consapevolezza che la vibrazione cambia, senza opporci ma agevolandola con la meditazione, quella specifica si chiama Merkaba, ma va bene qualunque tipo di meditazione; e con il corretto uso del pensiero, la più potente forza che l’uomo ha a disposizione: attraverso la meditazione e il nostro pensiero creiamo quella che oggi viene chiamata l’Ascensione.

Intervista a Marco Columbro


Magazine Psicodinamica n. 54 - 2012... Un'opportunità - Settembre/Dicembre 2006


Illustrazioni:
Tristan Schane, "Thing and Submariner"
Alvim Correa, "War of the worlds"
Rodney Matthews

Eric Joyner, "Scredbrds"

link | commenti (8) |
logos, tĂąke, tekne

martedì, 14 novembre 2006
Per Grazia (e) Ricevuta

Immaginavo che l’avrei visto da Ferrara, prima o poi. Ha fatto il libro.
Il volto scheletrico buca lo schermo e cala improvvido sulla mia cena.
Per un pischello emiliano degli anni Ottanta, non paninaro, era facile incappare in un concerto dei CCCP. Potentissimo punk “glocal”, con impianto teatrale. Sul palco un mimo, Fatur, e quella miscellanea di creste, messainscena filosovietica e decadentismo industriale. Produci-consuma-crepa, Emilia paranoica, dammi una mano ad incendiare il piano padano. Punk-islam, islam-punk. Noia, curami, affinità e divergenze col compagno Togliatti. Ortodossia. E tutti a pogare. Un pogo quasi insostenibile, tra creste, chiodi e bestioni proprio incazzati. C’era sangue. Anche se già s’intravedeva una vena sufi, derviscica, da litania salmodiante. Con il crollo dell’URSS i CCCP diventano CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), chiamandosi come la nuova confederazione russa di Eltsin. Geniali, e con un gran suono. Dai Litfiba arriva Gianni Maroccolo al basso. L’Emilia era quella “sazia e disperata” del cardinale Biffi, e il misticismo cresce.
Ora Giovanni Lindo Ferretti è il monaco devoto. Il dolore l'ha riportato a Dio, Ambrogio Sparagna gli ha affinato l’impianto liturgico, ed ecco pronto il perfetto ospite di Ferrara. Sono arcaico, detesto la scienza anche se mi ha salvato la vita. Della mia storia non rimpiango nulla, è la storia della mia gente. Faccio parte di una catena, e se non c’è la vita ultraterrena io non ho valore. Conservo il gusto per il disgusto, da bravo punkettone. Ma amo la liturgia, non sono cantante, sono cantore. Arrivo al divino tramite i miscredenti, e non grazie ai preti, purtroppo. Disdegno il conformismo, i benpensanti. Giuliano guarda Ritanna. Contro i benpensanti, come papa Ratzinger. Uh, come mi piace tutto ciò, e i cavalli, ci dica dei cavalli. Cavalca a pelo, no? Sì, per essere in rapporto energetico con l’animale. L’uomo mette l’intelligenza e l’animale l’energia. Mi commuove il tramonto. L’altra sera, sulla collina, mi fumavo una sigaretta contemplando il cielo, vicino a me tre cavalli si
rotolavano nell’erba con il vapore trasudante che usciva dai loro corpi. Erano delle centrali energetiche potenti, nell’erba, nel sole. Ecco Dio. Ritanna gli chiede della nonna, citata nel libro. Questo ideale di donna emiliana, molto presente. La donna è tutto, dice lui, nella società patriarcale sosteneva la famiglia, con la sua forza. La famiglia, la forza. Ferrara deve intervenire. Guarda che non pensa alla donna moderna che dici tu, Ritanna. È la dignità della donna arcaica. Sì, sono arcaico, ribadisce Giovanni Lindo. Sono sostenuto da una dimensione verticale della vita.

Il vino emiliano mi scalda, insieme al fascino ammirato per questa verticalità. Quasi invidio il coraggio, la vivacità, il vitalismo di tutti questi che tornano indietro, perché l’avanti non lo capiscono o lo trovano superbo. Sono estremi ma potenti, da sempre avanguardie. E ora si sentono retroguardia, visto che dobbiamo tornare indietro. Sono rinati. Cavolo, è una cosa grossa. La trasmissione, ovviamente, ha la sua chiosa politica. Sì, alle ultime elezioni ho votato centro-destra, sorride Giovanni Lindo. Ferrara trasuda gioia, come i cavalli al tramonto. Per me è stato un ritorno a casa. Perché la mia famiglia è di antica impronta cattolica, antifascista e anticomunista, e fu quasi costretta dal conformismo emiliano a votare PCI. Il compimento del percorso, il ritorno a casa. Già. Freud, la vendetta contro il padre-padrone metaforico. Il partito era ortodossia. Per rimuoverlo ci vuole un'altra ortodossia, che aiuti a ritornare alla madre-terra, madre Emilia. Il principio di libertà passa attraverso l'emancipazione dal padre. Ferrara ne sa qualcosa. Very interesting.
Mi verso un altro bicchiere.
Cambio canale. Sull’ammiraglia Mediaset c’è “Paparazzi”. In prima serata. Mi sovviene che è la rete di quello per cui ha votato Giovanni Lindo, nel suo “ritorno a casa”.
Milioni di persone non hanno potuto contemplare il tramonto coi cavalli
, ieri sera. Niente Papa Ratzinger, gli tocca “Paparazzi”.

Dimensione verticale della vita, già.
Però, mi tengo un po’ di sana orizzontalità emiliana. A me, mia nonna e mia madre hanno passato altre cose. Compreso un grumo di ideali non soggetto al morphing.

Finisco il vino e lavo i piatti.





Illustrazione d'apertura: Bo Bartlett, "Dreamland"

link | commenti (15) |
polis, ethos, aedos, tĂąke, biblos, tekne

venerdì, 06 ottobre 2006
A tutto tondo

si guarda il mondo.
Sono costretto ad accogliere in casa due simpatiche lumachine, vittime di un delirio prematerno.
Marco Lodoli, su Diario, propone il Nobel per la Pace a Mario Tronco, l'ideatore de L'Orchestra di Piazza Vittorio. Per nulla delirante.
In altri tempi, ieri sera, mi sarei incazzato
con Vespa. Effetto frantoio, da Nobel per la pace dei sensi. Viscido per viscido, mi tengo le lumache.
In altri tempi, poi, a veder in edicola solo certi quotidiani avrei riflettuto sui parassiti. Esseri che si nutrono della vitalità altrui. Stamattina, guarda caso, ho conosciuto la figura di Manuel Eskin Patarroyo: un eroico ricercatore colombiano che ha scoperto il vaccino contro la malaria amazzonica. Poi ha rifiutato un milione di dollari da una multinazionale e ha regalato il brevetto al suo paese, chiamando il vaccino "Colombia". Ora sta studiando il vaccino contro l'Aids e la tubercolosi. Nel caso scovasse qualcosa, ha già messo il veto al suo sfruttamento industriale. Direi, facciamo il tifo, se non suonasse male.

Fa piacere sapere che qualcuno continua a lottare contro i parassiti, mentre io cambio l'erba alle lumache.


Debra Goertz, "Soon"



link | commenti (7) |
polis, tekne, da la dentro

mercoledì, 04 ottobre 2006
Anguille




















Dopo la quinta puntata di Matrix sull’argomento undici-settembre e la svolta di Deaglio, mi sorge un dubbio.
Siamo in piena trappola, linguistica e comunicativa? Sta montando la contro-contro-informazione. Ora scatterà la contro-contro-contro-informazione?
Già Michael Moore mi dava quest’impressione, da vicolo cieco. Di essere usato, come un paradosso che ricompatta di per sé l’ortodosso. Nell’era dell’espansione orizzontale dei concetti, è difficile secretare le cose e impossibile non farlo. Capisco l’imbarazzo di chi gestisce “patate bollenti”. Come reagire ai dubbi crescenti sulla versione ufficiale? In due modi, simultanei. Parcellizzare: scomporre la verità/o la menzogna a pezzettini - emblematici i rottami dell’aereo sul pentagono, su cui si discetta da anni - e si lascia che tutti sbocconcellino, seguendo i loro ritmi digestivi. Secondo sistema: aprire i boccaporti
, buttare fuori tutto, che le verità sguscino nel mondo come anguille nello stagno. Si mischieranno a mille altre cose: fango, detriti, pesci più grandi, più piccoli. Le anguille, alla fine, non le vedremo più. Con il controllo dei media si tirano le fila, e il risultato è quello di sempre.
Un esempio. Ieri, Mentana ha mandato in onda un servizio sui deliri complottistici di alcuni media islamici. Un mix di filmati dedicati a congiure del Mossad, toni da propaganda guerresca, ecc. All’interno, si vedeva passare una foto giovanile di Bush con sotto la scritta “Skull&Bones”. Si tratta di una società segreta degli studenti di Yale, che giurano fedeltà a precisi ideali sul teschio di Geronimo. Secondo la logica della CCI (contro-contro-informazione) far passare questa notizia in quel contesto delirante, significa distruggerla. Scivola, niente approfondimento, delegittimata. Uno a casa dice: “Ma dài, Bush nella setta del ‘teschio e delle ossa’?!”, e me lo vengono a spiegare quei fanatici deliranti. Cos’è, Harry Potter?!”.
Problemuccio. Bush fa davvero parte di quella setta, e pure John Kerry. Questa sarebbe una replica da CCCI (contro-contro-contro-informazione).

Ce la meniamo sul “pezzettino”, il rottame di aereo. Si cade in trappola, e l’anguilla sfugge. Come catturarla?
Niente da fare, cambio percorso.
Al “come” preferisco il “dove”.
Lassù. Dove i concetti sono più grandi e la politica sostituisce la tecnica. In quel posto dove si torna indietro nel tempo. E si vede questo presidentucolo eletto dalla Corte Suprema anziché dal popolo. Delegittimato, fischiato dalla folla. E ancora indietro di qualche mese, al più grande movimento di consapevolezza mondiale mai esistito soffocato in un bagno di sangue e cronaca, a Genova. Più indietro, al documento di coloro che avrebbero risollevato Bush, che preconizzavano la “nuova Pearl Harbour” come incipit del nuovo secolo americano.
Ancora più indietro, a Oslo, Rabin e Arafat che si stringono la mano sotto lo sguardo di Clinton. Tre laici e quel patto, quell’effetto a cascata che poteva segnare una svolta, di Rinascimento, di progresso planetario. Poi, i tre verranno distrutti, in tre modi diversi.
Ancora più indietro, gli anni in cui nasce Hamas, e gli Hezbollah.
E più in là, le radici politico-rivendicative di quello che percepiamo come medioevo islamico. Un ircocervo che sembra pianificato a tavolino, stato per stato, barba per barba, dollaro su dollaro.
Non dico di risalire fino al Watergate, a quello che c’era davvero sotto e che nessuno sa. Ovvero i bombardamenti a tappeto degli americani sulla Cambogia, dal sessantanove al settantatre, che provocarono 500 mila (sì, proprio così!) morti. La cosa fu “ultrasecretata”. Ma Nixon temeva che i democratici ne fossero venuti a conoscenza, con prove documentali. Ecco perché mandò una squadra di avi della telecom nella loro sede.
Lasciamo perdere la Pearl Harbour originale, poi.
Insomma, c’è la Storia dietro, non solo rottami.
Già riecheggiavano qui le profetiche parole di Edgard Morin:
“È disgraziatamente Cartesio ad avere detto che il modo di risolvere una difficoltà consiste nel separare il problema 'in pezzettini' e di risolverli uno dopo l'altro. Facendo così, non si risolve niente! Al contrario, un altro francese contemporaneo di Cartesio, Pascal, diceva in modo profondo: tutte le cose sono causate e causanti, sono tutte unite da un legame che unisce impercettibilmente le più lontane le une dalle altre. Ed è per questo che considero impossibile conoscere le parti se non conosco il tutto e considero impossibile conoscere il tutto senza conoscere bene le parti. E' di questo tipo di pensiero che abbiamo bisogno in politica e, nel caso specifico, significa che tutto deve essere riallacciato al contesto cui si riferisce.”


Ecco il concetto da imporre: l’undici settembre non è il punto di partenza del nuovo secolo. Troppo orrido e scontato. È - deve essere - il punto di arrivo del vecchio. Difficile da ammettere, ma è così.
Ecco la terza via, tra la teoria complottarda e quella ufficiale.
Chi l’ha organizzato davvero?
Nessuno, ciascuno. Era nei fatti.

Tutte le anguille del Novecento si sono date appuntamento a New York, quella mattina.




in apertura: Bo Bartlett, "History lesson"






link | commenti (9) |
polis, logos, tekne, verso nairobi

lunedì, 25 settembre 2006
Datemi un martello

Ogni periodo ha la sua musica.
Ieri, il mio spacciatore di fiducia mi ha rifilato due dosi. Sulla prima si andava sul sicuro, roba testata e di qualità.
Ma la seconda dose mi ha preso alla grande. Droga già sperimentata, vecchia, anzi, vecchissima. Ma tagliata in un modo… Mi ha ricordato un altro trip, vissuto mesi fa. Da sballo!















N
on sono un suo grande fan. Ma qui il Boss si è buttato in un’opera davvero avvolgente, con tanti livelli di lettura. Bluegrass anni Venti, acustico, un pugno di folk-song dimenticate dagli uomini, certamente non da Dio.
Oltre al cd c’è il dvd. Vedere la sua smorfia ispirata, con la masticatura al contrario, concilia con tante cose. Con l’America, per esempio.
Springsteen si dimostra artista sensibile, in cammino. A volte procedere significa guardarsi indietro, scavare il terreno inquinato dalla piacioneria “pop” in cerca delle radici. Che lui trova nelle vecchie storie, quelle dure, di personaggi ruvidi. Banditi e ferrovia, operai che scavano canali, immigrati irlandesi, predicatori con Bibbia e pistola. Quello di cui è fatta l’America. Basta scorrere la lista dei titoli e ascolticchiare. “Erie Canal”, datemi retta, è un vero capolavoro.
C’è un altro livello di lettura. Quello politico. Perché radice è anche verità. La verità della leggenda. Il nostro paese è fatto così, viene da lì – sembra sussurrare il Boss, col cuore in mano – non dallo sventolìo di bandiere e menzogne.
Fa i conti, con serenità. Ecco, sì. Un sereno, grintoso, rendiconto.
Personaggi, dicevo. Uno svetta nel mio immaginario da almeno vent’anni. La prima storiellina sceneggiata aveva lui come protagonista.
John Henry, l’uomo che sfidò la macchina. Felici coincidenze me lo fanno incrociare spesso, a partire da un libretto illustrato che sfogliavo da ragazzino.
John Henry, railroad-man. Il mito del sindacalismo americano e della lotta per l’emancipazione razziale. Come il gigante Paul Bunyam lo era stato per i boscaioli del nord. La tradizione orale segue il ritmo delle pesanti accettate sui tronchi o dei binari della ferrovia, montati un pezzo alla volta, sotto l'incedere delle hammer-song. Poi, il racconto si fa canzone, che passa di bocca in bocca. Leggenda narra che nel 1870, in Alabama, due compagnie concorrenti si contendessero la realizzazione del “Big Bend Tunnel”. Una delle due usava perforatrici meccaniche, l’altra il duro lavoro dei martellatori. John Henry, al soldo della seconda, viveva la frustrazione di vedere i suoi compagni a rischio di licenziamento. A un certo punto, esasperato, impugnò due martelli e decise di sfidare la trivella meccanica. Una disperata ed emblematica gara. La vinse, sotto gli occhi increduli dei compagni e della moglie. Ma lo sforzo gli schiantò il cuore e morì tra le braccia della sua Pollie-Ann…

He hugged and kissed her just before he died,
Saying, “Pollie, do the very best you can.”
John Henry’s woman heard he was dead,
She could not rest on her bed,
She got up at midnight, caught that No. 4 train,
“I am going where John Henry fell dead.”
They carried John Henry to that new burying ground
His wife all dressed in blue,
She laid her hand on John Henry's cold face,
“John Henry I’ve been true to you.”


"Pollie, fai il meglio che puoi."
"Sono stata sincera con te, John."
Come la musica di questo disco, umile e contagioso.
Il meglio che poteva fare un uomo libero.




illustrazione d'apertura: Jon DeMartin, "The Ghost of John Henry"



link | commenti (20) |
aedos, epos, tekne

martedì, 05 settembre 2006
SarĂ  la musica che gira intorno...

"Il versificatore, una macchina descritta da George Orwell nel suo 1984, generava musica per le masse infelici. Nel 1949, quando fu pubblicato il romanzo, l'idea di eliminare l'uomo dal processo creativo che porta a comporre la musica sembrava fantascienza. Oggi, invece, alcuni programmatori stanno lavorando in un nuovo campo della ricerca chiamato analisi musicale, e stanno sviluppando dei software capaci di prevedere quali canzoni diventeranno dei successi (...) "Le canzoni corrispondono a un numero limitato di equazioni matematiche", spiega Mike McCready (…) I software di analisi musicale sono in grado di rivelare somiglianze sorprendenti nei parametri di fondo di due brani di epoche differenti (…) Secondo il software della Platinum, Music Science, diversi successi degli U2 hanno molte somiglianze con alcune composizioni di Beethoven (…) I nomi dei principali clienti sono trapelati: Capitol records, Universal music group, Sony music, Emi e Casablanca records.

A volte le etichette nascondono anche ai loro artisti il ricorso a un sistema di analisi musicale per decidere quali singoli promuovere."

(su Internazionale, un articolo dall'Economist)


illustrazione di Gunnor Petersen, "Pictorial Rewiew" (1955)



link | commenti (10) |
aedos, tekne

giovedì, 24 agosto 2006
Due lucidi profeti

Quello che riporto qui sotto è stupefacente. La trascrizione (non sempre perfetta) di un dialogo tra due immensi protagonisti del pensiero contemporaneo, avvenuto quindici anni fa in televisione.


Stampatevelo, contestualizzatelo, leggetevelo, rifletteteci. Vi prego, fate questa fatica, ne vale la pena. Perdete tempo, per guadagnarne.
Dal mio punto di vista, in Ripensare la Politica c'è dentro tutto.


In qualche misura anche il servizio che ho intercettato su una satellitare, un paio di settimane fa. La manifestazione al Billionaire, la rivolta dei vip contro la tassa sul lusso di Soru. Con Simona Ventura che esce dalla limousine, in lustrini e pailettes e sentenzia: "Se c'è da lottare per una giusta causa, io ci sono!"

Per prepararmi all'autunno più intenso della mia vita, riprendo il concetto di Holderlin: "Là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva".

Bentornati.





in apertura: Bo Bartlett, "Destin"



link | commenti (16) |
polis, demos, pathos, ethos, aedos, logos, epos, tùke, biblos, sofìa, orao, tekne, dàimon, da la dentro

lunedì, 17 luglio 2006
the Corporation

L'altra notte, su Rai Tre, ho visto un film davvero istruttivo. Sapevate che le schedature dei campi di sterminio nazisti furono pianificate dalla Ibm di New York, con tanto di contratto firmato? E che la Fanta fu inventata apposta per Hitler, al fine di aggirare l'embargo alla Coca Cola? Davvero conoscevate la lotta del popolo boliviano contro un'azienda americana che voleva privatizzare l'acqua? Sapevate che la Fox ha rifiutato di mandare in onda un servizio giornalistico in cui si dimostrava l'inquinamento del latte da parte della Monsanto? E che per questo gli Americani bevono un latte schifoso? Siete consapevoli delle tecniche di persuasione all'acquisto su scala planetaria, subliminali e non? E i parchi divertimento, i quartieri pianificati da aziende, coi laghetti e le paperette e funzionari sorridenti?

Bene, recuperate questo gioiellino canadese. Un brividino vi percorrerà la schiena.

Il punto è: del nostro paese che sappiamo? Quali sono, e come si muovono le "Corporations de noantri"?

Parto io, segnalando un primo dato. Mediaset non avrebbe MAI trasmesso quel film. Troppi laghetti e funzionari sorridenti.



Earl Blossom, "Four men hoisting crate with coins"


link | commenti (25) |
demos, logos, tekne

 

In edicola

Le vignette di elle©ì

Foto

Ny 04

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from lorenzo calza. Make your own badge here.

Musica

Oroscopo

scorpione

Feeds

bloggers for equity

Amnesty International AMREF
Emergency Medici senza frontiere

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte