Stanotte, in tivù.
Durante una manifestazione della destra americana, uno ha sollevato un poster con la scritta "Obama Care" e la falce e martello al posto della "C". Poi c'era un'immagine di Obama rappresentato come selvaggio, seminudo tra piume e banane e una serie di scritte in slang da savana, compreso un Bi(n)g Bang che mi è parso un richiamo al celebre "Bingo Bongo" con annessa critica al razionalismo evoluzionista e al Big Bang.
Un semiologo potrebbe studiare a lungo quel manifesto e ciò che rappresenta.
Disgustato, mi sono ritirato nella mia seduta preferita. Ho aperto un libro a caso: "Tutti i racconti western" di Elmore Leonard (Einaudi-stile libero) e mi sono letto l'ultimo, sempre casualmente. Giuro. S'intitola "Il ritorno dell'eroe".
Bo Catlett, uomo di colore reduce dalla guerra Ispano-americana a Cuba, arriva ferito in un paesello del sud per incontrarsi con il capitano Early, eroe di guerra per meriti acquisiti durante la conquista di una collina. Mentre Catlett aspetta, i cow boys lo bistrattano. Nessuno crede che un negro possa aver combattuto per il Paese. Al massimo quelli potevano badare al bestiame, o uccidere animali selvaggi con una lancia. Un cow-boy più ubriaco e razzista degli altri lo sfida a duello. Catlett recupera lucidità e orgoglio e accetta, però l'arma la deve scegliere lui. Sfodera una sciabola che attesta la sua presenza in battaglia lasciando tutti brasati.
Alla fine arriva il capitano Early, abbraccia Bo e si riprende la sua spada. In verità lui era stato stato ferito alle chiappe bianche, furono le chiappe nere di Catlett a conquistare quella collina al posto suo.
Dialogo finale tra il soldato e il capitano, eroe suo malgrado:
- Me la dice una cosa? A cosa serviva, questa guerra?
- Perché abbiamo combattuto gli spagnoli, intendi?
- Già, me lo dica.
- Per liberare dall'opressione la gente di Cuba. Sollevarla dalla dominazione spagnola.
- Ah, proprio come pensavo io.
- E sei andato in guerra senza sapere il perché?
- Più o meno lo sapevo, - disse Catlett. - E' solo che non ero sicuro.
***
Quel manifesto, questo racconto. Un chiaro esempio di sincronicità junghiana, che volevo condividere.
Perché a me mette i brividi.

Sabato sono tornato nella mia vecchia Piacenza. Nella via dove abitavo. Ero l'unico italiano a camminare per strada. Un brulichio nuovo, soprattutto di bimbi. Dai negozi di telefonia, ai discount etnici, a quelle mille facce indaffarate, giovani, vitali. Erotizzate. Dal nero ebano agli slavi diafani, passando per i suoni gutturali del maghreb. E i perdigiorno sulle panchine, tutti uomini, straniti dalle prime canottiere femminili della primavera. Così simili a quelli che ho visto in Tunisia al cospetto delle turiste. Certo, c'è da chiedersi come si fa. Come si potrà mai fare. E rileggendo la Fallaci delle cronache americane, oggi, a freddo, avrei voglia di leggere anche l'ultima Oriana, quella del grido livoroso. Che alla fine, rispondeva a suo modo alla stessa domanda. Guardate cos'è successo, e adesso, che facciamo?
Camminando mi sono ricordato di me più ragazzino, a com'era tanti anni prima, sotto la statua della lupa che allatta Romolo e Remo. Le passeggiate notturne, gli amorazzi, la bicicletta, quel distributore di sigarette, dopo il calcetto, prima d'imbucarmi nel solito locale dove potevo salutare la mia gente. Quelli con cui si parla in dialetto o che conosci dalle elementari. Quelli della provincia, palliducci e compressi. La vita lineare, fatta di emozioni orizzontali, in una delle tante bomboniere, le antiche città-madri dell'Emilia. Sabato, i piacentini che riconoscevo sul mercato sembravano pesci fuor d'acqua, straniti, frigidi, salmoni controcorrente nella fiumana nuova. Il fiume è tracimato. So come andranno le prossime elezioni, è scontato, scritto in quegli sguardi e in quello che si portano a casa. Il fiume ha fatto crollare una sezione del ponte. Ma non tutto.
A mezzogiorno, sulla scalinata del duomo c'erano sedute delle donne col velo, al sole. Il mio piccolino le guardava, e poi si è messo a giocare con i loro bambini, correndo sul sagrato.
La retorica avrà certe tinte pastello, ma non cogliere la portata di tutto ciò ha un colore unico, sempre quello.
Il grigio indistinto di chi non vive tra la gente, non lo fa davvero. Di chi ha il cervello e il sesso di plastica. Altroché balle. Non disperate. E' dura, sembra finire tutto quello che portavamo dentro, travolto da come è cambiato il fuori. Un fuori che a volte diventa minaccioso al calare delle tenebre. Ma che il sole, chissà come rende fulgido, virtuoso.
La notte, le tenebre, lasciamole ai professionisti. Riprendiamoci la battaglia del giorno. E occhio ai toni e alle attitudini, anche tra noi. Ci vogliono convincere che si sta scrivendo il libro dell'Apocalisse. Mentre, forse, brilla la Genesi.
Fate i figli, votate quel cazzo che volete, ma all'interno della scelta di fondo. Senza affondare. Ricostruite il ponte di barche, con tutti.
Lasciamoli vincere, gli ottenebrati, lasciamoli vivere la loro sconfitta mascherata da trionfo, la loro festa che ricorda il girare a vuoto intorno al fuoco dei nani di Herzog. Stiamo pronti, con dolcezza, ironia e schiena dritta. Fanculo alla destra, a quel groviglio di merda che c'hanno nella testa e nella banalità orizzontale della loro vita. Che di sacro ha nulla.
Nulla.
Erotizziamoci, lasciamoli frigidi e sterili.
La strada è bella chiara, fin da quella notte in cui il direttore del Corriere della Sera andò a letto convinto che avrebbe vinto McCain, perché l'altro non aveva capito l'America profonda. Poi, venne il giorno…

11:18 Cariche di alleggerimento davanti al Senato
11:17 Gelmini annulla presenza a inaugurazione Lateranense Il ministro della pubblica Istruzione non parteciperà, come previsto, all'inaugurazione dell'anno accademico della Pontificia università leteranense, a Roma, per motivi di sicurezza: lo riferisce l'ufficio stampa dello stesso ateneo. Il ministro, a quanto risulta, è stato scortato dal Renato al ministero per evitare contestazioni.
11:16 Napolitano esce da Montecitorio.
Studenti: "Non ci lasciare soli" Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lascia palazzo Montecitorio dove ha presenziato al convegno "La Grande Guerra nella memoria italiana" e da dietro l'obelisco della piazza, dove una settantina di studenti fanno lezione all'aperto in polemica con il decreto sulla scuola, si leva un lungo applauso. "Non ci lasciare soli, Presidente" gridano alcuni. Dall'interno dell'auto, Napolitano guarda e risponde con un saluto.
11:15 Senato, dal Pantheon arriva altro corteo
"Non siamo stupidi, siamo informati. Rivogliamo la nostra scuola": gridando questo slogan un mini corteo di studenti delle superiori, capitanati dai liceali dell"Amaldì si sta recando dal Pantheon a corso Rinascimento per unirsi ai manifestanti che sono già lì da stamani. "Non facciamo parte di nessuna associazione studentesca - spiega uno degli studenti - siamo alunni di un liceo scientifico e questa riforma non ci piace proprio ".
11:14 Senato, striscione in strada dei senatori Idv
In strada, davanti al Senato, appena i parlamentari di Idv alzano uno striscione con sotto scritto "se passa la Gelmini, referendum!" gli studenti rispondono in coro "referendum, referendum!" e annunciano: "proseguiremo la lotta nelle scuole e nella università".
11:13 Roma, corteo verso il ministero dell'Istruzione
Un corteo di due-trecento studenti tra quelli di 'Roma Tre' e di alcuni licei come il 'Socrate' o il 'Torricelli' sta marciando su viale Ostiense verso il Ministero della Pubblica Istruzione e poi al Senato. 'Stiamo arrivando, ministra, stiamo arrivando', urlano gli studenti che ripetono 'non siamo ne' di destra nè di sinistra ma siamo tutti contro la ministrà. Un mega striscione, lenzuolo bianco e scritta in rosso, recita: "la scuola pubblica non si tocca: ministra vattene".
11:12 Senato, scesi con gli studenti tutti i parlamentari dell'opposizione
Tutti i 119 parlamentari del Pd e i 14 dell'Idv sono scesi in Piazza per parlare con gli studenti.
11:11 Finocchiaro parla con studenti.
Applausi e richiesta referendum Applausi e una richiesta corale che si giunga ad un referendum. Questo il faccia a faccia tra il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro e gli studenti che stanno manifestando davanti a Palazzo Madama. Subito dopo il voto un gruppo di senatori del Pd e Dell'Idv, guidati dalla stessa Finocchiaro sono scesi in strada per incontrare gli studenti. Tra loro anche il ministro ombra della Pubblica Istruzione, Maria Pia Garavaglia.
11:10 Tafferugli a Milano, cariche della polizia
La polizia ha caricato la testa del corteo degli studenti di liceali milanesi che, attraverso Brera, si sono mossi verso il centro di Milano. Adesso si trovano in Via San Paolo e stanno tentando di raggiungere Corso Vittorio Emanuele. La carica è avvenuta dopo che gli studenti, lungo il percorso, hanno lanciato petardi, uova e zucche in direzione delle forze dell'ordine. Tenteranno di raggiungere Piazza San Babila.
11:09 Rete studenti: "Il voto del Senato non ci fermerà"
"Il voto del senato non ci fermerà. Manifestazioni sono in corso in tutta Italia, gli studenti non fermeranno la protesta che continuerà ad essere pacifica, trasversale e non violenta". Lo afferma in un comunicato il portavoce della rete degli Studenti: "Domani attesi migliaia di studenti per il corteo studentesco unitario che seguirà quello dei sindacati e partirà da piazza Esedra alle 9,00. Il corteo di domani è una prima risposta all'arroganza di questo governo: saremo tantissimi per dire al governo che deve tornare indietro, la Gelmini passa in Parlamento ma non passerà nelle nostre scuole e nelle nostre università".
11:07 La protesta degli studenti in onda su Deejay
Arriva anche sulle frequenze di Radio Deejay la protesta degli studenti milanesi contro la Riforma Gelmini. Proprio mentre il Senato approvava il decreto, quattro universitari della Statale, della facoltà di chimica, filosofia e geografia, sono stati ospiti del fortunatissimo programma "Deejay chiama Italia" condotto da Linus e Nicola Savino. Gli studenti hanno presentato i motivi della protesta contro i tagli e annunciato dalla radio le prossime iniziative: la manifestazione di domani mattina che partira' dalla Statale alle otto sotto lo striscione "Università chiama Italia" e quella nazionale a Roma il 14 dicembre.
11:06 Gelmini: "Si cambia. Si torna alla scuola della serietà"
"La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Il ministro ha ricordato che "provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l'introduzione dell'educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l'introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani". "Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento", ha concluso.
11:02 Uds: "Proteste continueranno"
"Tutti gli studenti, uniti nella battaglia comune per la difesa del sistema formativo pubblico, proseguiranno nelle loro proteste, come sempre pacifiche e non violente, contro lo smantellamento del sistema formativo pubblico italiano". E' quanto afferma l'Unione degli Universitari ricordando che le proteste continueranno in tutta Italia, oltre al sit-in sotto Palazzo Madama.
10:54 Pd e Idv in piazza con studenti.
Finocchiaro parla con studenti Subito dopo il via libera del Senato al dl Gelmini i senatori del Pd e dell'Italia dei valori scendono in piazza con gli studenti, che da ieri manifestano sotto palazzo Madama. In testa al gruppo dei senatori c'è la capogruppo del Partito democratico Finocchiaro che, dopo aver letto in aula una lettera di alcuni studenti che aderiscono alla protesta, si intrattiene a parlare con alcuni di loro.
10:52 Studenti davanti al Senato: "Noi da qui non ce ne andiamo"
"Noi da qui non ce ne andiamo, Gelmini, Gelmini vaffa". Così gli studenti assembrati sotto Palazzo Madama hanno reagito alla notizia che è diventata legge la riforma Gelmini. "Continueremo al nostra lotta nelle Università e nelle scuole", proseguono gli studenti che intanto a migliaia hanno invaso la zona attorno al Senato fino a Corso Vittorio e Piazza delle Cinque Lune.
10:50 Lotta studentesca: la protesta non si fermerà
"Ci state rubando il futuro, state distruggendo l'avvenire di milioni di giovani e credete di poterlo fare impunemente". Lo scrive in una nota il movimento giovanile Lotta studentesca vicino a Forza nuova. "Noi non ci stiamo, pretendiamo di avere voce in capitolo per quanto concerne l'istruzione e siamo disposti a tutto. Nessuno si illuda - si legge in una nota - che la protesta si fermerà". Intanto questa mattina i militanti di lotta studentesca hanno occupato l'istituto tecnico commerciale 'Riccati' di Treviso.
10:48 Milano, studenti Statgale a radio Deejay
Un gruppetto di 12 studenti dell'Università degli Studi di Milano si sono presentati oggi alle 10 sotto la sede di Radio Deejay, sventolando uno striscione che recita 'Universita' chiama Italià per chiedere di poter esporre le ragioni della protesta contro i tagli all'università durante la trasmissione 'Deejay chiama Italia' condotta in diretta radio e tv da Linus e Nicola Savino. Dopo una breve trattativa sono saliti negli studi quattro ragazzi di cui uno prenderà la parola durante il programma.
10:47 Potenza, migliaia in corteo verso università
Alcune migliaia di studenti delle scuole superiori di Potenza stanno percorrendo in corteo alcune delle principali vie della città: la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola si concluderà nella sede di rione Francioso dell'Università degli Studi della Basilicata. Il corteo sta provocando disagi al traffico cittadino. Gli studenti hanno mostrato striscioni e cartelloni contro il provvedimento.
10:46 Striscione Idv in aula Senato: passa dl, ora referendum
Subito dopo l'approvazione del decreto Gelmini sulla scuola, salutato con un lungo applauso dai banchi della maggioranza, i senatori dell'Italia dei valori espongono in aula uno striscione in segno di protesta. Sopra c'è scritto: "passa la Gelmini, referendum!". La protesta dell'idv dura qualche secondo, i senatori, prima che intervengano i commessi, mettono subito da parte lo striscione. Al momento della votazione, tra i banchi del governo strette di mano tra il ministro Gelmini, visibilmente soddisfatta, e i ministri in aula tra cui Bondi, Sacconi, Calderoli e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanardi.
10:44 Trento, occupata sociologia
La facoltà di Sociologia dell'Università di Trento è stata occupata dagli studenti a partire dalla nottata. La decisione è stata presa al termine di un'assemblea, a cui ieri sera hanno partecipato anche rappresentanti di altre facoltà. A dormire nella struttura sono stati una trentina di giovani di Sociologia, più qualche singolo studente di altre facoltà, quali Giurisprudenza, Lettere, Scienze cognitive, Matematica ed Economia. La didattica non è stata bloccata, ma vengono proposte lezioni alternative e lavori di gruppo.
10:44 Senato blindato
Prosegue incessante l'afflusso degli studenti nella zona di Palazzo Madama e il Senato è praticamente assediato. Migliaia di ragazzi si sono posizionati a corsia Agonale, a piazza delle Cinque Lune e su corso Rinascimento, circondando di fatto il Senato da tre lati. Imponente lo schieramento delle forze dell'ordine che bloccano con dei mezzi blindati l'accesso a piazza Madama.
10:42 D'Alia: "Da oggi le famiglie hanno un problema in più"
"La scuola, l'università e la formazione italiana non sono patrimonio di questa o quella parte politica. Sono l'anima della nazione, e sono di esclusiva proprietà delle famiglie italiane, che oggi avranno un problema in più: quello di far fronte, con le ridotte risorse economiche a disposizione, ai danni che sta facendo la maggioranza con questo decreto". Lo ha affermato nell'Aula di Palazzo Madama il capogruppo dell'Udc-Svp-Autonomie, Gianpiero D'Alia, nel corso della dichiarazioni di voto sul decreto Gelmini.
10:36 Senato, approvato il dl Gelmini
Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge.
10:36 Milano, corteo in San Babila
A Milano, secondo quanto riferito dai collettivi studenteschi, è previsto per le 11 circa un concentramento delle scuole superiori milanesi in piazza San Babila dopo un primo appuntamento in largo Cairoli. Da San Babila, il corteo non autorizzato degli studenti dovrebbe dirigersi fino a piazza Cadorna, anche se rimane ancora incerto il tragitto e la meta della manifestazione. Questa mattina alle 9 circa, gli studenti di Kandinsky e Agnesi si sono riversati in piazza XXIV Maggio bloccando il traffico per alcuni minuti e la stessa cosa hanno fatto a piazzale Lotto Boccioni, Conti e Vittorio Veneto. Al Manzoni invece, scuola occupata e gruppi di studio, dibattiti e lezioni autogestite con professori e studenti per discutere del decreto prima di unirsi al corteo. Più di 500 studenti del Carducci, infine, hanno partecipato, sempre intorno alle 9, a una lezione collettiva in piazza Bacone, anche loro prima di dirigersi al concentramento.
10:34 Senato, continua l'assedio degli studenti
Prosegue l'assedio degli studenti di fronte al palazzo Madama dove si sta votando il dl Gelmini. Più di un migliaio i ragazzi che riempiono lo stretto budello che separa l'ingresso del Senato da Piazza Navona e una parte di loro ha invaso con striscioni e manifesti multicolore la storica piazza romana. Molti sono entrati anche su corso Rinascimento. Si tratta, soprattutto, di studenti di licei romani ma non mancano giovani ricercatori universitari in camice bianco, genitori e docenti. Sfidando incuranti la pioggia, che a intermittenza anche oggi sta battendo su Roma, gli studenti cantano i loro slogan e stanno mettendo in atto una rumorosa protesta.
10:31 Finocchiaro legge in aula messaggio degli studenti dell'Orazio
"Onorevole Presidente del Senato onorevoli senatori, oggi nelle vostre mani non vi è un semplice decreto legge, ma il nostro futuro , che è il futuro del paese; è a voi che rivolgiamo l'ultimo, strenuo appello affinchè qualcuno, finalmente, prenda in considerazione il nostro parere: il parere degli studenti". E' quanto scritto dagli studenti del Liceo Orazio in una lettera consegnata ad Anna Finocchiaro, letta dalla senatrice nell'Aula di Palazzo Madama
10:30 Catanzaro, giornalino per dire no alla Gelmini
Hanno sacrificato i risparmi per stampare un giornalino e ribadire il loro no al decreto Gelmini. Sono alcuni studenti del Liceo scientifico "Siciliani" di Catanzaro, istituto in autogestione da qualche settimana. In quattro pagine tra articoli e vignette, il gruppo di studenti redattori de "La Voce dello studente", ha raccontato l'esperienza dell'autogestione e motivato la scelta di dare vita all'iniziativa nell'istituto "non per interrompere le lezioni per non fare nulla" ma "per dire basta all'indifferenza e fronteggiare una situazione di passività".
10:29 Cossiga: "Pci applaudì quando feci picchiare studenti"
"Quando ho fatto picchiare a sangue gli studenti che avevano contestato Lama il gruppo del Pci in piedi in aula mi ha tributato un unanime applauso. ma erano i tempi di Berlinguer, non di Walter Veltroni, di Natta e non di Franco Marini. Erano i tempi del glorioso Partito Comunista". Lo ha dichiarato, in aula al Senato, il senatore a vita Francesco Cossiga.
10:27 Senato, arrivati cortei.
Le forze dell'ordine serrano le fila Grosso corteo sta premendo su corso Rinascimento. Le forze dell'ordine stanno serrando le fila. "Noi la crisi non la paghiamo", questo lo slogan scandito dagli studenti in attesa del voto finale al Senato sulla riforma Gelmini.
10:25 Calabria, si allarga la protesta
Si allarga la protesta studentesca in Calabria contro i provvedimenti del ministro della poubblica istruzione, Maria Stella Gelmini. Da stamani sono in assemblea gli studenti dell'istituto magistrale e dei licei che hanno avviato la discussione sulle conseguenze del decreto di riforma ed hanno annunciato per domani in corteo per le vi del centro costiero cosentino. A Filadelfia, nel vibonese, da sabato scorso gli alunni stanno occupando il liceo scientifico. Oggi sono scesi in campo anche gli alunni dell'Istituto professionale che a loro volta hanno occupato la scuola.
10:25 Alemanno: "Spero in dialogo con studenti"
"A proposito delle manifestazioni degli studenti mi auguro che ci sia un dialogo anche con loro ma al contempo che il movimento studentesco non prenda posizioni conservatrici per difendere lo status quo". Lo ha sottolineato il sindaco di Roma Gianni Alemanno subito dopo l'inaugurazione del monumento "Assalto all'Olimpo" in viale Mazzini: "Spero in una linea di riforma condivisa".
10:24 Cagliari, gruppo di studio e di lavoro dell'Idv sulla Legge Gelmini
E' stato costituito nella sede regionale Idv un gruppo di studio e di lavoro sulla Legge Gelmini, per contribuire al dibattito sulle conseguenze psico-pedagogiche che tale iniziativa legislativa comporta. Lo ha reso noto la coordinatrice provinciale di Cagliari dell'Italia dei valori, Rina Salis. Del gruppo di lavoro fanno parte insegnanti di ogni ordine e grado, dalle elementari all'Università, partecipa anche la Presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari (Cip). Il gruppo di lavoro si propone di elaborare proposte operative anche di rilevanza referendaria.
10:22 Bologna, maschere in corteo
I manifestanti di Bologna sono tutti a lutto e sfilano tenendo in mano fiaccole e ceri funebri. Ci sono inoltre dei trampolieri travestiti da "morte" che viene a uccidere la scuola pubblica e da "cieco" che non riesce più a trovarla. Gli studenti del polo artistico sfilano portando in spalla una bara, altri bambini sono travestiti da fantasmi, e tante altre persone tengono in mano dei lumini.
10:22 Manifestazione a Bologna
Sono oltre cinquemila tra alunni, insegnanti, genitori, studenti medi ed universitari gli "orfani" della scuola pubblica che stanno manifestando in corteo per le vie del centro storico di Bologna. I manifestanti si sono ritrovati in piazza Maggiore e con centinaia di ceri hanno composto una scritta sul "Crescentone". "Fermatevi", è questo il grido che arriva dalla piazza diretto verso il governo.
10:19 Finocchiaro a Bricolo: "Macigno sul federalismo"
Replica della capogruppo Finocchiaro al leghista Bricolo: "Le cose dette sulla territorialità degli insegnanti, docenti padani in Padania, veneti in Veneto - e non sapete cosa vi perdete - saranno come un macigno sull'approvazione del federalismo".
10:17 Bricolo: "Sinistra immatura ma ricreazione è finita"
"La ricreazione è finita, oggi approveremo il decreto sulla scuola e presenteremo altre riforme. Cambieremo nonostante voi questo Paese", è l'avvertimento che il capogruppo della Lega al Senato Bricolo lancia all'opposizione durante le dichiarazioni di voto sul dl Gelmini. "In Francia e nella Spagna rossa di Zapatero - spiega Bricolo - le classi ponte ci sono da vent'anni, servono a integrare gli alunni che non sanno la nostra lingua. Chiederemo la regionalizzazione degli insegnanti: avremo insegnanti veneti in Veneto e siciliani in Sicilia che conoscano le lingue locali. I crocifissi rimarranno nelle aule e ai bambini continueremo a insegnare i canti di Natale e a costruire i presepi".
10:13 Finocchiaro: "Approvate questo decreto ma non è finita qui"
''Ora pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così, non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese''. E' con queste parole che il persidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro è intervenuta in Aula per le dichiarazioni di voto sul dl Gelmini sulla scuola.
10:11 Milano, corteo di studenti in centro. Fo alla Statale
Alcune centinaia di ragazzi dei licei artistici milanesi si sono radunati fin da questa mattina in Largo Cairoli a Milano per poi partire con un corteo per le vie del centro. Gli studenti hanno portato due striscioni. Uno recita: "passa il decreto, blocca la città", e poi: "o bloccate voi o blocchiamo noi". Gli organizzatori fanno sapere che stanno aspettando l'arrivo dei manifestanti da altre scuole cittadine. Intanto, all'università statale gli studenti si stanno preparando alla lezione di Dario Fo attesa per le 10.30.
10:11 Liceo Virgilio: "Gelmini Santa subito"
Davanti al liceo Virgilio, in piazza del Collegio Romano, una piccola delegazione di studenti esponevano uno striscione decisamente controcorrente in cui era scritto "No all'occupazione, Gelmini Santa subito".
10:09 Studenti davanti al Senato
Gli studenti sono tornati nella corsia Agonale, la stradina, bloccata dalle transenne, che collega piazza Navona e corso Rinascimento e sbocca davanti al Senato. La polizia è in assetto anti-sommossa. Si tratta di circa 1.500 ragazze e ragazzi in larga parte delle scuole superiori. Con loro, in prima fila, gli insegnanti dei Cobas con uno striscione che reca la scritta "Gelmini Vattene" e "Il popolo della scuola pubblica" con il messaggio "Non distruggete la scuola".
10:06 Mobilitazione negli atenei
A Lecce assemblee studentesche nelle facoltà di Lettere e di economia; a Pavia lezioni in piazza (corso di geometria 1 per matematica e fisica e lezione divulgativa di fisica); a Padova fiaccolata di protesta contro la legge 133 organizzata e promossa dall'associazione studenti per sfilerà per le vie della città; a Macerata gli studenti, che hanno ieri occupato il rettorato improvvisando un corteo nella città, oggi improvviseranno nuove forme di protesta; ad Urbino assemblea d'ateneo alle 15; a Chieti-Pescara, infine, il movimento studentesco ha organizzato un'assemblea a Pescara e delle lezioni all'aperto a Chieti.
10:05 Le proteste nelle università
Ad Ancona l'assemblea no 133, in cui il Gulliver-Udu Ancona è promotore della protesta, continua la pacifica occupazione della facoltà di Ingegneria; a Brescia è previsto un sit-in con volantinaggio in piazza San Faustino da parte del 'Comitato universitaglia: 133 passi indietro nessuno avanti'; a Cagliari nella facoltà di Lettere a piazza del Carmine alle ore 10 ci sarà il laboratorio di approfondimento 'il futuro dell'università italiana: istituzioni pubbliche o fondazioni private?'.
10:03 Roma, corteo in via Marmorata
Annullato il corteo previsto per oggi pomeriggio con partenza alle 14 da piazza della Repubblica, mentre in questo momento si sta muovendo un corteo non autorizzato di studenti partito da porta San Paolo e diretto a Trastevere che ora si trova in via Marmorata.
10:01 Gasparri: "Contestatori dissolti alle prime piogge"
"Gli attivisti di Veltroni mandati a contestare il decreto Gelmini dovevano fare una tendopoli e vegliare davanti al Senato. Alle prime piogge si sono dissolti come le bugie che stanno seminando istigati dai mestatori del Partito democratico e dintorni. Per essere dei giovani rivoluzionari temono già i reumatismi". Lo dice il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri.
10:00 Roma, arrivano i cortei
Chiuso corso rinascimento Cominciano ad arrivare i cortei studenteschi partiti da diversi punti della città per partecipare al sit-in di protesta che da ieri si svolge davanti a Palazzo Madama. Numerosa l'affluenza mentre i ragazzi che da questa mattina stazionano davanti al Senato cominciano a lanciare slogan contro il ministro e a ribadire la loro voglia di una scuola e di un'università pubblica. Intanto le forze dell'ordine come accaduto ieri, con alcuni blindati hanno chiuso il traffico in corso Rinascimento. Piazza Navona si sta riempiendo mentre inizia a piovere.
09:50 Pizza precisa: "Mai detto che Gelmini è ruvida"
In relazione alla intervista pubblicata a pagina 3 dell'edizione odierna del quotidiano ''La Repubblica'' il sottosegretario Pizza precisa di ''non aver mai, e sottolineo mai, dichiarato che il Ministro Gelmini è ruvida. Ho solo detto che il testo del Decreto Legge può sembrare stilisticamente un po' ruvido''. ''Anche altre frasi che mi si attribuiscono sono tolte dal loro contesto'', sottolinea il sottosegretario.
09:48 Senato, Idv contro dl: "Noi in piazza con studenti"
Sul dl Gelmini "il confronto è stato deludente" perché "il premier continua a sfuggire il confronto parlamentare e tenta di ridurre i due rami del parlamento ad esecutori acefali dei diktat dell'esecutivo". Il capogruppo dell'Italia dei valori al Senato Felice Belisario attacca in aula il decreto prima del voto finale. Seduta ai banchi del governo c'è il ministro Gelmini. "La protesta - dice Belisario - non è controllata da nessuna forza politica e studenti e docenti hanno il diritto di esprimersi. L'Italia dei valori continuerà, anche dopo l'approvazione di questo deprecabile decreto, a stare in piazza dalla parte degli studenti e delle famiglie".
09:46 Cortei a Roma
In molte zone di Roma, si stanno creando piccoli cortei di studenti che puntano verso il centro storico. Il più corposo, fino adesso, è quello degli studenti, circa 800, del liceo scientifico "Farnesina" e dell'istituto tecnico industriale "Bernini" che si sono concentrati in piazzale Flaminio
09:41 Milano, manifestazione degli studenti
Mentre i lavori del Senato procedono a tappe forzate per approvare entro oggi il decreto Gelmini, gli studenti milanesi scendono in piazza per ribadire il loro no alla riforma del maestro unico e ai tagli all'università previsti in finanziaria. Diverse le scuole superiori milanesi che hanno deciso di manifestare organizzando un corteo che partira' da Piazzale Cairoli. Alla manifestazione parteciperanno anche gli studenti dei principali atenei della città. Altre mobilitazioni sono previste per domani.
09:37 Palermo, telo nero copre la facciata della facoltà di Architettura
Un telo nero realizzato con sacchetti di plastica copre la facciata in vetro dell'edificio della facoltà di Architettura, a Palermo, nella cittadella universitaria in viale delle Scienze. Gli studenti lo hanno sistemato stamani come atto simbolico. Sull'edificio campeggia anche uno striscione con la scritta: 'Non ci cancellerete'. Nelle facoltà di Lettere e Ingegneria sono stati allestiti maxi schermi sui quali attraverso il web gli studenti potranno assistere alla seduta del Senato con all'ordine del giorno il decreto Gelmini. Alle 15 è in programma l'Assemblea di Ateneo. Nel dipartimento di Scienze politiche, la cui sede è occupata, invece, alle 11 è in programma il Consiglio straordinario della facoltà.
09:35 Fioroni: "Danno grave e irreparabile"
Con l'approvazione del decreto legge 137 ''ci apprestiamo a fare un danno grave e irreparabile alla scuola italiana''. Lo dice Giuseppe Fioroni, ex ministro dell'istruzione del governo Prodi, ospite di Radio anch'io su Radio1. ''E' la prima volta nella storia della Repubblica - sottolinea l'esponente del Pd - che si fa una riforma a colpi di decreto utilizzando la calcolatrice di Tremonti e la mannaia della Gelmini''. Una riforma che ''va a colpire fra l'altro un segmento della scuola che funziona bene come le elementari'', conclude Fioroni.
09:34 Senato, ministro Gelmini in aula per seguire il suo dl
Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, è nell'aula del Senato e sta seguendo le dichiarazioni di voto sul decreto di riforma della scuola. I banchi della maggioranza e dell'opposizione presentano ancora larghi vuoti.
09:26 Rettore Genova: "No dimissioni ma riforme"
Contrario alla proposta delle dimissioni di massa, il rettore in pectore dell' Università di Genova, Giacomo Deferrari, che si insedierà sabato succedendo a Gaetano Bignardi. Deferrari si augura invece un provvedimento che premi gli atenei che in pochi mesi metteranno a posto i conti. "L'idea delle dimissioni di massa dei rettori è una manovra che non condivido - ha detto -: si dimetterebbero al cinquanta per cento contro il governo e al 50 contro se stessi". Deferrari si augura piuttosto che il governo torni sui suoi passi almeno nei prossimi mesi.
09:16 Senato riprende esame, round finale su dl Gelmini
L'aula di palazzo Madama ha ripreso l'esame del disegno di legge di conversione del decreto Gelmini sulla scuola. Esaurito ieri l'esame degli emendamenti e degli articoli del provvedimento la seduta di oggi prevede le dichiarazioni di voto e poi il voto finale sul decreto. Otto gli iscritti a parlare per i diversi gruppi parlamentari. Il tutto si dovrebbe esaurire nell'arco di un'ora, poi la decisione finale. Il clima fuori del Senato è tranquillo con un centinaio di studenti che si trovano dietro le transenne poste davanti all'ingresso principale di palazzo Madama. Due gli striscioni esposti con le scritte "Gelmini vattene" e "No alla distruzione della scuola".
09:15 Cagliari, assemblee
L'assemblea studentesca che si è svolta ieri nell'auta A del Polo giuridico economico dell'Università di Cagliari, con la partecipazione di docenti, ricercatori e studenti che ha raccolto circa 700 persone, ha deciso all'unanimità di occupare simbolicamente l'atrio della facoltà di economia e di giurisprudenza senza bloccare, però, l'attività didattica. Il gruppo degli studenti occupanti ha come intento quello di organizzare manifestazioni di protesta che sensibilizzino la società civile, gli studenti e gli organi di governo.
09:14 Palermo, protesta studenti alberghiero.
Traffico in tilt Traffico in tilt tra la stazione centrale di Palermo e via Archirafi. Un gruppo di studenti dell'Istituto alberghiero di corso dei Mille, che protestano contro la riforma Gelmini, utilizzando alcuni cassonetti per la raccolta dei rifiuti sta bloccando la circolazione di auto e mezzi pubblici. In tutta la zona è il caos. Già nei giorni scorsi gli studenti avevano organizzato una analoga forma di protesta, rientrata solo dopo l'intervento della polizia municipale.
09:00 Unical, facoltà occupate
Dopo l'assemblea di ieri alla quale hanno preso parte non meno di tremila studenti all'Università della Calabria sono nate forme di occupazione spontanee e temporanee dell'Ateneo. Al momento questa è la situazione scaturita dalle assemblee: facoltà di Ingegneria, presidenza occupata, assemblea permanente in aula A (Cubo 40/c) ogni giorno a partire dalle 9; facoltà di Economia, presidenza di facoltà e aula Consolidata 1 occupate. Oggi alle 11 ci sarà una riunione nella Consolidata 1; facoltà di Scienze Politiche, aula Capannone G4 occupata; facoltà di Lettere e Filosofia, aula Filologia 8 (già cogestita) occupata. All'interno di questi spazi, temporaneamente occupati, si terranno le lezioni, i seminari e i laboratori di "didattica alternativa".
08:57 Campania, i cortei previsti
Tre i cortei previsti oggi in Campania: a Napoli, da piazza Dante, partiranno gli studenti dei licei del 'Convitto nazionale' per recarsi a piazza Plebiscito, ma anche gli universitari di biochimica e medicina della seconda università che si uniranno all'assemblea alla 'Federico II'; da via Rimini sfileranno gli studenti dell'istituto superiore 'Villari' verso piazza Garibaldi; a Portici, nel napoletano, corteo degli studenti del liceo classico 'Carlo Levi'. Cortei anche di disoccupati e girotondo dei pensionati aderenti dallo Spi-Cgil nella zona del borgo Sant'Antonio Abate creeranno non pochi problemi al traffico cittadino.
08:55 Campania, assemblee
Prosegue la mobilitazione in Campania di scuole e atenei contro la riforma Gelmini. A Salerno assemblea dell'università che ha sede a Fisciano nell'aula magna di Ingegneria, con la sospensione della didattica e la partecipazione anche del rettore e del corpo docente. A Napoli, due le assemblee previste, una a partire dalle 9:30 sullo scalone della Minerva della sede centrale dell'ateneo 'Federico II', e una seconda, generale e regionale, nella sede di Palazzo Giusso dell'università 'Orientale', occupata dalla settimana scorsa.
08:45 Senato, ieri giornata di polemica
Al Senato, ieri c'è stata polemica per l'intera giornata sia sul contingentamento dei tempi della discussione sul dl scuola deciso dal presidente del Senato Renato Schifani, sia sulla posizione della maggioranza di ignorare i contenuti della contestazione di studenti e insegnanti. Anna Finocchiaro, capogruppo Pd, ha in particolare polemizzato più volte con il presidente Schifani mentre i senatori dell'Idv sono riusciti a sventolare alcuni cartelli contro la riforma decisa dal governo. Tutti gli emendamenti dell'opposizione sono stati respinti.
08:42 Roma, stanotte studenti al Senato nonostante la pioggia
Nonostante la pioggia un gruppo di studenti stanotte ha deciso di tornare al Senato per passare lì la notte in attesa del decreto sulla scuola, che dovrebbe avvenire alle 10 circa di stamani. Poco dopo l'inizio del violento acquazzone che ha colpito la capitale gli studenti avevano deciso, dopo aver assediato per tutto il pomeriggio il Senato, di abbandonare la piazza per tornare nelle università dove proseguono le occupazioni, o a casa. Quando però l'acquazzone ha smesso per lasciare spazio ad una leggera pioggia, alcuni studenti sono tornati al Senato.
07:31 Decreto Gelmini, il voto tra le proteste
Oggi l'assemblea di Palazzo Madama darà il via libera al contestatissimo decreto Gelmini sulla scuola. Il mondo dell'istruzione, dagli studenti ai professori, ancora mobilitato. Cortei in tutto il Paese, in migliaia davanti al Senato per protestare. Veltroni ha rinnovato l'invito a ritirare il provvedimento, ma Berlusconi ha replicato: "C'è stata una vasta disinformazione e delle falsità enormi su modifiche che sono di buon senso"
Un'ondata conservatrice attraversa mezzo mondo, e tutte le classi sociali e questo incentiva lo spot permanente della destra italiana.
Bene.
Aggiungerei qualche cosina in più, che raramente abbiamo il coraggio di dirci. Diciamolo! Loro hanno una classe dirigente con i controcoglioni, superiore alla nostra, non certo in cultura ma SICURAMENTE in linguaggio. Fanno squadra, lavorano sull'appeal e cominciano a farci il mazzo anche nei singoli scontri.
Non credo che li si debba seguire sul loro terreno, ma che si debba riconquistare il nostro. La forza del vecchio PCI era pre-politica, nella potenza virile di Togliatti prima, nell'alveo femmineo di Berlinguer, che garantivano la tenuta superiore, il passo coi rispettivi tempi. Il sentirsi a casa, la credibilità complessiva, riconosciuta anche dagli avversari. Quello che abbiamo capito di Berlusconi, ora, è che lui c'è riuscito.
Ha trovato quella sostanza di fondo che sappia darsi forme continuamente
nuove. Quindi, anche appeal e credibilità. Per far questo ci vuole attenzione per i dettagli.
Quale linguaggio tenere, nel sistema di comunicazione del nostro tempo? Cosa essere? Come loro?
L'ascesa di Obama è stata anche e soprattutto l'ascesa del suo culo, e delle relative considerazioni femminili. Inutile negarcelo. Esotismo, determinazione e sex-appeal, contro l'apparatnick democratico. Questo è accaduto nell'investitura popolare a Obama. Donne che piangono ai comizi. Certo, ora è al dunque. Se non riesce a dare sostanza alla sua forma, è finito.
C'è un sottotesto di erotizzazione della politica, che è perfettamente colto dai guru della destra. Obama li ha spiazzati per mesi, e ora scelgono la Palin per questo, non esistono altri motivi reali. La Palin è ubertosa, dea madre e guerriera. Di campagna e provincia. Con amante e redenzione. Inutile continuare a fare le battutine sulla Gelmini e sulla Carfagna. Non agiscono più i moduli etici di un tempo. Sono state promosse sul campo per ottenere l'obbiettivo. La ragazza di facili costumi che arriva a interpretare la battaglia sui costumi è ancora più credibile, paradossalmente. E' il mood dei cristiani rinati. Il "reborn" è uno dei principi attivi della dinamica moderna. Come degli spot: il prodotto rinasce sempre dalla sue ceneri.
Dal Veltroni stranito sulla spiaggia con pancetta e ombrellone, al D'Alema che
casca dal gommone, è evidente l'operazione che stanno facendo qui. Massacrarci, creare macchiette ormai ridicole. Con loro due che se le suonano da vent'anni. In un modo tutto loro, criptico.
Siamo bloccati in una bolla d'immagine, oltre che politica.
L'altra faccia del glamour spaccone, dei gelati a portofino, delle camice nere slacciate e barzellette sui comunisti.
Ieri ho letto un articolo sui duemila addominali al giorno di Aznar. Che forse ha inseminato pure la ministra francese, che se la gioca in appeal con la Bruni. Occhio, Zapatero, nostro grande leader glamour, è scattata l'operazione. Devi darti da fare. Un po' di jogging, almeno.
Un piccolo aneddoto. Mio padre mi ha detto che l'altra sera era sulla festa di Genova, in fila al ristorante. Arriva Burlando con una ciurma di assessori e dirigenti. Grigi, incravattati, con la loro panzetta. Passano davanti a tutti e si accomodano al loro tavolo riservato. Ma che cacchio ci voleva a farsi un po' di fila, dieci minuti, non di più? Un'occasione per scambiare quattro chiacchiere con la gente, dimostrare una cosuccia. Che la panzetta ci sta, se sta in mezzo a noi.
Populismo? Sì. Quello nostro.
Pd generation, volenti o nolenti.
Non siamo erotici, non siamo materni, né paterni, né playboy. Siamo solo classe dirigente incravattata, che ha perso perfino l'antica autorevolezza che giustificava quel pizzico di arroganza. Ecco Ferrara che vellica la Binetti e il suo cilicio, che diventa la chiosa interessante del fenomeno. Forse la cosa più estrema e per questo più intrigante della nostra "piattaforma erotica" a gradazione zero. Fossimo gli altri, ce la giocheremmo alla grande.
Per questo la Concita de Gregorio di turno, a Ballarò, centra il suo piccolo obbiettivo. Ridare umanità materna a delle figurine grige, stantie, che non fanno né ridere, né piangere. E' bella, vorresti scoprirla, parlarle. Un po' Margherita Buy senza timidezza, un po' Melandri senza gelo e balbettii. Sta seria, ha sintesi e occhi attenti.
Ti vien voglia di chiederle cose. Tipo di farsi portavoce di chi non ne può più di
questo svilimento femminile, di questa televisione per lobotomizzati. Della fine della speranza umana, al di là di quella economica.
Spiegarci le cose mettendole in fila, con l'umiltà di chi ama la platea di ritardati mentali con la quale sa di parlare. Che ambisce a salvarli dall'abisso senza ridere sotto i baffi.
Vorresti lei, nuova, che non ha conti da saldare, sassolini da togliersi. Te la vedi in fila, sulla festa, a cercare di ragionare con la sua gente, riannodare fili antichi.
Concita non c'entra niente, ovvio.
Non è lei, che ci ha fatto parlare, è quello che rappresenta.
E che Aldo Grasso ha colto.


Il posto dove siamo andati, senza di te avrebbe avuto un altro senso.
La nostra gabbia dorata intorno alla povertà.
Ti ho visto, sei cambiato, sei cresciuto, osservavi tutto.
Scommetto che ti sei chiesto perchè quelle donne velate, che facevano il bagno tra le nostre boe, venivano cacciate col fischietto. Ma solo per un attimo, perchè poi ti buttavi nel mare, nella sabbia e nel bel pieno di umanità simpatica che ti circondava.
Quelle bimbe-mamme che ti adottavano, un bimbone gigantesco che ti cercava con le sue palline rimbalzanti. E la sera, al rientro, trotterellavi nudo nella hall, bagnato e inzaccherato, mentre gli altri scendevano a cena, tutti azzimati.
E poi la mitica "baby-dance". La "dèmf", la chiami. Stamattina ti sei messo a riprodurla a tuo modo, con sotto De Andrè.
A volte, ti fermi, così. Come in questa foto. E ho l'impressione che rielabori già le cose.
Abbiamo seguito insieme un telegiornale italiano, da laggiù. E "Veline".
Non ti faceva lo stesso effetto della "dèmf". Avevi uno sguardo più serio.
Ho cambiato subito canale, perchè quello che stiamo diventando tu non possa intuirlo, neanche per sbaglio, neanche da lontano.
Una volta spedito l'esercito per le strade.
Una volta armati i vigili.
Una volta scattate le ronde, e i divieti di pescare nei cassonetti.
Una volta ridotte le donne a merce e la diversità a minaccia. Una volta messi di fronte a foto da analizzare nel dettaglio, come QUESTA.
Che portano filate a drammi come QUESTO.
Una volta toccato il fondo umano, cosa resta? Le villette? Il denaro? Il lifting?
Le gabbie dorate?
Farò quello che posso. Cercherò di spiegarti che il futuro non sta nei divieti, ma nelle scelte.
Rifiutare gli eserciti, le armi, la violenza, sono buone scelte.
Cercherò di spiegarti che quelle donne col velo, se non possono fare il bagno nel loro mare, finisce che s'incazzano.
Vorrei farti capire che l'unica cosa da cui mettersi al sicuro è la disuguaglianza, la povertà.
D'animo, soprattutto.
Ma spero che sarai tu, a spiegarmelo. Che quelli della tua generazione sapranno spazzare via questo mostro illogico, cariato e puzzolente, che divora se stesso.

Insabbiando con gioia e la vostra "dèmf" il rumore stonato di cose vecchie e stantie.

Sono passati tanti anni. Tanta acqua sotto i ponti. Ma la notte d'estate padana, umidiccia e morbosetta, non la dimentico. Così piena di ingenuità, di sigarette e zanzare. Così ricca di passioni, stranamente pigra ed entusiasta assieme.
"Dove ci porterà questa strada?"
"Credo… Verso il mare…"
Profetico.
P.s.:
Grazie, Gianni.
La settimana scorsa sono tornato nella mia bela piasëisa, reclutato come attore!

Ne è venuta fuori una cosa molto carina e poetica, grazie al regista Sergio Mastronardi.
"Vertigine" - questo il titolo del corto - ha ricevuto un premio. Complimenti a Sergio. Il lavoro di cui parlo lo trovate QUI, l'ultimo della serie. Chi ha realizzato il sito, non ha tenuto conto di alcuni dettagli tecnici. Per visionarlo dovrete aspettare che si carichino tutti, per qualche minuto.
Se avete pazienza e voglia, vedrete lo Scorpione materializzarsi dal volto del suo mitico zione, Artemio, di cui non ho trovato foto migliori. Mi scuso con il suo agente.
Dopo Pino Zimba, ormai è l'idolo assoluto del cinema nostrano!
Qui sotto, il nipote della star ritira la statuetta d'oro come miglior attore non protagonista.

P.s.: guardate anche gli altri. In due casi ne vale la pena.
P.p.s.: appena metteranno su Youtube una versione del video più "agevole", la allegherò.

Ieri, al tiggì, ho visto le immagini di un agguato della 'Ndrangheta.
Sul lungomare di una località che non ricordo, ricordo che c'erano sedie di plastica, sul marciapiede. I sicari arrivano in moto, nell'ora di punta, in mezzo alle gente, colpiscono un pregiudicato. Non riescono ad ammazzarlo, lo feriscono soltanto, e uno dei due perde la pistola per la strada. Due ragazzotti imbranati, sicuramente. Non ho potuto fare a meno di pensare a Marco e Ciro, detto "piselli".
Dopo questo film si pensa in modo diverso a tante cose. Ai solarium, ai matrimoni, a Venezia, alle tigri di ceramica, ai vestiti delle star di Hollywood, alla monnezza, alle pesche, alle ruspe, ai ciccioni in infradito e bermuda sulla spiaggia.
"Gomorra", il capolavoro che sognavo da tempo.
Come il libro, inaugura un genere. Non saprei come definirlo. Fiction-docu (anziché il contrario), neo-neo-realismo, italianoir. Qualsiasi etichetta, forse,
starebbe stretta. Una cosa è certa, si tratta di una di quelle pellicole che cambiano l'immaginario. Dopo averlo visto, i vari Scorsese, Kitano, Coppola, diventavo vecchi d'un colpo, evaporano come pigri vampiri al sole. Pigri perchè hanno saputo succhiare dalla mafia criminale solo la patina esteriore, resa poi estetizzante, messa al servizio del cinema. Anche il neo-verismo brasiliano, stile "Central do Brasil", piega la realtà a un senso della messinscena che qui non esiste. Qui è il cinema che si mette al servizio della realtà. In toto. Mi viene in mente solo un capolavoro precedente che si avvicina per tanti aspetti: "La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo.
"Gomorra" succhia il midollo, e arriva al cuore. Anzi, al fegato.
Non giudica, non riflette, osserva. La telecamera a mano sembra calarsi dove la realtà non è filtrata, non è filtrabile. Col tempo manco ci si accorge più del filmato. Si è lì, tra le vele di Scampia. Dove tutto è un continuo trasloco, ma l'unico trasloco vero è quello dello Stato, delle istituzioni. Inesistenti in qualsiasi forma.
L'unico divieto rispettato è quello dei portantini, che impediscono agli sgherri di seguire la bara in obitorio. L'unica croce svetta sul letto di un malato terminale, che si vende i terreni per infilarci rifiuti tossici.
Una guerra. Con le trincee, gli ordini, gli insubordinati, i graduati, le truppe, i civili, le incursioni, le ritorsioni. Gli spari improvvisi, da fuori campo, da destra, da sinistra, mai coreografati. Come quei filmati dall'Iraq, dove anche la telecamera resta sorpresa dall'irruzione improvvisa della violenza. Una logica ferrea e bestiale governa e conduce i fatti. Occhio a danzare per strada, siete come i ragazzi di Gaza. Qualcuno arriverà a punirvi. La necessità dell'autorganizzazione, la fine tragica dell'autorganizzazione. Tutti si fanno capire, ma nessuno sa parlare. Le parole vengono ripetute, i concetti sono basilari. Come i riti di iniziazione. Stai con me, stai contro di me. Come in ogni guerra, la prima causa, o la prima vittima, è la cultura. Fosse anche quella delle antiche sartorie. L'abisso drammatico è proprio quello.
Gliel'ho sentito dire anche ieri notte al vecchio Arnoldo Foa. "Viviamo in un tempo perso, senza cultura".
Questo film squarcia un velo. Sdogana un mondo. Rompe con fragore l'ingranaggio di Lucignolo, di Vespa, di Mentana, degli addormentatori sociali.
Qualcuno, infatti, l'ha criticato. Gasparri, qualche peones, Afef. Ecco, sì, Afef ha criticato il film. Non fornisce una bella immagine internazionale dell'Italia, dice. I panni sporchi vanno lavati in casa. Io li laverei in casa di Afef. La strapperei dalle vele dei suoi yacht e la calerei nelle vele di Scampia. Afef che critica Gomorra mi induce pensieri demagocici e malsani. Roba che entra nella struttura del capitalismo, nelle logiche di mercato, arriva a Telecom, alle svendite, agli accordi, ai carrozzoni di stato, ai furbetti, alla fine della cultura. E poi, giù a cascata, torna a Scampia. Afef è in grado di farmi fare 'sti viaggi.
Peppino Impastato definiva la mafia "una montagna di merda". La camorra scava, e le montagne le seppelisce. Poi nascono strane pesche.
Ecco sì, alla fine gli offirei una bella pesca alla signora Tronchetti-Provera.
Prima lavandola, s'intende.

Stamattina di buon ora mi chiama Kerkov, dagli Stati Uniti.
– Come eravamo… – è l'esordio. Aveva una punta di rimpianto nella voce.
– Allude al dibattito interno, vero? – rispondo – Allucinante. C'è il paese incendiato da tensioni razziali, economiche. E questi passano il tempo a dibattere sulle geometrie. E basta Unione, e il nuovo conio. Tutta forma, sempre forma. Quello perde a Roma e lo promuovono ai servizi. Davvero allucinante.
– Tutti gli uomini del presidente… – ribatte, mesto.
– Eh, già, rispondo. Il vecchio baffetto riunisce i suoi e fa filosofia. Tre giorni in convento suscitano pensieri alti.
– I tre giorni del Condor…
Rido. – Sì, quando si fa filosofia sono contento, però bisognerebbe trovare il modo di farla insieme, anzichè ognuno per conto suo…
– Corvo Rosso non avrai il mio scalpo… – bofonchiò Kerkov.
– Potrebbe dirlo la Binetti, eh? Beh, spero che però lorsignori si facciano sentire. Tocci ci pungola, ed è bravo, ma il resto. Cosa dice il cattolico del progresso in un paese che brucia? Cosa dice dei Rom, dell'inclusione sociale, del nostro quadro umano? Dovrebbero essere gli avamposti della nostra politica sociale, invece…
– La Mia Africa…
– Altro argomento importante. Ho sempre pensato che serve una visione larga del mondo per…
CLICK
Riattacca, e mi pareva piangesse.
Perplesso, rimetto in fila le sue frasi.
"Come eravamo"…
Qualcosa di grosso, penso, che ha a che fare con la sua generazione.
Poi accendo, sento il telegiornale e capisco.

Sidney Pollack, luglio 1934 - maggio 2008

Tutte le sere, tutte le sante sere. Un tempo c'erano le favole, questi vogliono Youtube. Siccome internet è l'interfaccia col nostro passato, ecco che vado a pescare cose antiche. E mi accorgo che le migliori animazioni degli anni settanta erano italiane. Grazie alla poesia di Francesco Misseri. "Mio e Mao", e la loro curiosità naturalistica. "Quaq quao", con il suo straordinario messaggio di contaminazione linguistica e culturale. L'ippopotamo impostato al bel canto, figlio della moderna effettistica superficiale.
Comunque, sfido chiunque a reggere la titanica sfida. Essere costretto a guardare questo e riuscire a ridere, sempre.
Tutte le sere.
Io ci riesco.






I Beatles sono l'interfaccia della modernità. Abbiamo spedito "Across the Universe" nello spazio. Ché un giorno qualcuno lassù ascolti la nostra voce, come moduliamo le cose, come traduciamo l'aria. Figo immaginarsi gli alieni alle prese con il testo di un materialista trotskista dagli occhialetti tondi. Oggi, però, è morto Yogi, il vecchio guru dei fab four, l'artefice della loro deriva spiritualista. Il fautore del loro periodo devoto, lisergico.
Di ieri, invece, la notizia che si può nascere da tre genitori. Aggiungiamola alla clonazione umana, all'autoriproduzione femminile, alla scelta del Dna più consono. C'è magia, o solo giochi di prestigio? Stiamo costruendo una meraviglia, o perdendo il senso? Alcuni si
chiedono, allibiti, se siamo in discesa o in caduta. Io inverto il piano. Siamo in salita, andiamo su. Non in quel posto dove ci sostituiamo a Dio, no. Forse in quel nirvana chiamato amore universale? Non è detto. Più passa il tempo, più capisco il monolite nero di "2001- Odissea nello Spazio". Il monito, il lascito, l'è stato, il sarà, la tavola ultima, la verticalità, lo specchio. L'uomo morente che usa la tecnologia per entrare nell'abisso della sua condizione, percorre tutto, cambia tutto, vive tutto, sente lo spazio, il tempo. Alla fine, uscito dal tunnel, si trova a rinascere. Forse esiste un posto dove Dio e l'uomo sono la stessa cosa. Dove nulla è perduto.
"Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa."
Il romanzo di Matheson è tra i miei preferiti. Ho visto tutti i film tratti - anche alla lontana - da quel topos narrativo. Qui, un dettagliato reportage. La buona fantascienza proietta in scenari plausibili le paure ancestrali. La solitudine, la fine del nostro prossimo, ormai ridotto a vampiro. La notte. Il sangue. Il nostro passato ridotto a simulacro, gli affetti persi per sempre. Allora sono andato al cinema. Non pensavo di uscirne così provato. In qualche modo, uno dei film più brutti che abbia mai visto è stato all'altezza della sfida. Mi ha fatto capire dove si proiettano le paure del nostro tempo. L'uomo solo è ipertecnologico, anzi è il migliore degli scienziati. Il prototipo umano-americano, solo lui sopravvive. Il prototipo umano si chiama Robert Neville è nero, simpatico, si veste figo. Non si fa prendere dalla depressione, ha un fisico da body-builder, frutto di esercizi quotidiani. Va a caccia di animali in computer grafica e di dvd, che pesca dal suo vecchio mega-store, dove poi li ripone ordinatamente. Ci tiene a mantenere in piedi il suo antico ordine sociale. Si approvigiona delle cose in modo composto. Utilizza corrente elettrica proveniente chissà da dove. Il Robert Neville di Matheson usava aglio, specchi
e assi inchiodate per tenere lontani i vampiri. Questo, ha minato tutto il quartiere con bombe al fosforo, stile Iraq. Il Neville di Matheson aveva un laboratorio così: "La parete era quasi interamente occupata da un bancone con il ripiano di legno grezzo ingombro di una grossa sega a nastro, di un tornio da falegname, di una mola a smeriglio e di una morsa. Al di sopra, sulla parte, c'era una mensola occupata da una distesa disordinata degli attrezzi…": Questo ha un super laboratorio con vetri in plexiglass, gabbie con cavie, elettrocardiogrammi, strumentazioni. Quell'altro centellinava la benzina, questo spacca di brutto col gigantesco Suv. Il Neville di Matheson era un capolavoro di sopravvivenza illuministica, coi dubbi e i travagli della situazione.
Questo ascolta Bob Marley, che gli suggerisce che uno ce la può sempre fare. Il Neville di Matheson cerca di ricostruire il suo mosaico, stringendo i denti. In fondo è lui il mostro anomalo, in mezzo alla nuova atroce normalità. Il Neville di oggi è il buon padre di famiglia che ha promesso ai suoi cari e a se stesso che lui "sistemerà le cose". Sistemare le cose, la frase più ripetuta. Il Neville di Matheson riconosceva i vicini, tra i vampiri. Questo lotta contro mostri ipercinetici, glabri
e indistinti, sempre guidati dallo stesso urlatore fanatico, che esce dallo stesso buco-grotta. Anzi, a un certo punto invece di uscire manda degli orridi cani glabri. Potrebbe benissimo seguire in missione i cani-kamikaze, il sole se n'è andato, ma no, se ne sta rintanato. Tutta l'umanità malata concentrata in quell'unico, piccolo anfratto. Come fosse una grotta del Waziristan. Entrambi i Neville conosceranno una donna. Quella di Matheson sarà il segno di una speranza delusa. Quella di oggi è un segno di Dio. Il Neville di Matheson si strugge. Questo diventa San Tommaso, grida il suo dubbio su Dio. Finchè, poi, ce lo fanno vedere loro cosa significa un deus ex machina (in senso letterale) che "ti sistema le cose" per benino. Ecco il redento, il cristiano rinato nel fuoco. Il Neville di ieri eravamo noi. Quello di oggi è Will Smith, con tutto quel che ne consegue. C'è la terra promessa, nel Vermont. Dio, l'America. Io sono leggenda. Leggenda è martirio.
Il Neville di oggi non sa più restare solo, ha bisogno degli spettatori.
Questo è il suo problema. E forse anche il nostro.

Facciamo finta che io abbia un nipote che si chiama M.
Mettiamo che abbia diciassette anni, frequenti un liceo privato e la “compa” di un quartiere bene, col calcio e i suoi derivati a fare da cemento linguistico e modello di aggregazione.
Quando è davanti alla tivù, pensiamolo fisso su Italia Uno. Senza neanche cambiare durante gli spot.
Mettiamolo sul motorino, su Youtube, a sfidarsi con gli amici a cinghiate, per ridere. Ipotizziamo che abbia fatto in modo e maniera di mostrare quel filmato a membri della famiglia. Magari quelli a cui tiene. Proviamo a pensare che M. non abbia nemmeno un amico con la pelle di altro colore. Mettiamo che il sottoscritto abbia sempre cercato d’interagire con lui, sperimentando le difficoltà comunicative della generazione Q, che poi passa il tempo a fucilare sms e filmati. Ipotizziamo un azzardo: un paio di settimane fa, io che gli regalo l’ultimo libro di Galimberti. Così, prenderlo per le palle, una sfida a cinghiate. Mettiamo il caso che lo veda sincero ma falso, duro ma tenero, pieno di certezze ma confuso. Con tutti i primi termini di questo elenco ben organizzati e in evidenza, come la compostezza a tavola. So che è innamorato di una certa M., ma non ho ancora capito come. Mettiamo che gli voglia bene, e che ieri sia entrato nella sua cameretta. Che l’abbia trovata ordinata e irreprensibile, educata. Come lui. Ipotizziamo che lui stesse giocando a calcio con la Playstation, che io abbia sbirciato i libri, e poi i muri. Balza agli occhi la gigantografia di lui piccolo, tra le braccia del nonno scomparso da poco. Poi, tanti poster sul tema “Arancia Meccanica”, film che abbiamo rivisto insieme
mesi fa, tra l’altro. Uscendo, sopra la porta, potrei aver incrociato una bandiera tricolore con la scritta “Fiero di essere italiano”. E l’ultima “o”, magari, era una celtica. Poniamo che gli abbia fatto presente che conoscevo il senso di quel messaggio, e che me ne sia andato. Ipotizziamo il mio silenzio.
Dopo pranzo, magari, sdraiato sul divano, gli chiedo a che ora iniziano le partite. Così, un semplice aggancio, fiutando nell'aria che qualcosa sta per succedere. Mettiamo che M. prende l’iniziativa, fatto inusuale. Pensiamo a lui che si alza, mi dice “ascolta”, e m’infila una cuffia, staccandosi dall’I-pod per la prima volta nella giornata. Magari parte un accenno di house pesante, però lui manda avanti. Magari, vuol farmi sentire un’altra cosa. Gara di free-style tra Fibra e Inoki, frasi rap improvvisate su base hip-hop. Sfida a cinghiate in rima. Si parte dalla denigrazione delle rispettive capacità tecniche, dei “mood” comportamentali, dei vestiti che indossano, fino a chiamare in causa le rispettive mamme, in un’escalation di epiteti e invettive. Batto il tempo sul divano. Poi magari il pezzo s’interrompe e me ne fa sentire altri due - di un gruppo che non ricordo - che parlano di marijuana e di sfida al sistema. Finisce, e gli dico: “Potenti. Ma scuri, con una vena di malinconia”. “Sì, è vero.”, risponde. Potrei fargli presente che, nel primo pezzo, Fibra ha stracciato quell’altro. Immaginiamo che poi gli sparo un bel
“Sai chi è Inoki?”
“No.”
“Era un campione giapponese di Wrestling degli anni Ottanta. Anzi, non si chiamava Wrestling. È uno sport che viene da lontano, dal Messico, pensa. Là si chiama “Lucha Libre”. C’è un rapporto strano tra il Messico, l’America Latina in genere, e il Giappone. Il Perù ha avuto un presidente giappo, un certo Fujimori. Vabbè, insomma, ’sti giapponesi hanno preso la tradizione dei lottatori in maschera e l’hanno fatta loro. Noi la conoscevamo come “catch”. Hai presente l’Uomo Tigre? Ecco, Antonio Inoki era campione di quella roba lì. Poi l’hanno presa gli americani ed è finito tutto in vacca.”
Ride.
“Che coincidenza”, insisto.
“Cosa?”
“Qualche settimana fa ho visto Fibra insieme a Galimberti, alle Invasioni Barbariche.”
“See?!”, risponde M.
“Sembrava proprio una sfida free-style. Con loro due a dire cose simili con stili diversissimi. Fibra è un grande, si sono trovati. Perchè, occhio, quel filosofo che ti ho passato non è uno che se la tira troppo. Nel libro parla anche degli Africa Unite.”
“See?”
“Su Youtube trovi il filmato. Digita “invasioni barbariche fibra”. È spezzettato in tre parti, dieci minuti in tutto.”
“Okay, ci vado.”
Nel tornare col passeggino, sotto l’ultimo sole, abbiamo incrociato chilometri di muri, e barche e stabilimenti chiusi. Con strane ed evidenti compagne di camminata. Ovunque, grandi, piccole, a pennarello, spray, vernice, sul selciato, ai semafori. Si notano solo loro: una tempesta.
Fragolina ti amo… Sono otto mesi che volo insieme a te… C6ST… Alex sei la mia luce, la vita… Sei troppo importante per me, torniamo insieme… Ti amo, Maggie… Ti amo… Ti amo… Sei la mia vita, Dix…
Una proprio enorme, tiene tutto il muro. Voglio fotografarla. Sì, qualche croce celtica, qualcosa sul Genoa, sulla Samp. Ma soprattutto “ti amo, ti voglio, ti cerco, volo, mi manchi, sei tutto”. Componimenti a confronto. Romanticismo free-style, che gronda dai muri, sulle scale, sui vetri, ovunque.
Fateci caso anche voi, certe scritte si stanno decuplicando. Solo certe.
Si sono allontanate dalle panchine dei parchi, abbracciano la città, stracciando quelle politiche, religiose, violente, calcistiche. Un fiume di parole che sembrano non significare niente.
Ma non ne sarei così sicuro.
Ecco, poi mi sono incazzato. Secondo me, la cosidetta “commissione valori” del PD, anzichè far entrare Giuliano Ferrara, dovrebbe far entrare un cicinino di quel che comporta tutto ciò. Anche poco, eh. Fibra, per esempio, non sarebbe un ospite inquietante.
Non è che “laicità”, magari, significa anche “fatica”?
E voglia di leggere i muri.

Se Dio è quella cosa raccontata da Benigni per mezzo di Dante.
Se è quel verso del bambino che si stacca dalla mammella gocciolante latte. Quel respiro che vive per intercessione della donna. Quel (re)spirito incontemplabile che unisce lo spazio e il tempo, le cose e le persone in un unico pieno che spinge al bene. Quel nitore eterno e infinito nel quale alla fine si riflette il volto di ognuno di noi. Se è così, c'è.
Però una cosa devo chiedertela, Somma Luce. Perchè ci parli da quello stesso schermo? Quel demone che fa salire uno sul tetto a Omaha, Nebraska, e lo spinge uccidere per diventare famoso. Quel demone usato dall'evaso, per rilasciare l'intervista prima di costituirsi ancora. Quel demone per cui la madre uccide il figlio, e rilascia l'intervista. Il bambino si fa adolescente e vede.
Questo demone del vuoto, che sa essere luce quanto te.
Infima, ma luce.
Perchè il sommo e l'infimo si materializzano nello stesso quanto di luce?
Il primo suono è il tuo, o quell'atomo di carbonio che mi spinge a rimpiangerti?
(Riflessione davanti alla tivù, col bimbo febbricitante fra le braccia, ansioso per il Senato, pieno di pruriti e contento perché Suazo ha finalmente ingranato.)
"Nebbie e Delitti" è una fiction di Rai Due, scritta, interpretata e confezionata talmente bene che intendo recuperare i romanzi di Valerio Varesi, sull'ispettore Soneri. Ferrara, la caligine, l'incedere lento del Po e del genere polar di simenoniana memoria. Barbareschi s'è lamentato della collocazione, venerdì in prime time. Sbaglia. C'è freddo, c'è vento, si sta in casa. E c'è voglia di quella roba lì.
Anche sabato c'era freddo e vento, e voglia di esserci. Un lungo serpentone di giovani attraversava Genova, quasi autoconvocato. Ho camminato fianco a fianco con Giuliano Giuliani, e abbiamo scambiato alcune parole. Conferma l'impressione di uomo moderato, intenso e rigoroso che è emersa nel tempo. Merita di sapere la verità sulla fine di suo figlio. Quel sasso con cui gli hanno spaccato la testa mentre era già a terra, per esempio. Davvero, troppo, a prescindere dalle differenti valutazioni. Ad Anno Zero, Giuliani s'è augurato che Carletto fosse già morto quando è avvenuto quello scempio. Gli ho stretto la mano con forza. Per questo c'eravamo in cinquantamila, per soffiar via la nebbia dai delitti.
Joe Dante, come al solito, soffia alla grande. L'unico episodio decente di
"Masters of Horror" che ho visto finora è firmato da lui. Parla dello staff elettorale di un presidente simil-Bush prima delle elezioni per la riconferma. I soldati morti in questa guerra scatenata da una menzogna si risvegliano, scoperchiano le tombe e tornano a camminare per la strada. Zombi in divisa, che vagano, faticano a parlare, sembrano cercare solo comprensione. Lo staff del presidente ringrazia Dio e il presidente stesso, per il miracolo degli angeli guerrieri che tornano a calcare il suolo della patria. Tutti, però, si chiedono il motivo vero di questo risveglio. Finché uno degli zombie si presenta al seggio. Sono tornati per votare. E una volta depositata la scheda nell'urna, muoiono. Ci si rende conto che votano liberal, per la prima volta nella storia dell'esercito. I sondaggi danno il presidente in caduta, lo staff si affanna a condannare questi traditori decerebrati tornati dall'inferno. Si crea il panico, le elezioni stanno finendo in parità. Una dello staff tranquillizza i colleghi. "Tanto poi siamo noi a contare le schede". Infatti vince il presidente. Ma lo staff non fa in tempo a festeggiare. Un urlo potente si leva da tutti i cimiteri del paese. Si stanno risvegliando tutti i morti della guerra, anzi, di tutte le guerre, anche delle precedenti. Perchè quelli che sono tornati a votare, e si sono visti truffati, hanno fatto la cosa più normale per un soldato in difficoltà.
Chiedere rinforzi.

Si riaffacciano le emozioni.
Il doctor House, nel secondo episodio, è riuscito a portarmi alla soglia delle lacrime. Anzi, una è scesa. È un vero bastardo, credo che stasera comincerò il suo romanzo.
Sto percorrendo boschi, malaventure, i confini dell'ignoto. Ho lavorato fino alle tre. A notte fonda, mi sono sparato una stupenda intervista del mitico Giancarlo Fusco a Sergio Tofano, il creatore del signor Bonaventura. Anzi, lui era Bonaventura. Lo interpretava a teatro, con grazia e respiro soave. Quel milione scritto sul foglio, quel bassotto lungo lungo, anche due fogli. La capacità di stupire con poco: un pennarello, carta, poesia. Mi ha ricordato Saul Steinberg, un altro grandissimo di cui ho già parlato. Ma Tofano era la maschera. Un'Italia lieve, umile, preziosa. Così lontana da questa, gridata, nervosa, ambiziosa, che si nutre di fame.
Il nuovo template non è per vanagloria. Un regalo che mi hanno fatto. Servirà a ricordare soprattutto a me stesso il mio lavoro, che considero duro e dignitoso, a cui vorrei dedicare più attenzione anche qui. Ringrazio i colleghi disegnatori Werner Maresta, per la grafica, e Antonio Marinetti per il bel ritratto.
Leggo che persino i colori, oggi, devono combattere per la libertà.
Forza Magenta, siamo tutti con te!
Insistono che dobbiamo avere paura, e specificano bene di cosa.
Vittorino Andreoli scrive che la famiglia è un sistema di economia bilanciata dei sentimenti.
Mi piace come definizione, applicabile su vasta scala.
Ecco la sensazione che arriva dai media: sbilanciamento. Il mio cervello fatica a mettere in fila i problemi, le immagini. Mi chiede: com'è possibile che avete arrestato il capo della mafia e invece di concentrare tutte le energie per darle il colpo di grazia, debellandola, parlate solo di rumeni? Non so rispondergli, davvero.
Ho sentito Roberto Saviano, la sua potenza analitica. Il mio cervello mi ha chiesto: ma perchè questo non diventa un consulente istituzionale della lotta alla camorra? Non ho saputo rispondergli.



A Lucca ho visto migliaia di Cosplay, ragazze e ragazzi vestiti da personaggi incredibili. Si confezionano i vestiti da soli, e mi colpisce sempre quanto si prendano sul serio. Quegli altri ragazzi fuori dalla questura di Palermo che brindavano all'arresto di Lo Piccolo, sorridendo alla speranza. E quei ragazzi di Perugia, col loro voodoo di sesso e un vissuto di plastica al sangue. Il blog di uno di loro, che diventa rosso se una tipa lo guarda. I commenti, da zero a duecento in pochi attimi.
Enzo Biagi, Liedholm, i vecchi che se ne vanno. La spilla del partigiano sul petto, mentre in parlamento si attacca Garibaldi. Paolini senza pubblicità, il Dr. House coi pannolini in faccia durante la vasectomia. C'è un mucchio di roba, davvero un cantiere aperto. Infatti Blob lavora benissimo, ultimamente.
Il mio cervello meno. Chiede un sistema di economia bilanciata delle immagini. Ma non posso darglielo. Gli passo un libro che mi hanno regalato, che sembra non centrare niente e dice tutto.
Lo sappiamo, vecchio mio, il trucco è sempre quello. Solo sforzandosi di mettere in fila le cose, in qualche modo amandole, alla fine si può gridarlo.
Io non ho paura.
Tutti ci scrivono su qualcosa. È la rivoluzione alfanumerica di lettere che appaiono su qualsiasi superficie.
di Alberto Salza*, da D di Repubblica
Sul muro di una chiesa leggo: Maximum Miracle Centre. Gli africani hanno imparato "a scrivere con l'altra mano" per cui le lettere si trovano spesso in movimento. Su un furgone ho intravisto la scritta Sacco Van, sussulto anarchico. Su una barchetta del lago Turkana c'è il nome Nelle Mani di Dio (vento ai trenta nodi e trentamila coccodrilli tutt'attorno). Alloggiare è forse più facile, se gli hotel si proclamano a grandi lettere Senza Alcool o Per Esperimento ("Ci stiamo provando", mi ha spiegato il maître). Immani carestie e continue catastrofi hanno fatto scrivere a un falegname, sulla bottega, Bare e Mobilia: la sequenza di morte e resurrezione che è la storia d'Africa.
Italo Calvino diceva: "L'uomo è solo un'occasione che il mondo ha per organizzare alcune informazioni su se stesso". Gli africani hanno finalmente deciso di farlo per iscritto. Un vecchio masai analfabeta mi ha detto: "Quando la memoria va a raccogliere i rami secchi, torna con il fascio di legna che preferisce". Gli risposi che Platone, per bocca del faraone (africano), nel Fedro afferma: "L'alfabeto ingenererà oblio nelle anime. Lo scolaro richiamerà le cose non più dall'interno di se stesso, ma da segni estranei. E non sarà saggio, ma solo dotto". Un ragazzino intervenne, nonostante il fatto che, da queste parti, non potrebbe rivolgere la parola a un adulto senza essere interrogato. "Comprami una lampada, per leggere di sera. E un telefonino, così ti scrivo", disse indicando l'emporio su cui stava scritto Dio è Capace di Tutto.
La frase è vera a tal punto che ho visto apparire, sulle remote terre che circondano il lago Turkana, un'antenna per la telefonia cellulare. Chongo, ex predone somalo, passa il tempo a mandare messaggini agli elementi del clan sparsi per il mondo, ricostituendo così il "territorio familiare", base del sistema di vita dei somali. Curach, pastore rendille, informa suo cugino su dove sia il
pascolo migliore. Nakapel, turkana, scrive a tutti le sue personalissime previsioni del tempo (qui le piogge erratiche sono fattori limitanti della sopravvivenza). I gabbra, razziatori di bestiame, si appostano via sms. Certo, tutta questa gente doveva saper scrivere prima che arrivasse il telefonino, ma la comunicazione scritta era come sospesa. Il Rinascimento africano si esprime oggi via sms, in compressione linguistica giovanile.
Nei pressi di Mwanza c'è un'isola fetente, nel lago Vittoria. Ci abitano giovani pescatori e prostitute. Sono il risultato di una complessa degradazione ambientale (introduzione del pesce persico a scopi industriali) e sociale (sradicamento parentale, inurbamento, traffico d'armi, Hiv). Su una baracca si legge, dipinto a grandi lettere ben staccate, questo graffito: Essere poveri è come essere vecchi.
*nato a Torino nel 1944, è antropologo "specializzato in nomadi", ricercatore,
scrittore e viaggiatore. Il suo libro più recente è Sudafrica (White Star, 2007).

Giorgio John Squarcia suona inquietante, nel contesto. Ieri ho seguito la docufiction sul caso di Erba, con tutti i pregiudizi possibili. Giorgio John Squarcia, però, ha confezionato un ottimo prodotto. La novelization da lui scritta e diretta mi è piaciuta, anche tanto. Chiaramente ha suscitato un vespaio. Potete leggerne qui.
La ridda dei commenti squarcia più di Giorgio John...
Ne trovate anche tre miei, tra cui questo:
"Sono arrivati i dati auditel.
La docufiction al 17, flop.
Matrix (con Azouz in studio) al 27, successone.
Il che significa che la professionalità della fiction non ha premiato. Il voyeur preferisce sempre l’originale.
Questo sì, dovrebbe farci riflettere.
Insieme alla “compressione” sociale a cui ci ha relegato questo tardo capitalismo decadente. Con chicche psicotiche come un commento sotto, sulla pena di morte. Stiamo entrando in quella fase in cui la collettività viene vissuta come infida nemica, e l’individuo vuole stare solo. Senza tasse, senza amici, senza futuro.
Solo, con la morte."
Nel mio piccolo sono un fottuto talent-scout, direbbe Tarantino. Lui pesca a piene mani nell’immaginario dell’entertainment popolare, di ogni tempo e latitudine, riscoprendo un fascino perduto. Anch’io, tanti anni fa scoprii lui. Era un periodo che mi sparavo due film alla volta, con amici cinefagi. Entravo in un cinema e poi in un altro. Quella sera d’estate i titoli che c’ispiravano di più erano “Reservoir dogs - Le Jene” e “Cuba libre”. Tralascio il secondo, già da quella sera rimasi colpito dal primo. Era qualcosa di nuovo. Forse perché era qualcosa di vecchio. Insomma, una felice scoperta per le quattro persone sudaticce in sala. Anzi, ora che ci penso, due facevano dell’altro. Doppio film in una sera, come nei “grindhouse” americani, le sale a doppia proiezione. Ci si poteva trovare roba di kung-fu, o blaxpoitation, o inseguimenti d’auto con super-stuntman, o le super-amazzoni di Russ Meyer. Prendere gli elementi, mischiarli, ed ecco servita la pietanza. Il cuoco Tarantino analizza i generi con la pazienza dell’entomologo. Studia, seziona, rielabora. Ma quello che mi piace di lui è che ne rimette in scena la vitalità. Ormai conosce la grammatica talmente bene, da non doversi preoccupare troppo dello stile. O, per meglio dire, si spinge a tali livelli che lo stile diventa contenuto. E l’epica del film è un’epica “interna”, con il gioco delle citazioni e dei personaggi-macchietta che usano se stessi come icone, scartando all’improvviso di lato. Come se Willy Coyote raggiungesse all’improvviso Beep Beep e se lo divorasse. Ecco, questo succede. Gli piacciono i suoni della parole messicane, come al vecchio Peckinpah. Gode al suono dei “Burrito”, dei “Tacos”, di una “Piña Colada”. Non a caso Peckinpah spicca su una maglietta. “L’ultimo Buscadero”, c’è scritto. Il titolo italiano del film con Steve McQueen. In italiano, non l’originale. Diavolo d’un Quentin. E il primo quarto d’ora è una tempesta di parole, un’esondazione. Parole vacue di donne, tra sigarette, birre, sms. Horror vacui, direbbe chi parla bene. “La puta que te pario”, scriverebbe Quentin nel copione. Una nera ricciolona, una bionda, e “Butterfly”, una mora stile Angelina Jolie. Ecco il trittico di icone femminili che intriga il regista nella sua impostazione geometrica. Dittici, trittici. Sì, perché questo “Death Proof " che vedete al cinema è la prima parte di un dittico in stile grindhouse, la cui seconda parte – “Planet Terror” – è stata girata da Robert Rodriguez e uscirà tra un mese, usando come protagonista una delle ragazze di Tarantino.
Fiume di parole, nel profondo Texas. Fiume di parole grezze, con l’imprinting di una DJ chiamata “Jungle Julia”, che vive del suo personaggio. Tanto da sbraitare insieme alle amiche ogni volta che trova un cartellone con raffigurata se stessa. L’icona esulta di essere icona, triste per un sms deludente, felice per un sms speranzoso. Insomma, macchietta, okay. Ma anche realistica. Tipe del genere se ne vedono parecchie nei locali nostrani, o iconizzate in “Lucignolo” su Italia Uno. Jungle Julia e le strafatte. Jungle Julia che incastra Butterfly in una promessa di lap-dance. Fuori è posteggiata un Dodge Challenger nera, col teschio sul cofano. E “Stuntman Mike” è nel locale con la faccia sfregiata di
Jena Plissken e seziona tutto e tutti, col suo gioco, d’icona e di parole. Punta il trittico, usa il barista – diavolo d’un Quentin – e le altre femmine in un gioco di sponda per arrivare alle femmine che l'interessano. Anche in lui non è si specchia la verità, ma la verosimiglianza. Che nell’eccesso diventa ironia. Lui cerca di mettere un timbro nell’horror vacui, col suo curriculum. Ha fatto la controfigura in mille telefilm, li snocciola a gran voce, tra un pezzo e l’altro del juke-box. Ma nessuno li ha visti. Forse, se qualcuno li avesse visti si sarebbe salvato. Non vi dico cosa succede dopo, fuori dal locale. Vi dico che c’è il botto improvviso, che Willy Coyote cattura Beep Beep e lo riduce a polpette, lasciandovi a bocca aperta. Le cose accadono, e basta. Liberatorie. Senza motivazioni psicologiche, nel gioco delle icone. Come se noi all’improvviso potessimo sparare al televisore mentre c’è “Lucignolo”, o “Verissimo”. La sensazione del botto è questa. Liberatoria. L’horror vacui, riempito da un “plenum” assordante. Siamo a bocca aperta, ma subito scoppiamo a ridere sui dialoghi stile Lansdale tra uno sceriffo texano e il suo figlio tonto che riflettono alla texana sull’accaduto, sotto i loro capelli texani a tesa larga.
Poi, ci si sposta in Teneesee, 14 mesi dopo. Perchè c’è la seconda parte del film. La metà del dittico è a sua volta divisa a metà. Quindi il dittico potrebbe essere un “quadrittico”, se anche Rodriguez ha fatto lo stesso con la sua pellicola. Quattro film in due, che sono uno. Fantastico. Comunque, ecco in scena il trittico femminile: nera ricciolona, bionda, mora. Con una piccola aggiunta poco importante. Questa seconda parte deve davvero tanto al Russ Meyer di “Vixen”. L’inversione a “U” del racconto è la stessa di cui vi ho parlato in un altro post. La geometria e l’impianto drammaturgico si ribaltano specularmente. La notte diventa giorno, stavolta saltiamo sui sedili di una Dodge Challenger bianca. Non rivelo nulla, dico solo che nel finale le donne in sala si sono messe ad esultare come allo stadio. Yayhhhhhh!
Grande Tarantino, in fase misogino-femminista, ormai troppo sopravvalutato e insieme troppo sottovalutato. Termoconvertitore del trash. Invecchiando, sei diventato anche un simpatico moralista. E qui, forse, hai confezionato il più “tarantiniano” di tutti i tuoi film.
Sorpresa. Anche questo post ha due storie, come nei grindhuose. E si ribalta geometricamente, tenendo come base il titolo.
Roberto Saviano l’ho incrociato una notte su Rai Due, restando colpito prima
dal volto. Poi dalle parole. Tutto molto autorevole. Scoprii che era un autore e mi appuntai il titolo. “Gomorra”. Lo andai a comprare subito. Ai tempi, il commesso doveva guardare sul computer, per tirarlo fuori da uno scaffale nascosto. L’invidia non è un sentimento che mi appartiene, ma farò un’eccezione. Invidio Saviano, la sua potenza, la sua intransigenza, il suo vivere la scrittura come elemento totale. Totalmente etico, totalmente intenso, totalmente avvincente, totalmente reale. Invidio la mia invidia per un ragazzo giovane, che mi spinge a comprare una rivista solo vedendo il suo nome in copertina. È il più grande, e a parecchie lunghezze da tutti gli altri. Non ho mai letto una sua frase concepita per compiacere. Uno potrebbe dire, che c’entra col "piacione" Tarantino? Che c’entra il trash?
C’entra, se teniamo buono il ribaltamento geometrico ma speculare a cui accennavo. Perché, paradossalmente, anche in lui lo stile è tutt’uno col contenuto. In una sua intervista cita Hemingway, che definiva lo stile come “grazia sotto pressione”. Una definizione meravigliosa. La grazia compressa di Saviano, ora, deve girare sotto scorta. Perché l’oggetto del suo stile è la denuncia sociale. Le sue doti di entomologo le usa per sezionare la cronaca e la storia recente della sua città, in un grido documentato che non lascia scampo. Un grido per il quale è difficile trovare il fiato. Si rischia di non avere né fiato né scampo.

Il “trash” c’entra perché sull’ultimo Espresso la sua grazia sotto pressione s’è occupata di spazzatura napoletana. Rivelandoci dettagli interessanti sul controllo camorristico del business e sul nord come cervello del polipo puzzolente. Quello stesso nord che è andato recentemente alle urne manifestando ribrezzo per le montagne di rifiuti di Napoli. Un nord cialtrone e ignorante. Dove Fabrizio Corona si affaccia al balcone, lancia le mutande, e trova i fans in strada pronti ad accapigliarsi per raccoglierle. E le telecamere di "Lucignolo".
Saviano mette il suo timbro nell’horror vacui, tornando a raccontare il paese. Ha fatto i nomi, ha raccontato gli intrecci perversi, li snocciola a gran voce, tra un pezzo e l’altro del juke-box Italia. Ma nessuno li ha visti. Forse, se qualcuno li avesse visti si sarebbe salvato.
Bene, bene, teniamo il cervello in funzione “grindhouse”.
Se continua così verrà il giorno di Willy Coyote, del botto.
Della grazia libera e incendiata.

Dicono che il Primo Maggio è stato solo il monologo di un terrorista.
E che il 25 Aprile è stato solo vento di contestazione.
Ma io ho visto questo.
Ed ero in piazza con lui.

In Pace.
Ci ho messo un po’ a capirlo. Agli inizi dei
Novanta, mi ha fregato la sua allure da innovatore grafico e linguistico. In realtà Frank Miller è un machista, sciovinista e conservatore, che - fingendo di andare in direzione contraria - spinge verso il basso l’asticella delle possibilità espressive. Quando la sua opera prende tridimensionalità, anche il suo mood s’esprime a tutto tondo. E, alla fine, di tridimensionale non resta niente. Ogni elemento è rigidamente unidimensionale e collocato nel proprio compartimento stagno. I politici tutti un po’ persiani, e quindi orientaleggianti-in-sé. Le donne puttane tentatrici. Possono diventare puttane guerriere, o semplici guerriere. Gli eroi proiezioni del super-americano dei suoi sogni, che è il super-ninja-spartano.
Il monaco guerriero, espressione di una minoranza iniziatica capace di difendere la purezza fino al sacrificio estremo: il Ronin, l’archetipo della destra, ad ogni latitudine, in ogni tempo. Da Re Artù, agli hobbit, alle
curve degli stadi. La purezza è salvaguardia d'identità, unità. Combattere la complessità, la contaminazione, la dualità. Il Dark Knight di Batman sembrava rappresentare il compendio crepuscolare della stagione dei super-eroi, ma ora capisco. Ricordo come venivano interpretate le istituzioni: una inutile gabbia vociante intorno all'eroe. Si trattava solo di avvisaglie, e non me ne accorsi. Come in Sin City. Sembra, ma non è il
nero-noir hammettiano il vero linguaggio dell'opera, con i suoi dubbi e le sue feconde irrisolutezze. Non è il pulp alla Black Mask, con la sua ironia di fondo. È un nero-buio autoreferenziale, l’atto risoluto ed esplicito di chi tifa per Edipo, senza accettarne il mito completo. Lascio volentieri 300 alle orde di adolescenti, che ne usciranno come dopo una robusta seduta onanistica.
Non a caso spezzoni del film si trovano su siti extreme-funny-porno, insieme a quelli di Apocalypto.
Per Mel Gibson vale lo stesso identico discorso, con l’aggravante christian-reborn. In lui tutto è passione autoflagellante, cilicio implicito, antisemitismo subliminale. Apocalittico, appunto. Quando beve, Mel lo ammette pure, e manda a fanculo l’insegnante quando gli fa presente che i maya non erano quella roba lì.
Costoro sono ignoranti, ritengono che la storia, la vita e il futuro siano senza speranza, che fuori dall’occidente esista solo assedio. E ne fanno estetica. Concepiscono il cinema come espiazione, come rifugio peccatorum.
Rileggetevi Spillane, guardate Peckinpah, ragazzi. Se volete essere "fasci" di classe lasciate perdere le neo-suggestioni infernocentriche della Conferenza Episcopale Italiana.
Il male merita di meglio.
Di tanto in tanto è bello immergersi nel cuore dell’Emilia.
Mi hanno invitato a Carpi, per un ciclo di conferenze nelle scuole. Era da un po’ che non viaggiavo in treno e che non incontravo i ragazzi. La seconda esperienza è stata incredibile. Un istituto professionale, primo anno. In cento, di tutti i colori,
seduti a terra. Introduce la psicologa del Sert. Mi hanno appena spiegato che vogliono recintare la scuola con la corrente elettrica, perché durante la ricreazione entrano gli spacciatori. Eroina. La fumano, già a quattordici. Li vedo. Sono un gruppetto e stanno ai lati della palestra, defilati. Le femmine, più interessate e partecipi, sono sedute in prima fila. Una indossa lo chador, è bellissima e manifesta un’attenzione lontana. Inizio. Presentazione, professione, quattro cavolate sul lavoro, sul personaggio, sulla criminologia e blabla. Li guardo in faccia. Chi si dedica alle unghie, chi mi fissa in cagnesco. Qualcuno è già a casa col cervello. Panico. Provo a continuare per la mia strada. Ma un camion di diffidenza s’è messo di traverso, inutile frenare, impossibile continuare. Allora sterzo bruscamente ed esco fuoristrada. La mia dolce metà e i prof strabuzzano gli occhi. Anch’io mi stupisco dell’azzardo. Portatemi un blocco di carta. Pennarellone. Okay, ragazzi, adesso scriviamo una storia di droga tutti
insieme. Gli occhi tornano a me per un istante, qualcuno accetta la sfida. Forza, sparate un nome. “Giacomo” grida uno. Forza, inventiamoci un luogo, una situazione. I piccoli teddy-boys, ora appoggiati alla spalliera, sparano cavolate, spavaldi. E io scrivo tutto quello che mi suggeriscono. Restano spiazzati. Si va avanti. Un lenzuolo di appunti. Rileggo. Una marea di cose scollegate tra loro. Mi sento come un trapezista che s’è lanciato senza rete, SUDO. Come d’incanto i fili si annodano. Mi volto, chiedo, non sento, scrivo, accompagno. La storia di un ragazzo che di notte, va al parco, per farsi la sua prima dose di eroina. E la sua fidanzata che cerca di fermarlo. Non svelo intreccio e finale, resterà un nostro segreto. Però ricorderò per sempre quel faccia-da-teppa appoggiato alla spalliera. All’inizio mi guardava con disgusto. Quasi tutti i dialoghi sono stati i suoi. Sapeva di cosa parlavamo, ed è stato il migliore.
Campanella. Sembra un gong di fine ripresa. Mi siedo all’angolo, mi portano l’acqua. Pacche sulle spalle, mi riprendo. Giusto in tempo, parte il secondo round. Altri cento. Evvài. Presentazioni, due blabla, pennarello. Chiedo un protagonista. “Un gatto!”, grida il bulletto di turno. Tutti giù a ridere. Io scrivo “Gatto” sul blocco e gli dico bravo. Lui alza le sopracciglia. E poi? “Un ragazzo.”, suggerisce la ragazzina accoccolata tra le gambe dell’amica del cuore. Da lì in poi ci seguiranno. Nome? “Jacopo!” gridano in tanti. Resto basito, non solo per motivi personali. Ma anche statistici. Il cervello collettivo di quei ragazzi, in momenti diversi, con persone diverse ha prodotto due nomi pressoché identici. Mi piacerebbe capire perché. Forse qualcosa che riguarda la cronaca locale? Putroppo anche l’eroina segna un trait-d’union. Dopo un quarto d’ora di crescendo rossiniano, mi accorgo che sul blocco ho scritto:
“Droga”-“Gatto”-“Jacopo, 18 anni”-“Graziana, 7 anni”-“Modena”-“Milano”-“Eroina”- “Genitori morti” - “Affidamento”- “Treno”.
Nuovo balzo senza rete, con doppio salto mortale carpiato. Anche stavolta fila liscio. Anzi meglio. Alla fine, steso il lenzuolo di scottante materiale, tiriamo le fila, risolviamo i problemi, calibriamo gli snodi narrativi. Ci documentiamo, aggiriamo ostacoli. Come ciliegina finale chiedo tre dialoghi di raccordo. Faranno da ossatura al componimento. Con l’ultimo dialogo, proposto timidamente da una ragazzina con la t-shirt a righe, si compie il miracolo. La battuta finale ribalterà la tragedia in commedia. Davanti ai loro e ai miei occhi, si è sciolto il sangue di San Gennaro della narrazione. Il demone del racconto vince la realtà, la inghiotte, procedendo virtuoso. Nell’uscire, la ragazzina mi sfila a fianco e dice grazie.
“Grazie a te”, rispondo.
Poi visita al Mac’è, tortellini di zucca con aceto balsamico e viaggio in treno, dove ho conosciuto Nicholas. Studente bolognese, angolano, piccolo fan di Jimy Hendrix. Ma questa è un'altra storia, di cui parlerò solo col suo permesso.
A sabato prossimo, mia bell’Emilia.
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