11:18 Cariche di alleggerimento davanti al Senato
11:17 Gelmini annulla presenza a inaugurazione Lateranense Il ministro della pubblica Istruzione non parteciperà, come previsto, all'inaugurazione dell'anno accademico della Pontificia università leteranense, a Roma, per motivi di sicurezza: lo riferisce l'ufficio stampa dello stesso ateneo. Il ministro, a quanto risulta, è stato scortato dal Renato al ministero per evitare contestazioni.
11:16 Napolitano esce da Montecitorio.
Studenti: "Non ci lasciare soli" Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lascia palazzo Montecitorio dove ha presenziato al convegno "La Grande Guerra nella memoria italiana" e da dietro l'obelisco della piazza, dove una settantina di studenti fanno lezione all'aperto in polemica con il decreto sulla scuola, si leva un lungo applauso. "Non ci lasciare soli, Presidente" gridano alcuni. Dall'interno dell'auto, Napolitano guarda e risponde con un saluto.
11:15 Senato, dal Pantheon arriva altro corteo
"Non siamo stupidi, siamo informati. Rivogliamo la nostra scuola": gridando questo slogan un mini corteo di studenti delle superiori, capitanati dai liceali dell"Amaldì si sta recando dal Pantheon a corso Rinascimento per unirsi ai manifestanti che sono già lì da stamani. "Non facciamo parte di nessuna associazione studentesca - spiega uno degli studenti - siamo alunni di un liceo scientifico e questa riforma non ci piace proprio ".
11:14 Senato, striscione in strada dei senatori Idv
In strada, davanti al Senato, appena i parlamentari di Idv alzano uno striscione con sotto scritto "se passa la Gelmini, referendum!" gli studenti rispondono in coro "referendum, referendum!" e annunciano: "proseguiremo la lotta nelle scuole e nella università".
11:13 Roma, corteo verso il ministero dell'Istruzione
Un corteo di due-trecento studenti tra quelli di 'Roma Tre' e di alcuni licei come il 'Socrate' o il 'Torricelli' sta marciando su viale Ostiense verso il Ministero della Pubblica Istruzione e poi al Senato. 'Stiamo arrivando, ministra, stiamo arrivando', urlano gli studenti che ripetono 'non siamo ne' di destra nè di sinistra ma siamo tutti contro la ministrà. Un mega striscione, lenzuolo bianco e scritta in rosso, recita: "la scuola pubblica non si tocca: ministra vattene".
11:12 Senato, scesi con gli studenti tutti i parlamentari dell'opposizione
Tutti i 119 parlamentari del Pd e i 14 dell'Idv sono scesi in Piazza per parlare con gli studenti.
11:11 Finocchiaro parla con studenti.
Applausi e richiesta referendum Applausi e una richiesta corale che si giunga ad un referendum. Questo il faccia a faccia tra il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro e gli studenti che stanno manifestando davanti a Palazzo Madama. Subito dopo il voto un gruppo di senatori del Pd e Dell'Idv, guidati dalla stessa Finocchiaro sono scesi in strada per incontrare gli studenti. Tra loro anche il ministro ombra della Pubblica Istruzione, Maria Pia Garavaglia.
11:10 Tafferugli a Milano, cariche della polizia
La polizia ha caricato la testa del corteo degli studenti di liceali milanesi che, attraverso Brera, si sono mossi verso il centro di Milano. Adesso si trovano in Via San Paolo e stanno tentando di raggiungere Corso Vittorio Emanuele. La carica è avvenuta dopo che gli studenti, lungo il percorso, hanno lanciato petardi, uova e zucche in direzione delle forze dell'ordine. Tenteranno di raggiungere Piazza San Babila.
11:09 Rete studenti: "Il voto del Senato non ci fermerà"
"Il voto del senato non ci fermerà. Manifestazioni sono in corso in tutta Italia, gli studenti non fermeranno la protesta che continuerà ad essere pacifica, trasversale e non violenta". Lo afferma in un comunicato il portavoce della rete degli Studenti: "Domani attesi migliaia di studenti per il corteo studentesco unitario che seguirà quello dei sindacati e partirà da piazza Esedra alle 9,00. Il corteo di domani è una prima risposta all'arroganza di questo governo: saremo tantissimi per dire al governo che deve tornare indietro, la Gelmini passa in Parlamento ma non passerà nelle nostre scuole e nelle nostre università".
11:07 La protesta degli studenti in onda su Deejay
Arriva anche sulle frequenze di Radio Deejay la protesta degli studenti milanesi contro la Riforma Gelmini. Proprio mentre il Senato approvava il decreto, quattro universitari della Statale, della facoltà di chimica, filosofia e geografia, sono stati ospiti del fortunatissimo programma "Deejay chiama Italia" condotto da Linus e Nicola Savino. Gli studenti hanno presentato i motivi della protesta contro i tagli e annunciato dalla radio le prossime iniziative: la manifestazione di domani mattina che partira' dalla Statale alle otto sotto lo striscione "Università chiama Italia" e quella nazionale a Roma il 14 dicembre.
11:06 Gelmini: "Si cambia. Si torna alla scuola della serietà"
"La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Il ministro ha ricordato che "provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l'introduzione dell'educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l'introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani". "Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento", ha concluso.
11:02 Uds: "Proteste continueranno"
"Tutti gli studenti, uniti nella battaglia comune per la difesa del sistema formativo pubblico, proseguiranno nelle loro proteste, come sempre pacifiche e non violente, contro lo smantellamento del sistema formativo pubblico italiano". E' quanto afferma l'Unione degli Universitari ricordando che le proteste continueranno in tutta Italia, oltre al sit-in sotto Palazzo Madama.
10:54 Pd e Idv in piazza con studenti.
Finocchiaro parla con studenti Subito dopo il via libera del Senato al dl Gelmini i senatori del Pd e dell'Italia dei valori scendono in piazza con gli studenti, che da ieri manifestano sotto palazzo Madama. In testa al gruppo dei senatori c'è la capogruppo del Partito democratico Finocchiaro che, dopo aver letto in aula una lettera di alcuni studenti che aderiscono alla protesta, si intrattiene a parlare con alcuni di loro.
10:52 Studenti davanti al Senato: "Noi da qui non ce ne andiamo"
"Noi da qui non ce ne andiamo, Gelmini, Gelmini vaffa". Così gli studenti assembrati sotto Palazzo Madama hanno reagito alla notizia che è diventata legge la riforma Gelmini. "Continueremo al nostra lotta nelle Università e nelle scuole", proseguono gli studenti che intanto a migliaia hanno invaso la zona attorno al Senato fino a Corso Vittorio e Piazza delle Cinque Lune.
10:50 Lotta studentesca: la protesta non si fermerà
"Ci state rubando il futuro, state distruggendo l'avvenire di milioni di giovani e credete di poterlo fare impunemente". Lo scrive in una nota il movimento giovanile Lotta studentesca vicino a Forza nuova. "Noi non ci stiamo, pretendiamo di avere voce in capitolo per quanto concerne l'istruzione e siamo disposti a tutto. Nessuno si illuda - si legge in una nota - che la protesta si fermerà". Intanto questa mattina i militanti di lotta studentesca hanno occupato l'istituto tecnico commerciale 'Riccati' di Treviso.
10:48 Milano, studenti Statgale a radio Deejay
Un gruppetto di 12 studenti dell'Università degli Studi di Milano si sono presentati oggi alle 10 sotto la sede di Radio Deejay, sventolando uno striscione che recita 'Universita' chiama Italià per chiedere di poter esporre le ragioni della protesta contro i tagli all'università durante la trasmissione 'Deejay chiama Italia' condotta in diretta radio e tv da Linus e Nicola Savino. Dopo una breve trattativa sono saliti negli studi quattro ragazzi di cui uno prenderà la parola durante il programma.
10:47 Potenza, migliaia in corteo verso università
Alcune migliaia di studenti delle scuole superiori di Potenza stanno percorrendo in corteo alcune delle principali vie della città: la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola si concluderà nella sede di rione Francioso dell'Università degli Studi della Basilicata. Il corteo sta provocando disagi al traffico cittadino. Gli studenti hanno mostrato striscioni e cartelloni contro il provvedimento.
10:46 Striscione Idv in aula Senato: passa dl, ora referendum
Subito dopo l'approvazione del decreto Gelmini sulla scuola, salutato con un lungo applauso dai banchi della maggioranza, i senatori dell'Italia dei valori espongono in aula uno striscione in segno di protesta. Sopra c'è scritto: "passa la Gelmini, referendum!". La protesta dell'idv dura qualche secondo, i senatori, prima che intervengano i commessi, mettono subito da parte lo striscione. Al momento della votazione, tra i banchi del governo strette di mano tra il ministro Gelmini, visibilmente soddisfatta, e i ministri in aula tra cui Bondi, Sacconi, Calderoli e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanardi.
10:44 Trento, occupata sociologia
La facoltà di Sociologia dell'Università di Trento è stata occupata dagli studenti a partire dalla nottata. La decisione è stata presa al termine di un'assemblea, a cui ieri sera hanno partecipato anche rappresentanti di altre facoltà. A dormire nella struttura sono stati una trentina di giovani di Sociologia, più qualche singolo studente di altre facoltà, quali Giurisprudenza, Lettere, Scienze cognitive, Matematica ed Economia. La didattica non è stata bloccata, ma vengono proposte lezioni alternative e lavori di gruppo.
10:44 Senato blindato
Prosegue incessante l'afflusso degli studenti nella zona di Palazzo Madama e il Senato è praticamente assediato. Migliaia di ragazzi si sono posizionati a corsia Agonale, a piazza delle Cinque Lune e su corso Rinascimento, circondando di fatto il Senato da tre lati. Imponente lo schieramento delle forze dell'ordine che bloccano con dei mezzi blindati l'accesso a piazza Madama.
10:42 D'Alia: "Da oggi le famiglie hanno un problema in più"
"La scuola, l'università e la formazione italiana non sono patrimonio di questa o quella parte politica. Sono l'anima della nazione, e sono di esclusiva proprietà delle famiglie italiane, che oggi avranno un problema in più: quello di far fronte, con le ridotte risorse economiche a disposizione, ai danni che sta facendo la maggioranza con questo decreto". Lo ha affermato nell'Aula di Palazzo Madama il capogruppo dell'Udc-Svp-Autonomie, Gianpiero D'Alia, nel corso della dichiarazioni di voto sul decreto Gelmini.
10:36 Senato, approvato il dl Gelmini
Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge.
10:36 Milano, corteo in San Babila
A Milano, secondo quanto riferito dai collettivi studenteschi, è previsto per le 11 circa un concentramento delle scuole superiori milanesi in piazza San Babila dopo un primo appuntamento in largo Cairoli. Da San Babila, il corteo non autorizzato degli studenti dovrebbe dirigersi fino a piazza Cadorna, anche se rimane ancora incerto il tragitto e la meta della manifestazione. Questa mattina alle 9 circa, gli studenti di Kandinsky e Agnesi si sono riversati in piazza XXIV Maggio bloccando il traffico per alcuni minuti e la stessa cosa hanno fatto a piazzale Lotto Boccioni, Conti e Vittorio Veneto. Al Manzoni invece, scuola occupata e gruppi di studio, dibattiti e lezioni autogestite con professori e studenti per discutere del decreto prima di unirsi al corteo. Più di 500 studenti del Carducci, infine, hanno partecipato, sempre intorno alle 9, a una lezione collettiva in piazza Bacone, anche loro prima di dirigersi al concentramento.
10:34 Senato, continua l'assedio degli studenti
Prosegue l'assedio degli studenti di fronte al palazzo Madama dove si sta votando il dl Gelmini. Più di un migliaio i ragazzi che riempiono lo stretto budello che separa l'ingresso del Senato da Piazza Navona e una parte di loro ha invaso con striscioni e manifesti multicolore la storica piazza romana. Molti sono entrati anche su corso Rinascimento. Si tratta, soprattutto, di studenti di licei romani ma non mancano giovani ricercatori universitari in camice bianco, genitori e docenti. Sfidando incuranti la pioggia, che a intermittenza anche oggi sta battendo su Roma, gli studenti cantano i loro slogan e stanno mettendo in atto una rumorosa protesta.
10:31 Finocchiaro legge in aula messaggio degli studenti dell'Orazio
"Onorevole Presidente del Senato onorevoli senatori, oggi nelle vostre mani non vi è un semplice decreto legge, ma il nostro futuro , che è il futuro del paese; è a voi che rivolgiamo l'ultimo, strenuo appello affinchè qualcuno, finalmente, prenda in considerazione il nostro parere: il parere degli studenti". E' quanto scritto dagli studenti del Liceo Orazio in una lettera consegnata ad Anna Finocchiaro, letta dalla senatrice nell'Aula di Palazzo Madama
10:30 Catanzaro, giornalino per dire no alla Gelmini
Hanno sacrificato i risparmi per stampare un giornalino e ribadire il loro no al decreto Gelmini. Sono alcuni studenti del Liceo scientifico "Siciliani" di Catanzaro, istituto in autogestione da qualche settimana. In quattro pagine tra articoli e vignette, il gruppo di studenti redattori de "La Voce dello studente", ha raccontato l'esperienza dell'autogestione e motivato la scelta di dare vita all'iniziativa nell'istituto "non per interrompere le lezioni per non fare nulla" ma "per dire basta all'indifferenza e fronteggiare una situazione di passività".
10:29 Cossiga: "Pci applaudì quando feci picchiare studenti"
"Quando ho fatto picchiare a sangue gli studenti che avevano contestato Lama il gruppo del Pci in piedi in aula mi ha tributato un unanime applauso. ma erano i tempi di Berlinguer, non di Walter Veltroni, di Natta e non di Franco Marini. Erano i tempi del glorioso Partito Comunista". Lo ha dichiarato, in aula al Senato, il senatore a vita Francesco Cossiga.
10:27 Senato, arrivati cortei.
Le forze dell'ordine serrano le fila Grosso corteo sta premendo su corso Rinascimento. Le forze dell'ordine stanno serrando le fila. "Noi la crisi non la paghiamo", questo lo slogan scandito dagli studenti in attesa del voto finale al Senato sulla riforma Gelmini.
10:25 Calabria, si allarga la protesta
Si allarga la protesta studentesca in Calabria contro i provvedimenti del ministro della poubblica istruzione, Maria Stella Gelmini. Da stamani sono in assemblea gli studenti dell'istituto magistrale e dei licei che hanno avviato la discussione sulle conseguenze del decreto di riforma ed hanno annunciato per domani in corteo per le vi del centro costiero cosentino. A Filadelfia, nel vibonese, da sabato scorso gli alunni stanno occupando il liceo scientifico. Oggi sono scesi in campo anche gli alunni dell'Istituto professionale che a loro volta hanno occupato la scuola.
10:25 Alemanno: "Spero in dialogo con studenti"
"A proposito delle manifestazioni degli studenti mi auguro che ci sia un dialogo anche con loro ma al contempo che il movimento studentesco non prenda posizioni conservatrici per difendere lo status quo". Lo ha sottolineato il sindaco di Roma Gianni Alemanno subito dopo l'inaugurazione del monumento "Assalto all'Olimpo" in viale Mazzini: "Spero in una linea di riforma condivisa".
10:24 Cagliari, gruppo di studio e di lavoro dell'Idv sulla Legge Gelmini
E' stato costituito nella sede regionale Idv un gruppo di studio e di lavoro sulla Legge Gelmini, per contribuire al dibattito sulle conseguenze psico-pedagogiche che tale iniziativa legislativa comporta. Lo ha reso noto la coordinatrice provinciale di Cagliari dell'Italia dei valori, Rina Salis. Del gruppo di lavoro fanno parte insegnanti di ogni ordine e grado, dalle elementari all'Università, partecipa anche la Presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari (Cip). Il gruppo di lavoro si propone di elaborare proposte operative anche di rilevanza referendaria.
10:22 Bologna, maschere in corteo
I manifestanti di Bologna sono tutti a lutto e sfilano tenendo in mano fiaccole e ceri funebri. Ci sono inoltre dei trampolieri travestiti da "morte" che viene a uccidere la scuola pubblica e da "cieco" che non riesce più a trovarla. Gli studenti del polo artistico sfilano portando in spalla una bara, altri bambini sono travestiti da fantasmi, e tante altre persone tengono in mano dei lumini.
10:22 Manifestazione a Bologna
Sono oltre cinquemila tra alunni, insegnanti, genitori, studenti medi ed universitari gli "orfani" della scuola pubblica che stanno manifestando in corteo per le vie del centro storico di Bologna. I manifestanti si sono ritrovati in piazza Maggiore e con centinaia di ceri hanno composto una scritta sul "Crescentone". "Fermatevi", è questo il grido che arriva dalla piazza diretto verso il governo.
10:19 Finocchiaro a Bricolo: "Macigno sul federalismo"
Replica della capogruppo Finocchiaro al leghista Bricolo: "Le cose dette sulla territorialità degli insegnanti, docenti padani in Padania, veneti in Veneto - e non sapete cosa vi perdete - saranno come un macigno sull'approvazione del federalismo".
10:17 Bricolo: "Sinistra immatura ma ricreazione è finita"
"La ricreazione è finita, oggi approveremo il decreto sulla scuola e presenteremo altre riforme. Cambieremo nonostante voi questo Paese", è l'avvertimento che il capogruppo della Lega al Senato Bricolo lancia all'opposizione durante le dichiarazioni di voto sul dl Gelmini. "In Francia e nella Spagna rossa di Zapatero - spiega Bricolo - le classi ponte ci sono da vent'anni, servono a integrare gli alunni che non sanno la nostra lingua. Chiederemo la regionalizzazione degli insegnanti: avremo insegnanti veneti in Veneto e siciliani in Sicilia che conoscano le lingue locali. I crocifissi rimarranno nelle aule e ai bambini continueremo a insegnare i canti di Natale e a costruire i presepi".
10:13 Finocchiaro: "Approvate questo decreto ma non è finita qui"
''Ora pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così, non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese''. E' con queste parole che il persidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro è intervenuta in Aula per le dichiarazioni di voto sul dl Gelmini sulla scuola.
10:11 Milano, corteo di studenti in centro. Fo alla Statale
Alcune centinaia di ragazzi dei licei artistici milanesi si sono radunati fin da questa mattina in Largo Cairoli a Milano per poi partire con un corteo per le vie del centro. Gli studenti hanno portato due striscioni. Uno recita: "passa il decreto, blocca la città", e poi: "o bloccate voi o blocchiamo noi". Gli organizzatori fanno sapere che stanno aspettando l'arrivo dei manifestanti da altre scuole cittadine. Intanto, all'università statale gli studenti si stanno preparando alla lezione di Dario Fo attesa per le 10.30.
10:11 Liceo Virgilio: "Gelmini Santa subito"
Davanti al liceo Virgilio, in piazza del Collegio Romano, una piccola delegazione di studenti esponevano uno striscione decisamente controcorrente in cui era scritto "No all'occupazione, Gelmini Santa subito".
10:09 Studenti davanti al Senato
Gli studenti sono tornati nella corsia Agonale, la stradina, bloccata dalle transenne, che collega piazza Navona e corso Rinascimento e sbocca davanti al Senato. La polizia è in assetto anti-sommossa. Si tratta di circa 1.500 ragazze e ragazzi in larga parte delle scuole superiori. Con loro, in prima fila, gli insegnanti dei Cobas con uno striscione che reca la scritta "Gelmini Vattene" e "Il popolo della scuola pubblica" con il messaggio "Non distruggete la scuola".
10:06 Mobilitazione negli atenei
A Lecce assemblee studentesche nelle facoltà di Lettere e di economia; a Pavia lezioni in piazza (corso di geometria 1 per matematica e fisica e lezione divulgativa di fisica); a Padova fiaccolata di protesta contro la legge 133 organizzata e promossa dall'associazione studenti per sfilerà per le vie della città; a Macerata gli studenti, che hanno ieri occupato il rettorato improvvisando un corteo nella città, oggi improvviseranno nuove forme di protesta; ad Urbino assemblea d'ateneo alle 15; a Chieti-Pescara, infine, il movimento studentesco ha organizzato un'assemblea a Pescara e delle lezioni all'aperto a Chieti.
10:05 Le proteste nelle università
Ad Ancona l'assemblea no 133, in cui il Gulliver-Udu Ancona è promotore della protesta, continua la pacifica occupazione della facoltà di Ingegneria; a Brescia è previsto un sit-in con volantinaggio in piazza San Faustino da parte del 'Comitato universitaglia: 133 passi indietro nessuno avanti'; a Cagliari nella facoltà di Lettere a piazza del Carmine alle ore 10 ci sarà il laboratorio di approfondimento 'il futuro dell'università italiana: istituzioni pubbliche o fondazioni private?'.
10:03 Roma, corteo in via Marmorata
Annullato il corteo previsto per oggi pomeriggio con partenza alle 14 da piazza della Repubblica, mentre in questo momento si sta muovendo un corteo non autorizzato di studenti partito da porta San Paolo e diretto a Trastevere che ora si trova in via Marmorata.
10:01 Gasparri: "Contestatori dissolti alle prime piogge"
"Gli attivisti di Veltroni mandati a contestare il decreto Gelmini dovevano fare una tendopoli e vegliare davanti al Senato. Alle prime piogge si sono dissolti come le bugie che stanno seminando istigati dai mestatori del Partito democratico e dintorni. Per essere dei giovani rivoluzionari temono già i reumatismi". Lo dice il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri.
10:00 Roma, arrivano i cortei
Chiuso corso rinascimento Cominciano ad arrivare i cortei studenteschi partiti da diversi punti della città per partecipare al sit-in di protesta che da ieri si svolge davanti a Palazzo Madama. Numerosa l'affluenza mentre i ragazzi che da questa mattina stazionano davanti al Senato cominciano a lanciare slogan contro il ministro e a ribadire la loro voglia di una scuola e di un'università pubblica. Intanto le forze dell'ordine come accaduto ieri, con alcuni blindati hanno chiuso il traffico in corso Rinascimento. Piazza Navona si sta riempiendo mentre inizia a piovere.
09:50 Pizza precisa: "Mai detto che Gelmini è ruvida"
In relazione alla intervista pubblicata a pagina 3 dell'edizione odierna del quotidiano ''La Repubblica'' il sottosegretario Pizza precisa di ''non aver mai, e sottolineo mai, dichiarato che il Ministro Gelmini è ruvida. Ho solo detto che il testo del Decreto Legge può sembrare stilisticamente un po' ruvido''. ''Anche altre frasi che mi si attribuiscono sono tolte dal loro contesto'', sottolinea il sottosegretario.
09:48 Senato, Idv contro dl: "Noi in piazza con studenti"
Sul dl Gelmini "il confronto è stato deludente" perché "il premier continua a sfuggire il confronto parlamentare e tenta di ridurre i due rami del parlamento ad esecutori acefali dei diktat dell'esecutivo". Il capogruppo dell'Italia dei valori al Senato Felice Belisario attacca in aula il decreto prima del voto finale. Seduta ai banchi del governo c'è il ministro Gelmini. "La protesta - dice Belisario - non è controllata da nessuna forza politica e studenti e docenti hanno il diritto di esprimersi. L'Italia dei valori continuerà, anche dopo l'approvazione di questo deprecabile decreto, a stare in piazza dalla parte degli studenti e delle famiglie".
09:46 Cortei a Roma
In molte zone di Roma, si stanno creando piccoli cortei di studenti che puntano verso il centro storico. Il più corposo, fino adesso, è quello degli studenti, circa 800, del liceo scientifico "Farnesina" e dell'istituto tecnico industriale "Bernini" che si sono concentrati in piazzale Flaminio
09:41 Milano, manifestazione degli studenti
Mentre i lavori del Senato procedono a tappe forzate per approvare entro oggi il decreto Gelmini, gli studenti milanesi scendono in piazza per ribadire il loro no alla riforma del maestro unico e ai tagli all'università previsti in finanziaria. Diverse le scuole superiori milanesi che hanno deciso di manifestare organizzando un corteo che partira' da Piazzale Cairoli. Alla manifestazione parteciperanno anche gli studenti dei principali atenei della città. Altre mobilitazioni sono previste per domani.
09:37 Palermo, telo nero copre la facciata della facoltà di Architettura
Un telo nero realizzato con sacchetti di plastica copre la facciata in vetro dell'edificio della facoltà di Architettura, a Palermo, nella cittadella universitaria in viale delle Scienze. Gli studenti lo hanno sistemato stamani come atto simbolico. Sull'edificio campeggia anche uno striscione con la scritta: 'Non ci cancellerete'. Nelle facoltà di Lettere e Ingegneria sono stati allestiti maxi schermi sui quali attraverso il web gli studenti potranno assistere alla seduta del Senato con all'ordine del giorno il decreto Gelmini. Alle 15 è in programma l'Assemblea di Ateneo. Nel dipartimento di Scienze politiche, la cui sede è occupata, invece, alle 11 è in programma il Consiglio straordinario della facoltà.
09:35 Fioroni: "Danno grave e irreparabile"
Con l'approvazione del decreto legge 137 ''ci apprestiamo a fare un danno grave e irreparabile alla scuola italiana''. Lo dice Giuseppe Fioroni, ex ministro dell'istruzione del governo Prodi, ospite di Radio anch'io su Radio1. ''E' la prima volta nella storia della Repubblica - sottolinea l'esponente del Pd - che si fa una riforma a colpi di decreto utilizzando la calcolatrice di Tremonti e la mannaia della Gelmini''. Una riforma che ''va a colpire fra l'altro un segmento della scuola che funziona bene come le elementari'', conclude Fioroni.
09:34 Senato, ministro Gelmini in aula per seguire il suo dl
Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, è nell'aula del Senato e sta seguendo le dichiarazioni di voto sul decreto di riforma della scuola. I banchi della maggioranza e dell'opposizione presentano ancora larghi vuoti.
09:26 Rettore Genova: "No dimissioni ma riforme"
Contrario alla proposta delle dimissioni di massa, il rettore in pectore dell' Università di Genova, Giacomo Deferrari, che si insedierà sabato succedendo a Gaetano Bignardi. Deferrari si augura invece un provvedimento che premi gli atenei che in pochi mesi metteranno a posto i conti. "L'idea delle dimissioni di massa dei rettori è una manovra che non condivido - ha detto -: si dimetterebbero al cinquanta per cento contro il governo e al 50 contro se stessi". Deferrari si augura piuttosto che il governo torni sui suoi passi almeno nei prossimi mesi.
09:16 Senato riprende esame, round finale su dl Gelmini
L'aula di palazzo Madama ha ripreso l'esame del disegno di legge di conversione del decreto Gelmini sulla scuola. Esaurito ieri l'esame degli emendamenti e degli articoli del provvedimento la seduta di oggi prevede le dichiarazioni di voto e poi il voto finale sul decreto. Otto gli iscritti a parlare per i diversi gruppi parlamentari. Il tutto si dovrebbe esaurire nell'arco di un'ora, poi la decisione finale. Il clima fuori del Senato è tranquillo con un centinaio di studenti che si trovano dietro le transenne poste davanti all'ingresso principale di palazzo Madama. Due gli striscioni esposti con le scritte "Gelmini vattene" e "No alla distruzione della scuola".
09:15 Cagliari, assemblee
L'assemblea studentesca che si è svolta ieri nell'auta A del Polo giuridico economico dell'Università di Cagliari, con la partecipazione di docenti, ricercatori e studenti che ha raccolto circa 700 persone, ha deciso all'unanimità di occupare simbolicamente l'atrio della facoltà di economia e di giurisprudenza senza bloccare, però, l'attività didattica. Il gruppo degli studenti occupanti ha come intento quello di organizzare manifestazioni di protesta che sensibilizzino la società civile, gli studenti e gli organi di governo.
09:14 Palermo, protesta studenti alberghiero.
Traffico in tilt Traffico in tilt tra la stazione centrale di Palermo e via Archirafi. Un gruppo di studenti dell'Istituto alberghiero di corso dei Mille, che protestano contro la riforma Gelmini, utilizzando alcuni cassonetti per la raccolta dei rifiuti sta bloccando la circolazione di auto e mezzi pubblici. In tutta la zona è il caos. Già nei giorni scorsi gli studenti avevano organizzato una analoga forma di protesta, rientrata solo dopo l'intervento della polizia municipale.
09:00 Unical, facoltà occupate
Dopo l'assemblea di ieri alla quale hanno preso parte non meno di tremila studenti all'Università della Calabria sono nate forme di occupazione spontanee e temporanee dell'Ateneo. Al momento questa è la situazione scaturita dalle assemblee: facoltà di Ingegneria, presidenza occupata, assemblea permanente in aula A (Cubo 40/c) ogni giorno a partire dalle 9; facoltà di Economia, presidenza di facoltà e aula Consolidata 1 occupate. Oggi alle 11 ci sarà una riunione nella Consolidata 1; facoltà di Scienze Politiche, aula Capannone G4 occupata; facoltà di Lettere e Filosofia, aula Filologia 8 (già cogestita) occupata. All'interno di questi spazi, temporaneamente occupati, si terranno le lezioni, i seminari e i laboratori di "didattica alternativa".
08:57 Campania, i cortei previsti
Tre i cortei previsti oggi in Campania: a Napoli, da piazza Dante, partiranno gli studenti dei licei del 'Convitto nazionale' per recarsi a piazza Plebiscito, ma anche gli universitari di biochimica e medicina della seconda università che si uniranno all'assemblea alla 'Federico II'; da via Rimini sfileranno gli studenti dell'istituto superiore 'Villari' verso piazza Garibaldi; a Portici, nel napoletano, corteo degli studenti del liceo classico 'Carlo Levi'. Cortei anche di disoccupati e girotondo dei pensionati aderenti dallo Spi-Cgil nella zona del borgo Sant'Antonio Abate creeranno non pochi problemi al traffico cittadino.
08:55 Campania, assemblee
Prosegue la mobilitazione in Campania di scuole e atenei contro la riforma Gelmini. A Salerno assemblea dell'università che ha sede a Fisciano nell'aula magna di Ingegneria, con la sospensione della didattica e la partecipazione anche del rettore e del corpo docente. A Napoli, due le assemblee previste, una a partire dalle 9:30 sullo scalone della Minerva della sede centrale dell'ateneo 'Federico II', e una seconda, generale e regionale, nella sede di Palazzo Giusso dell'università 'Orientale', occupata dalla settimana scorsa.
08:45 Senato, ieri giornata di polemica
Al Senato, ieri c'è stata polemica per l'intera giornata sia sul contingentamento dei tempi della discussione sul dl scuola deciso dal presidente del Senato Renato Schifani, sia sulla posizione della maggioranza di ignorare i contenuti della contestazione di studenti e insegnanti. Anna Finocchiaro, capogruppo Pd, ha in particolare polemizzato più volte con il presidente Schifani mentre i senatori dell'Idv sono riusciti a sventolare alcuni cartelli contro la riforma decisa dal governo. Tutti gli emendamenti dell'opposizione sono stati respinti.
08:42 Roma, stanotte studenti al Senato nonostante la pioggia
Nonostante la pioggia un gruppo di studenti stanotte ha deciso di tornare al Senato per passare lì la notte in attesa del decreto sulla scuola, che dovrebbe avvenire alle 10 circa di stamani. Poco dopo l'inizio del violento acquazzone che ha colpito la capitale gli studenti avevano deciso, dopo aver assediato per tutto il pomeriggio il Senato, di abbandonare la piazza per tornare nelle università dove proseguono le occupazioni, o a casa. Quando però l'acquazzone ha smesso per lasciare spazio ad una leggera pioggia, alcuni studenti sono tornati al Senato.
07:31 Decreto Gelmini, il voto tra le proteste
Oggi l'assemblea di Palazzo Madama darà il via libera al contestatissimo decreto Gelmini sulla scuola. Il mondo dell'istruzione, dagli studenti ai professori, ancora mobilitato. Cortei in tutto il Paese, in migliaia davanti al Senato per protestare. Veltroni ha rinnovato l'invito a ritirare il provvedimento, ma Berlusconi ha replicato: "C'è stata una vasta disinformazione e delle falsità enormi su modifiche che sono di buon senso"



L'altra convention, quella che antepone la paura alla speranza, ha mostrato il volto della superuoma Sarah Palin.
Scelta con abile colpo di genio, la donna-uomo repubblicana è in grado di produrre vita (antiabortista fanatica, cinque figli tra cui uno down sventolato come un pupazzo davanti alle telecamere) tanto quanto è in grado di toglierla (armata fino ai denti, cacciatrice provetta, fan della pena di morte e della guerra totale, finale, risolutiva).
Un equilibrio biblico, salomonico, con sotto il dramma. Degno del Vecchio
Testamento, format che tira alla grande.
Resterà agli annali la frase : "La guerra in Iraq è stava voluta da Dio".
Il vecchio torturato in Vietnam, la guerriera oltranzista…
Dai telefilm liberal, placidi, innovativi, garbati e ben fatti, passiamo al grande blockbuster d'azione.
Spaccone, smaccato, così simpatico ai rednecks, alla pancia grassa, bianchiccia e impaurita di un paese che ha regalato al mondo un decennnio orrido.
Ahi, ahi, purtroppo il format "Rambo-con-la-Bibbia" funziona. Se potessi, partirei a dare una mano. C'è solo una speranza: i giovani. Non hanno mai votato, laggiù. Dai tempi di Kennedy non sono mai stati determinanti.
Sì, partiamo è una guerra di Spagna virtuale, con in gioco una posta oggettiva, pratica e simbolica. Non arrendiamoci ai sondaggi e a chi dice che in fondo son tutti uguali e quello che succede là conta poco. Conta quasi tutto, purtroppo. Chi può, li bombardi di stimoli e buon senso. Chiamiamola "Campagna Nuovo Testamento", visto che sembra, come al solito, una guerra di religione più che politica. Con le varie interpretazioni del libro come fronte interno.
Cercasi volontario per tradurre in inglese questo articolo da spedire random ai giovani americani in partenza per il fronte.
"… La morale statunitense è profondamente contrassegnata dall’ideologia analitica: vede l’albero, ma non discerne la foresta. Il presidente Richard Nixon cadde in seguito allo “Scandalo Watergate”, una serie di attività illegali della sua amministrazione contro il Partito democratico. Bill Clinton si scusò davanti alle televisioni nazionali per l’adulterio commesso con una stagista alla Casa Bianca. Spitzer ha abbandonato la sua carica per aver speso una fortuna con prostitute (si parla di 80mila dollari).
praticati su ampia scala da Nixon e Clinton? Perché è considerato etico invadere l’Iraq, provocando un genocidio (89mila civili iracheni e 4mila militari statunitensi morti dal 2003), o praticare la tortura nella prigione di Abu Ghraib, a Baghdad, o sequestrare supposti terroristi in Europa e confinarli nell’inferno carcerario della base navale di Guantánamo, un luogo del tutto alieno ai principi del diritto? È forse morale tenere per 110 anni una nazione come Porto Rico priva delle proprie sovranità e indipendenza? È morale punire Cuba con un embargo che dura ormai da 48 anni?
Una lettura più contestualizzata della Bibbia (il testo deve sempre fare i conti con il contesto spaziale e temporale) ci consente di capire che Jahvé non accettò che, in nome di una nuova fede (quella monoteistica), Abramo uccidesse Isacco, come prescrivevano i culti politeistici e i loro riti arcaici dell’oblazione delle primizie. Al contrario, Jahvé rivelò al grande patriarca di essere un Dio della vita, non della morte. Per questo salvò Isacco dalla miopia religiosa di Abramo (Gen. 22).

Ieri, al tiggì, ho visto le immagini di un agguato della 'Ndrangheta.
Sul lungomare di una località che non ricordo, ricordo che c'erano sedie di plastica, sul marciapiede. I sicari arrivano in moto, nell'ora di punta, in mezzo alle gente, colpiscono un pregiudicato. Non riescono ad ammazzarlo, lo feriscono soltanto, e uno dei due perde la pistola per la strada. Due ragazzotti imbranati, sicuramente. Non ho potuto fare a meno di pensare a Marco e Ciro, detto "piselli".
Dopo questo film si pensa in modo diverso a tante cose. Ai solarium, ai matrimoni, a Venezia, alle tigri di ceramica, ai vestiti delle star di Hollywood, alla monnezza, alle pesche, alle ruspe, ai ciccioni in infradito e bermuda sulla spiaggia.
"Gomorra", il capolavoro che sognavo da tempo.
Come il libro, inaugura un genere. Non saprei come definirlo. Fiction-docu (anziché il contrario), neo-neo-realismo, italianoir. Qualsiasi etichetta, forse,
starebbe stretta. Una cosa è certa, si tratta di una di quelle pellicole che cambiano l'immaginario. Dopo averlo visto, i vari Scorsese, Kitano, Coppola, diventavo vecchi d'un colpo, evaporano come pigri vampiri al sole. Pigri perchè hanno saputo succhiare dalla mafia criminale solo la patina esteriore, resa poi estetizzante, messa al servizio del cinema. Anche il neo-verismo brasiliano, stile "Central do Brasil", piega la realtà a un senso della messinscena che qui non esiste. Qui è il cinema che si mette al servizio della realtà. In toto. Mi viene in mente solo un capolavoro precedente che si avvicina per tanti aspetti: "La battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo.
"Gomorra" succhia il midollo, e arriva al cuore. Anzi, al fegato.
Non giudica, non riflette, osserva. La telecamera a mano sembra calarsi dove la realtà non è filtrata, non è filtrabile. Col tempo manco ci si accorge più del filmato. Si è lì, tra le vele di Scampia. Dove tutto è un continuo trasloco, ma l'unico trasloco vero è quello dello Stato, delle istituzioni. Inesistenti in qualsiasi forma.
L'unico divieto rispettato è quello dei portantini, che impediscono agli sgherri di seguire la bara in obitorio. L'unica croce svetta sul letto di un malato terminale, che si vende i terreni per infilarci rifiuti tossici.
Una guerra. Con le trincee, gli ordini, gli insubordinati, i graduati, le truppe, i civili, le incursioni, le ritorsioni. Gli spari improvvisi, da fuori campo, da destra, da sinistra, mai coreografati. Come quei filmati dall'Iraq, dove anche la telecamera resta sorpresa dall'irruzione improvvisa della violenza. Una logica ferrea e bestiale governa e conduce i fatti. Occhio a danzare per strada, siete come i ragazzi di Gaza. Qualcuno arriverà a punirvi. La necessità dell'autorganizzazione, la fine tragica dell'autorganizzazione. Tutti si fanno capire, ma nessuno sa parlare. Le parole vengono ripetute, i concetti sono basilari. Come i riti di iniziazione. Stai con me, stai contro di me. Come in ogni guerra, la prima causa, o la prima vittima, è la cultura. Fosse anche quella delle antiche sartorie. L'abisso drammatico è proprio quello.
Gliel'ho sentito dire anche ieri notte al vecchio Arnoldo Foa. "Viviamo in un tempo perso, senza cultura".
Questo film squarcia un velo. Sdogana un mondo. Rompe con fragore l'ingranaggio di Lucignolo, di Vespa, di Mentana, degli addormentatori sociali.
Qualcuno, infatti, l'ha criticato. Gasparri, qualche peones, Afef. Ecco, sì, Afef ha criticato il film. Non fornisce una bella immagine internazionale dell'Italia, dice. I panni sporchi vanno lavati in casa. Io li laverei in casa di Afef. La strapperei dalle vele dei suoi yacht e la calerei nelle vele di Scampia. Afef che critica Gomorra mi induce pensieri demagocici e malsani. Roba che entra nella struttura del capitalismo, nelle logiche di mercato, arriva a Telecom, alle svendite, agli accordi, ai carrozzoni di stato, ai furbetti, alla fine della cultura. E poi, giù a cascata, torna a Scampia. Afef è in grado di farmi fare 'sti viaggi.
Peppino Impastato definiva la mafia "una montagna di merda". La camorra scava, e le montagne le seppelisce. Poi nascono strane pesche.
Ecco sì, alla fine gli offirei una bella pesca alla signora Tronchetti-Provera.
Prima lavandola, s'intende.

Il giorno in cui il bimbo sta male e svaligiano l'agenzia di tua moglie è un giorno interessante. Dopo una notte insonne vai sul posto, vedi i cantieri intorno. Vedi i manovali albanesi arrampicati sui tubi innocenti, senti i racconti degli altri negozianti. Il carabiniere ti spiega bene cosa ti è successo, perchè sei mezzo rovinato e non puoi farci niente. Capisci cose, soprattutto su te stesso.
Sai che i tuoi valori di fondo, oltrepassando l'evidenza, sfiorano la santità.

Sarà l'articolo di Ruffolo, sull'ultimo Espresso, che mi ha lasciato un senso di stupore. Parla di immortalità. Il domani vicino, col nostro cervello al carbonio che si scaricherà in un cervello al silicio, come riversassimo tutto il nostro io in un cd. Però, anche dopo la poesia siderale delle utopie possibili, dopo la costruzione perfetta e algida del futuribile, del liquido moderno, la cronaca ci riporta nelle cisterne. Quelle scavate sotto la superficie della città. I cunicoli dove muoiono i bambini, grattando le pareti, cunicoli simili a quelli dove vivono altri bambini, in un groviglio di tunnel che scorrono sotto le nostre teorie.
Cisterne in cui muoiono operai, nei miasmi sulfurei dell'inferno.
Perchè il capitalismo è fatto ancora di container, lamiera, chimica, fiamme. Ingiustizia.
E' come se tra il paradiso della scienza e l'inferno della realtà, il purgatorio della politica fosse chiamato a fare qualcosa. Pacatamente, serenamente, con innovazione, ma in fretta.
Facciamo finta che io abbia un nipote che si chiama M.
Mettiamo che abbia diciassette anni, frequenti un liceo privato e la “compa” di un quartiere bene, col calcio e i suoi derivati a fare da cemento linguistico e modello di aggregazione.
Quando è davanti alla tivù, pensiamolo fisso su Italia Uno. Senza neanche cambiare durante gli spot.
Mettiamolo sul motorino, su Youtube, a sfidarsi con gli amici a cinghiate, per ridere. Ipotizziamo che abbia fatto in modo e maniera di mostrare quel filmato a membri della famiglia. Magari quelli a cui tiene. Proviamo a pensare che M. non abbia nemmeno un amico con la pelle di altro colore. Mettiamo che il sottoscritto abbia sempre cercato d’interagire con lui, sperimentando le difficoltà comunicative della generazione Q, che poi passa il tempo a fucilare sms e filmati. Ipotizziamo un azzardo: un paio di settimane fa, io che gli regalo l’ultimo libro di Galimberti. Così, prenderlo per le palle, una sfida a cinghiate. Mettiamo il caso che lo veda sincero ma falso, duro ma tenero, pieno di certezze ma confuso. Con tutti i primi termini di questo elenco ben organizzati e in evidenza, come la compostezza a tavola. So che è innamorato di una certa M., ma non ho ancora capito come. Mettiamo che gli voglia bene, e che ieri sia entrato nella sua cameretta. Che l’abbia trovata ordinata e irreprensibile, educata. Come lui. Ipotizziamo che lui stesse giocando a calcio con la Playstation, che io abbia sbirciato i libri, e poi i muri. Balza agli occhi la gigantografia di lui piccolo, tra le braccia del nonno scomparso da poco. Poi, tanti poster sul tema “Arancia Meccanica”, film che abbiamo rivisto insieme
mesi fa, tra l’altro. Uscendo, sopra la porta, potrei aver incrociato una bandiera tricolore con la scritta “Fiero di essere italiano”. E l’ultima “o”, magari, era una celtica. Poniamo che gli abbia fatto presente che conoscevo il senso di quel messaggio, e che me ne sia andato. Ipotizziamo il mio silenzio.
Dopo pranzo, magari, sdraiato sul divano, gli chiedo a che ora iniziano le partite. Così, un semplice aggancio, fiutando nell'aria che qualcosa sta per succedere. Mettiamo che M. prende l’iniziativa, fatto inusuale. Pensiamo a lui che si alza, mi dice “ascolta”, e m’infila una cuffia, staccandosi dall’I-pod per la prima volta nella giornata. Magari parte un accenno di house pesante, però lui manda avanti. Magari, vuol farmi sentire un’altra cosa. Gara di free-style tra Fibra e Inoki, frasi rap improvvisate su base hip-hop. Sfida a cinghiate in rima. Si parte dalla denigrazione delle rispettive capacità tecniche, dei “mood” comportamentali, dei vestiti che indossano, fino a chiamare in causa le rispettive mamme, in un’escalation di epiteti e invettive. Batto il tempo sul divano. Poi magari il pezzo s’interrompe e me ne fa sentire altri due - di un gruppo che non ricordo - che parlano di marijuana e di sfida al sistema. Finisce, e gli dico: “Potenti. Ma scuri, con una vena di malinconia”. “Sì, è vero.”, risponde. Potrei fargli presente che, nel primo pezzo, Fibra ha stracciato quell’altro. Immaginiamo che poi gli sparo un bel
“Sai chi è Inoki?”
“No.”
“Era un campione giapponese di Wrestling degli anni Ottanta. Anzi, non si chiamava Wrestling. È uno sport che viene da lontano, dal Messico, pensa. Là si chiama “Lucha Libre”. C’è un rapporto strano tra il Messico, l’America Latina in genere, e il Giappone. Il Perù ha avuto un presidente giappo, un certo Fujimori. Vabbè, insomma, ’sti giapponesi hanno preso la tradizione dei lottatori in maschera e l’hanno fatta loro. Noi la conoscevamo come “catch”. Hai presente l’Uomo Tigre? Ecco, Antonio Inoki era campione di quella roba lì. Poi l’hanno presa gli americani ed è finito tutto in vacca.”
Ride.
“Che coincidenza”, insisto.
“Cosa?”
“Qualche settimana fa ho visto Fibra insieme a Galimberti, alle Invasioni Barbariche.”
“See?!”, risponde M.
“Sembrava proprio una sfida free-style. Con loro due a dire cose simili con stili diversissimi. Fibra è un grande, si sono trovati. Perchè, occhio, quel filosofo che ti ho passato non è uno che se la tira troppo. Nel libro parla anche degli Africa Unite.”
“See?”
“Su Youtube trovi il filmato. Digita “invasioni barbariche fibra”. È spezzettato in tre parti, dieci minuti in tutto.”
“Okay, ci vado.”
Nel tornare col passeggino, sotto l’ultimo sole, abbiamo incrociato chilometri di muri, e barche e stabilimenti chiusi. Con strane ed evidenti compagne di camminata. Ovunque, grandi, piccole, a pennarello, spray, vernice, sul selciato, ai semafori. Si notano solo loro: una tempesta.
Fragolina ti amo… Sono otto mesi che volo insieme a te… C6ST… Alex sei la mia luce, la vita… Sei troppo importante per me, torniamo insieme… Ti amo, Maggie… Ti amo… Ti amo… Sei la mia vita, Dix…
Una proprio enorme, tiene tutto il muro. Voglio fotografarla. Sì, qualche croce celtica, qualcosa sul Genoa, sulla Samp. Ma soprattutto “ti amo, ti voglio, ti cerco, volo, mi manchi, sei tutto”. Componimenti a confronto. Romanticismo free-style, che gronda dai muri, sulle scale, sui vetri, ovunque.
Fateci caso anche voi, certe scritte si stanno decuplicando. Solo certe.
Si sono allontanate dalle panchine dei parchi, abbracciano la città, stracciando quelle politiche, religiose, violente, calcistiche. Un fiume di parole che sembrano non significare niente.
Ma non ne sarei così sicuro.
Ecco, poi mi sono incazzato. Secondo me, la cosidetta “commissione valori” del PD, anzichè far entrare Giuliano Ferrara, dovrebbe far entrare un cicinino di quel che comporta tutto ciò. Anche poco, eh. Fibra, per esempio, non sarebbe un ospite inquietante.
Non è che “laicità”, magari, significa anche “fatica”?
E voglia di leggere i muri.

Ieri, sull'autobus, c'era corrente e volevo chiudere un finestrino. Un tizio ha ringhiato. "La gente ha il diritto di respirare, non c'è solo vostro figlio!". Ne è nato un alterco sgradevole. Poi ho notato che il tizio parlava da solo, probabilmente una persona malata, sofferente. Siamo stati la miccia, ha proiettato su di noi il senso della sua giornata. Mi ha lasciato una sensazione di vulnerabilità, di vuoto. La stessa di cui parla Lorenzo Jovanotti a proposito degli spettacoli di Beppe Grillo, da cui si esce svuotati, non carichi. Come "le Jene", "Striscia". Certa indignazione svuota, anziché riempire. Sensazione gelida. Come i saldi, le vetrine degli outlet, i viaggi esotici. Solitudine al botulino, folla compressa. Spot che vendono suonerie con gli animaletti carini a utenti che non hanno mai visto animaletti veri, che s'inteneriscono senza avere grammatica degli affetti. Giganteschi Hummer incastrati tra i vicoli. La generale caduta del pudore: tutto si privatizza e nel contempo si perde dimensione privata. Un progetto incredibile: renderci tutt'uno, pronti a scambiarci messaggi e intimità a valanga: un prodotto, modulare e interscambiabile. Un gigantesco Hummer chiuso in un vicolo. Galimberti scrive dell'ospite inquietante che alberga nei ragazzi. Il nihil, il vuoto, il paranoid park. Come potrebbe essere altrimenti? Si
vive nel liquido, dice qualcun altro, ma senza branchie. In apnea. Giorgio Ruffolo, in questi giorni, ha fissato su Repubblica parole lucide. Riguardano il capitalismo, l'equità, il progettare futuro. Quest'economia soverchiante, ansiogena, che vortica su se stessa. Con le sue nuove presenze - la rete, i soggetti dell'oggi - e la sua drammatica nuova mancanza: madama felicità.
Io, umilmente, non ho tanta voglia di cadere vittima di 'sta roba. Se c'è il dàimon ci dev'essere anche l'eu-daimon (il demone buono, Geppo il diavoletto). La crisi, forse, è il rimedio. Ieri, a messa, tutti si stringevano la mano cantando, coi bambini che disegnavano coricati sotto gli altari. La chiesa straboccava, informale e spontanea, ben guidata. Ci sono andato non per mia scelta, causa benedizione bimbi, ma non mi vanto di questo. Sono attirato dalla gioia naif e gospel di una comunità che mi è estranea in tutto se non nel fatto di essere comunità. Mani che si cercano, baci al simulacro del bambino, carne, canto. De André, dopo la tragica esperienza sull'Hotel Supramonte affermò: «Ho sempre detto che Dio è un invenzione dell'uomo. E tuttavia con il sequestro qualcosa si è mosso: non che abbia cambiato idea, ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza».
Siamo sequestrati, mettiamola così. Imbarazzarsi dopo il sequestro, sarebbe già una conquista, alla ricerca di una nuova comunità.
Basta pessimismo. Alla fine, poi, ci sono questi otto dentini che scendono dall'autobus, la camminata goffa verso la fontana. E, di sera, dovete vedere l'effetto che fa John Lee Hooker vicino a un fasciatoio.
Qualcosa si muove. Quel finestrino alla fine è rimasto aperto, e noi ci siamo stretti intorno al bambino per proteggerlo. Il nostro Hummer, chiuso in un vicolo aperto.
Proposta di legge: un John Lee Hooker vicino ad ogni fasciatoio!

Già, questi tramonti.
Chissachi ha sfasciato gli schienali delle panchine. Jacopo cammina buffo e riflette una luce quasi inquietante da quanto è bella sua madre. È l'eco del dolore, che scava nel cibo di questi giorni. Hanno ucciso una donna in un posto lontano. Mia madre si è chiesta ad alta voce: "Ma cosa sono? Cosa sono, quelli?". Senza astio, però. Ecco la lezione. Mi sono tagliato i capelli, basta Renga. Tre vecchie, subito, mi hanno scambiato per Pieraccioni. Il caso Thomas Crawford. Come sarebbero belle certe storie senza recitazione all'americana. Un po' come il mondo.
Vorrei che l'ultimo nome del 2007 non fosse quello di Lamberto Dini.
Mi duole l'ascella destra. Credo nelle sorti progressive, nelle convergenze parallele. Sarà per quello che mi duole.
Vado in montagna con un po' di fantascienza inglese. Spero d'incontrare Dio, visto che non scio.
Il Milan ha annunciato per gennaio l'ingaggio di Sarkozy.
Va così.
Anzi, brinderò a Lamberto Dini, alla spina calcarea di Stankovic e a tutte le cose che non vorrei più.
Senza astio, però.
Ecco la lezione.
Sto massaggiandomi le tempie nella penombra, squilla il cellulare. Il professor Anatoli Kerkov è nel palazzo di vetro, per un seminario. Si limita a tenere l'apparecchio a mezz'aria. L'assemblea generale dell'Onu ha appena approvato la moratoria conto la pena di morte, i delegati sgorgano dalla sala come una sorgente fresca. Sento applausi, grida di gioia in tante lingue.
Poi Kerpov avvicina le labbra al telefono, eccitato: "C'è posto per la Storia con la "S" maiuscola, dalle tue parti?!"
"Sembra di no", gli rispondo mesto.
"Vedi di trovarlo", ribadisce lui. “104 voti a favore, 54 contro e 29
astenuti. Giocali al lotto!”
“Ne avrei bisogno”, dico. Sentendo il tono, sbotta: "Ehi, mica potrai raccontare a tuo figlio che un giorno come questo, per te era un brutto giorno!"
"No, ha ragione, prof…"
"Buon Natale, al diavolo il resto!"
"Sì, al diavolo."
Se Dio è quella cosa raccontata da Benigni per mezzo di Dante.
Se è quel verso del bambino che si stacca dalla mammella gocciolante latte. Quel respiro che vive per intercessione della donna. Quel (re)spirito incontemplabile che unisce lo spazio e il tempo, le cose e le persone in un unico pieno che spinge al bene. Quel nitore eterno e infinito nel quale alla fine si riflette il volto di ognuno di noi. Se è così, c'è.
Però una cosa devo chiedertela, Somma Luce. Perchè ci parli da quello stesso schermo? Quel demone che fa salire uno sul tetto a Omaha, Nebraska, e lo spinge uccidere per diventare famoso. Quel demone usato dall'evaso, per rilasciare l'intervista prima di costituirsi ancora. Quel demone per cui la madre uccide il figlio, e rilascia l'intervista. Il bambino si fa adolescente e vede.
Questo demone del vuoto, che sa essere luce quanto te.
Infima, ma luce.
Perchè il sommo e l'infimo si materializzano nello stesso quanto di luce?
Il primo suono è il tuo, o quell'atomo di carbonio che mi spinge a rimpiangerti?
(Riflessione davanti alla tivù, col bimbo febbricitante fra le braccia, ansioso per il Senato, pieno di pruriti e contento perché Suazo ha finalmente ingranato.)
"Nebbie e Delitti" è una fiction di Rai Due, scritta, interpretata e confezionata talmente bene che intendo recuperare i romanzi di Valerio Varesi, sull'ispettore Soneri. Ferrara, la caligine, l'incedere lento del Po e del genere polar di simenoniana memoria. Barbareschi s'è lamentato della collocazione, venerdì in prime time. Sbaglia. C'è freddo, c'è vento, si sta in casa. E c'è voglia di quella roba lì.
Anche sabato c'era freddo e vento, e voglia di esserci. Un lungo serpentone di giovani attraversava Genova, quasi autoconvocato. Ho camminato fianco a fianco con Giuliano Giuliani, e abbiamo scambiato alcune parole. Conferma l'impressione di uomo moderato, intenso e rigoroso che è emersa nel tempo. Merita di sapere la verità sulla fine di suo figlio. Quel sasso con cui gli hanno spaccato la testa mentre era già a terra, per esempio. Davvero, troppo, a prescindere dalle differenti valutazioni. Ad Anno Zero, Giuliani s'è augurato che Carletto fosse già morto quando è avvenuto quello scempio. Gli ho stretto la mano con forza. Per questo c'eravamo in cinquantamila, per soffiar via la nebbia dai delitti.
Joe Dante, come al solito, soffia alla grande. L'unico episodio decente di
"Masters of Horror" che ho visto finora è firmato da lui. Parla dello staff elettorale di un presidente simil-Bush prima delle elezioni per la riconferma. I soldati morti in questa guerra scatenata da una menzogna si risvegliano, scoperchiano le tombe e tornano a camminare per la strada. Zombi in divisa, che vagano, faticano a parlare, sembrano cercare solo comprensione. Lo staff del presidente ringrazia Dio e il presidente stesso, per il miracolo degli angeli guerrieri che tornano a calcare il suolo della patria. Tutti, però, si chiedono il motivo vero di questo risveglio. Finché uno degli zombie si presenta al seggio. Sono tornati per votare. E una volta depositata la scheda nell'urna, muoiono. Ci si rende conto che votano liberal, per la prima volta nella storia dell'esercito. I sondaggi danno il presidente in caduta, lo staff si affanna a condannare questi traditori decerebrati tornati dall'inferno. Si crea il panico, le elezioni stanno finendo in parità. Una dello staff tranquillizza i colleghi. "Tanto poi siamo noi a contare le schede". Infatti vince il presidente. Ma lo staff non fa in tempo a festeggiare. Un urlo potente si leva da tutti i cimiteri del paese. Si stanno risvegliando tutti i morti della guerra, anzi, di tutte le guerre, anche delle precedenti. Perchè quelli che sono tornati a votare, e si sono visti truffati, hanno fatto la cosa più normale per un soldato in difficoltà.
Chiedere rinforzi.

Intervista a Moni Ovadia che lancia una proposta e denuncia l'ondata xenofoba e razzista: «E' nazifascismo» «Diamo il Nobel per la pace al popolo Rom» di Tonino Bucci
«Sono comportamenti nazifascisti. Non ho altre parole per definirli. Guai a noi se sottovalutiamo questi fenomeni e guai alla sinistra se non capisce che c'è un filo nero nella storia italiana, un problema irrisolto della nostra memoria con il fascismo». Non ci prova neppure Moni Ovadia a tenere sotto controllo l'indignazione. Impossibile per questo artista ebreo nato a Plovdiv, in Bulgaria, e milanese per adozione, musicista e autore di teatro, immaginare che ai giorni nostri si possa ancora inneggiare ai pogrom soltanto perché c'è qualcuno che viene dall'altra parte di un confine. Linciaggi, aggressioni, spedizioni punitive e, negli ultimi giorni, assalti di ronde armate ai campi Rom di Pavia, Milano e Roma: c'è un escalation in questi episodi che dimostra «uno scivolamento del senso comune». Già, non sono solo gruppi isolati. Attorno a loro, nelle periferie dimenticate delle metropoli, si respira approvazione. Si allentano tabù, crollano inibizioni, si incitano gli aggressori, scompare persino la vergogna nel pronunciare frasi un tempo impronunciabili. "Bruciateli vivi".
Ma perché gli zingari fanno tanta paura?
E' un fenomeno sotterraneo. Siamo tutti carini col diverso quando ci fa comodo. Esserlo con gli ebrei, per esempio, va di moda. Perché? Ci assomigliano molto di più che in passato, non sono più gli ebrei della diaspora, quelli che inquietavano l'Occidente con la loro coscienza critica. Sì, c'è ancora oggi qualche ebreo barbuto che rompe le scatole, ma eccezioni a parte anche gli ebrei hanno il loro Stato e il loro esercito. Anche gli ex fascisti si dichiarano loro difensori. Lo zingaro no, ci inquieta, mette in scena lo straniero che è in noi. Lo zingaro oggi è l'alterità vera.
Rubano, stuprano, non lavorano, sono tutti uguali. I luoghi comuni ci seducono quando sappiamo poco. O no?
Sono giudizi massivi senza distinzioni. Pochi sanno che esistono comunità stanziali e rom italiani. Un tempo erano calderai e artigiani, prima che fossero costretti ad abbandonare i mestieri tradizionali per le continue vessazioni. Ma invece di approfondire la loro storia ci limitiamo a parlare degli zingari solo come di un problema di ordine pubblico. E invece i rom sono l'unico popolo sulla faccia della Terra a meritare per davvero il premio Nobel per la pace: non hanno mai fatto la guerra ad altri popoli, non hanno mai avuto un esercito. Non conosciamo la loro storia, abbiamo persino dimenticato l'olocausto degli zingari.
Perché non c'è memoria?
Ai Rom sono mancati gli strumenti comunicativi. Non hanno prodotto cultura all'esterno delle comunità.
Attenzione però a non cadere nello stereotipo opposto, "sono tutti buoni". La qualità morale dell'essere umano non è questione di "razze". No?
Dire che sono tutti bravi sarebbe una forma di razzismo al contrario. Anche gli zingari hanno diritto come tutti gli altri popoli ad avere i loro cattivi.
Come si risolve questo clima avvelenato che si respira nelle città? Non con gli sgomberi e i mega-campi in periferia...
Non ci sono scorciatoie. Se vogliamo risolvere il problema, dobbiamo investire quattrini. Incontriamo i Rom, parliamoci, chiediamo come vogliono vivere, di cosa hanno bisogno nei campi. Bisogna costruire mediazione, incontro. E invece i Comuni di soldi non ne vogliono spendere. E allora giù con la repressione. Non costa nulla. Solo che i problemi non li risolve. E se anche qualche Comune decidesse di spendere qualche soldo ce la immagineremmo la propaganda della destra? Ma come, diamo soldi agli zingari e lasciamo al verde i nostri pensionati? La destra italiana è sempre affascinata da tentazioni neofasciste.
Italiani xenofobi: colpa di una destra che non ha fatto i conti con il fascismo?
A me viene lo sconforto quando sento un Sarkozy in Francia citare la Resistenza antifascista. O Angela Merkel che celebra Brecht e come primo atto del suo governo fa una legge per aumentare le tasse ai ricchi. Ma che destra abbiamo noi? Va ancora avanti con lo stereotipo degli "italiani brava gente", è ancora convinta che in Libia e in Etiopia abbiamo portato la civiltà. Ma quando chiederemo scusa? Quando istituiremo una giornata per la memoria dei crimini italiani? Avremo una democrazia incompleta fin quando nel senso comune e nel linguaggio della nostra destra non entrerà la consapevolezza dei genocidi commessi dagli italiani nei confronti di libici, etiopi e slavi.
Chiaro. Forse però anche a sinistra si può fare qualcosa di più per far capire che la memoria e la Resistenza non sono cianfrusaglie del passato. C'è stata sottovalutazione?
Bisogna fare di più. Abbiamo sentito equiparare fascismo e antifascismo. Ci sono state campagne culturali contro la Resistenza. Hanno parlato di riconciliazione delle memorie. Questi scivolamenti del senso comune non vanno sottovalutati. Io dico: gli uomini si devono riconciliare. Ma le memorie no. Il fascismo resta fascismo.
Intervista pubblicata su Liberazione del 22/09/2007
Berlino, 13:14 (da Repubblica)
La striscia in alto a sinistra, molti richiami nella colonna di destra. Questo blog è - nel suo piccolo - lambito dalla interessante presa di posizione dello scrittore nigeriano-americano Uzodinma Iweala.
Un atto di accusa contro gli aiuti umanitari delle star occidentali, contro l'occidente che si pulisce la coscienza ammantandosi di africanismo.
Chiaramente, m’interrogo. Sono - nel mio piccolo - sul banco degli imputati.
C'è tanta verità nelle parole di Iweala. Il controsenso degli aiuti da parte di quel mondo che, nei più svariati modi, dal colonialismo in poi, tiene schiacciata l'Africa in un abisso dal quale fatica a riemergere.
Sfruttamento di materie prime, ingerenze politiche, ruolo delle multinazionali, orrida sperimentazione scientifica, la discarica chimico-radioattiva del pianeta. Forse addirittura ciniche considerazioni di carattere demografico, hanno spinto l'occidente a squarciare il cuore dell’Africa. Scompaginando l’equilibrio ecologico e tribale.
Da tempo, come dimostrano le polemiche legate all’ultimo Live Aid, l’aiuto umanitario dei vip è entrato nel cono d’ombra del giudizio critico e auto-critico.
Giusto così. È giusto scremare, che chi si erge a ricco e tronfio tribuno, a benefattore al caviale, facendosi puntare contro i riflettori, venga radiografato in ogni sua intenzione. Per smascherare aberrazioni tipo le adozioni-blitz di Madonna.
È anche opportuno richiamare l’attenzione sui tanti, la maggioranza, che opera nel silenzio. E sulle capacità dei popoli africani di riuscire a riscattarsi da soli. Una piccola domanda circa le capacità auto-reattive e l’evolversi della questione tribale. Come giudica quello che è accaduto in Rwanda, mister Iweala? Perché io me lo sono studiato per bene, e non è un argomento declinabile. Tutta l’Africa dovrebbe usarlo come monito circa quello che si può sviluppare nel proprio seno violato, esattamente come l’Europa ha fatto col nazismo.
Se lo lasci dire, mister Iweala, non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Lei usa un modo di ragionare che finisce per entrare in corto circuito.
Vizi privati, pubbliche virtù delle star benefattrici, dice. Non è un criterio analitico. Sto rileggendo in questi giorni una biografia di Karl Marx illuminante. Privatamente, il “Moro” di Treviri era burbero, cinico, parassitario nella condotta di vita. Padre contraddittorio, sommerso dai debiti, contafrottole, spaccone, polemico, spesso venato da allusioni razziste, amante dell’affettazione aristocratica e sprezzante nei confronti dei proletari dotati di prosopopea. Però, alla fine di tutto questo, la sincerità del profeta umano emerge dalla purezza dello scritto. La sua è una generosa e monumentale opera di riscatto totale. Palingenetica. L’opera di un uomo che cospirava per la speranza, per un domani migliore. Un cuore buono. Questa era la sua natura profonda.
Con la dovuta proporzione nel paragone, analizzi meglio quello che FA Angiolina Jolie, non ironizzi su quello che È. Perché, così si è superficiali, si è razzisti al contrario. Atteggiamento pernicioso per quel “partneriato” che vagheggia.
Stesso discorso, ancora di più, vale per Bono. Attraverso di lui io ho imparato
tante cose, mister Iweala. Negli anni Ottanta noi ragazzi occidentali avremmo saputo poco dell’Apartheid sudafricano senza l’impegno del mondo musicale. Certo, l’impegno correva sulle note del lirismo, del richiamo a slogan, con vena retorica. Ma arrivava. Mi spinse a capire la questione razziale, a leggere “Ragazzo Negro” e “Paura!”, di Richard Wright. A capire meglio quei libri sulle Black Panthers e su Angela Davis che avevo in casa.
Quando vedo Mandela e Bono che alzano il pugno insieme come dovrei considerarla, in base al suo modo di ragionare, una vittoria o una sconfitta? Questa melassa retorica, piena di cattiva coscienza a suo dire, ha però creato in pezzi dell’occidente un “mood”, un attitudine che mi spinge oggi a comprare prodotti equo-solidali ad emozionarmi con Rokia Traorè, a cercare la musica del Mali come origine del blues, ad abbonarmi a riviste tipo “Africa, missione e cultura”, a inseguire i film indipendenti del suo continente. A capire come la questione africana sia la cartina di tornasole di tante cose, a essere contento di aiutare come posso, quando posso. Tutto questo è insufficiente, in realtà aiuta solo a sentirmi meglio? Pazienza. Preferisce forse quelli che a Londra, ad Amsterdam, a New York o altrove, disegnano i confini del suo mondo, del suo tempo, del suo continente a tavolino. A quel “mood” io arrivo anche in base a tante cosucce che mi ha insegnato il vecchio barbone prussiano. Discorsini circa i sistemi di produzione del capitalismo e le dinamiche dello sfruttamento. Bono segue le teorie sul debito di Jeffrey Sachs, un ex-ultraliberista che ho incontrato sul mio cammino. Lei le conosce vero? O forse ritiene davvero che in un mondo
interdipendente, lo sfruttato si riscatta isolandosi, trovando da sé la forza di riorganizzare il suo sistema, senza prima eliminare le origini dello sfruttamento. Spingendo al paradosso le teorie relativiste, l’"ognun per sé” implica di conseguenza un improbabile “Dio per tutti”. Mi ricorda il dibattito interno a un’altra comunità umana martoriata, quella dei pellerossa. Non aiutateci, dicono i tradizionalisti, lasciateci stare. Lasciateci ricostruire il nostro “Cerchio”, l’equilibrio tribale. È giusto. Ma il cerchio sarà il primo di una serie di altri, concentrici. Fuori dal cerchio c’è qualcosa con cui si deve fare i conti, volenti o nolenti.
Comprenda un po’ anche noi, mister Iweala. Anche noi siamo una tribù, abbiamo bisogno di riti, miti, di ricostruire il nostro cerchio, il nostro ideale. Vi abbiamo sfruttato e distrutto, volenti o nolenti, il nostro riscatto ha a che fare con voi. Africa come elemento psicologico? Africa come mito? Africa come fonte d’invidia, come emblema della natura, del colore, del ritmo, della vita primigena?
Bene, sfruttate questa vostra impalpabile superiorità.
Il mio motto sono le parole di un altro prussiano, un poeta, Hugo von Hofmannsthal . “La via più corta per arrivare a voi stessi passa attorno al mondo”.
Nel cammino per tornare a sè stessi, qui, si trova l’Africa, mister Iweala.
Come lei, forse, ha trovato l'America.
Si senta pure a suo agio con quella ragazzina occidentale che grida: "Salviamo il Darfur!".
Noi, voi, ONE.
Volenti o nolenti, usiamoci.
Caro Valter o Walter (non ho ancora capito se ci vuole la "v" o la "w")...
Sono un bimbo del Nord, e l'altra sera a cena ho sentito il mio papà parlare di te. Un uomo con la faccia arrabbiata e la voce strana, ha detto in televisione che tu al nord non pigli un voto. Mio papà gli ha dato ragione e poi ha fatto una risata cattiva. Io sono preoccupato. Sì perchè mio papà da sempre retta a quell'uomo lì, e si vanta di bere l'acqua del Po filtrata nella brocca della Brita. Io so che non è vero. Abbiamo visto in televisione un documentario di Santoro su come abbiamo ridotto il Po, che sta diventando salato. Una volta mio papà è andato anche alla sorgente, sul Monviso, vestito come quelli di Asterix, e ha sposato mia mamma con un rito che si chiamava driudo o druido, non mi ricordo più. Poi, dopo il crollo dei due palazzi in america, hanno sostituito i nanetti in giardino con delle statue che a me fanno paura. E la mamma non ride più. Dicono che c'è la brutta gente, gli immigrati, hanno messo il filo elettrico intorno. E poi, il papà è preoccupato per l'azienda, perchè dice che i cinesi ci spazzano via. Abbiamo cominciato a recitare le preghiere prima di mangiare, ma in un modo che non mi piace. Sembra sempre che c'è un peso, e io Gesù me lo immagino diverso. Ieri la mamma mi ha detto che finite le medie faranno venire una professoressa in casa per un anno e poi vediamo. Forse papà vuole che vado a lavorare con lui. Insomma, vedo che escono sempre il sabato, con un fazzoletto verde e vanno ai gazebo. Però, mamma e papà, anche se sono d'accordo sulle cose fuori dal filo elettrico, dentro no. Non si guardano più, hanno sempre una faccia scura e parlano sempre di soldi e di tasse. Litigano con i vicini per un muro e per i rumori e il fumo del barbecue, e l'altro giorno sul comodino di papà ho visto una rivista con dentro i fucili e le pistole. Io non sono contento. Non mi sembra giusto. E' come se io non ci fossi più. Come se non ci fosse più il futuro.
Ho una professoressa di italiano (è la mia preferita e mio papà dice che dovrebbero licenziarla perchè ha l'accento strano) che ieri ci ha dato un compito. Di ascoltare il tuo discorso di mercoledì e poi di fare i nostri pensierini scritti. Non lo dico al mio papà, perchè altrimenti me lo impedisce e va a parlare al preside. Userò internet e le cuffiette, che per fortuna mamma e papà non ci capiscono niente. Perchè ti ho visto una volta in televisione parlare dei bambini dell'Africa a "Screensaver", e mi sei stato simpatico. Non ci capirò molto del tuo discorso di mercoledì, ma ti guarderò in faccia. Perchè, se non ti offendi, ti devo fare una confessione. Mi ricordi uno dei nanetti che avevamo in giardino, prima del filo elettrico. Era buffo e mi faceva divertire.
Purtroppo so che sarai serio come tutti i politici e come i miei genitori quando parlano di politica. Però, spero che parlerai anche un po' dei bimbi dell'Africa, voglio sapere se almeno loro sono più contenti adesso.
Ciao da
Umbertino
Volevo parlare del film che ho visto domenica. Ha vinto l’oscar. È ambientato in quattro location: appartamento + solaio, teatro, sede polizia politica, un parco cittadino. Soprattutto, appartamento e solaio. La scelta dei luoghi. Il luogo DDR. Dove lo spazio è tempo compresso. Dove non c’è aria. Tutto scorre sottotraccia, e crea suspance. La suspance del sopravvivere. Anzi del sottovivere. “Le vite degli altri” è davvero scritto bene, con una regia precisa, un robusto impianto drammaturgico e una manciata di attori come non se ne vedevano da anni. Soprattutto la spia, che squarcia lo schermo senza battere ciglio. Poi c’è un surplus, per chi è stato/è/sarà simpatizzante di idee anche solo prossime a quelle che hanno portato a quel delirio. Ci si interroga davvero su tante cose, il film ti svuota, ti chiama in causa. Poi, però, mi interrogo anche su un altro aspetto. Quanto sarà costato? Io credo poco o niente. Perché leggo sul “Venerdì” un’intervista a Verdone. Si dice che il cinema tedesco riceve dallo stato 250 milioni di euro l’anno contro i 79 italiani, e che il problema sta lì.
Vado alla fine dell’intervista. Chiedono a Verdone come sarà la sua prossima pellicola. “Riprenderò tre dei personaggi storici dei miei film a episodi e li racconterò invecchiati, con moglie e figli. Rivedrete Furio e Mimmo di ‘Bianco Rosso e Verdone’ e Ivano il cafone di ‘Viaggi di Nozze’. Perché la commedia è il traino del cinema italiano, diciamolo.”
Con tutto il rispetto, ecco dove sta il problema.
Insomma, volevo parlare di cinema. Poi, però, ieri è morto Nino.
Tutto nasce da una cassa di albicocche. Eravamo in federazione, d’estate. Si faceva una riunione in giardino. Arrivano questi frutti squisiti e chiedo da dove. Mi dicono dalla Val Tidone, c’è una comunità e mi spiegano. Telefono, ci vado. Era il Novantadue. Da allora non ho più smesso, fino al mio espatrio ligure.
Era una grossa casa coloniale ristrutturata dai ragazzi, con stalla, camino, camerate, laboratori artigiani, terreni coltivati. Un posto caldo, accogliente e pieno di sofferenza.
Nino aveva questo sorriso largo, infinito, occhi brillanti e guance rosse. Mi racconta la sua storia di operaio, sindacalista e poi sindaco comunista della bassa lodigiana. Mi racconta del suo vecchio parroco: Don Leandro Rossi. Un prete rosso, si sarebbe detto un tempo. Tre lauree, libri sui vangeli apocrifi e missione di povertà. Alla faccia di Guareschi, diventano amici. Ormai sessantenne, Nino si appresta a finire il mandato. In piazza, Leandro gli si avvicina, gli batte la spalla e gli dice, “Ho una comunità nel piacentino. Te l’affido”. “Perché no?”, risponde Nino.
E parte. Tornerà a casa dalla moglie solo nei fine settimana.
Nel suo ufficetto pieno di libri, nella parlata con le parole chiave in dialetto, c’è la parabola di un piccolo grande uomo. Che si è conquistato i congiuntivi uno alla volta, faticando da solo. Che si è costruito passo passo la dignità, la consapevolezza e l’autorevolezza. E che decide di spenderle per gli altri. In toto.
Mi racconta le storie dei ragazzi, uno per uno. Storie di bassa padana, abbandono, sconforto, vita dura. Ignoranza, abisso, eroina anni Settanta e nuove droghe dei Novanta. Alcol e AIDS. Mi spiega la loro filosofia. Il recupero basato su cultura e lavoro. Niente preghierine, niente coercizione. Qui si discute, si lavora e si segue un programma. Ci si da una regola. Esiste un tappeto di cose. Dal commento dei giornali, alla distribuzione delle sigarette, allo stabilire i turni per le varie mansioni. Se ti va, ti giochi una carta. Se non ti va, quella è la porta. Mi invita a cena. Conosco i ragazzi. Antonello, era stato il grafico di Moschino. Ora è uno scheletro risucchiato dalla malattia. Albino. Da piccolo, gli scappa di mano il fratellino che gli avevano affidato. Quello scivola in un acquitrigno e muore. Poi resta orfano. In orfanotrofio cava un occhio a un compagno durante una rissa a tavola. Fin da ragazzino si droga, beve, spaccia. Vuole uscirne, sta per decidere. Con l’eroina chiude, con l’alcol no. Una sera, ubriaco, investe un bambino e lo uccide. Si trattava del figlio di un mafioso trasferito al nord. Lo cercano per anni, lo trovano. Lo pestano fino a crederlo morto. Nino lo accoglie così, lo cura e lo nasconde. Almeno una volta al mese arriva una chiamata anonima che chiede se un certo Albino è lì.
Vecchio Nino. Era a capotavola, e li guardava tutti con quegli occhi da sakem indiano. Gli parlavi, ti ascoltava, ma intanto scrutava i ragazzi. Se uno faceva la cazzata il suo sorriso si trasformava nell’espressione più carismatica e severa che abbia mai visto. E poi tornava a te, sorridendo.
A tutti quelli che hai portato lassù sei rimasto impresso. Come a tutti quelli che ti ho portato io. Sopravvivrai nel cuore di tanta gente. Nel mio, nella nicchia degli affetti più intimi.
Poi c’è un surplus, per chi è stato/è/sarà simpatizzante di idee anche solo prossime a quelle che ti hanno portato a quella scelta coraggiosa. Ci si interroga davvero su tante cose. Nino ti riempiva, ti chiamava in causa.
I luoghi di Nino.
Ti ho visto per l’ultima volta in dicembre. Stavi già male. Quella casina buia, gelida, nella neve, nella nebbia, nel traffico. Una stufetta inutile. Ho provato un senso di rabbia, di ingiustizia. Il mio sorriso è tirato. Il tuo stanco di combattere.

In questo paese di merda, non è giusto che un uomo così, se ne vada così.
Hai raggiunto Antonello. E Daniele, che si era impiccato a un albero di albicocche, in ginocchio. E i tanti altri che ci siamo lasciati dietro, nel solco del nostro legame.
Albicocche.
Riposa in pace, amico mio.
Io cercherò Albino.
Arrivai a Genova l'anno della morte di Fabrizio De Andrè. Il Comune lo mise in filodiffusione. Che emozione camminare per Via del Campo, e poi lungo quel serpente di odori, sapori e umanità che finisce in Via Prè, con la musica nelle orecchie.
Non so se avete in casa un libro di Vonnegut, spero di sì. Altrimenti, oggi è un buon giorno per comprarlo. Se ne avete, pescate a caso. Aprite e leggete ad alta voce una pagina. Magari l'ultima, che non c’è il problema di chi è l’assassino o altre sorprese rovinate. Semplicemente, lui sapeva come scrivere un finale. E anche un incipit. E anche quello che ci stava in mezzo. Diciamo che il finale è una
buona eco di tutto il resto.
Io l'ho fatto subito, appena saputo. Mi è venuto in mano “Un Pezzo da Galera”.
ultimi tempi. Io avevo ancora quasi tutti i capelli in testa, lui invece era calvo. Doveva aver ereditato tale calvizie dai progenitori materni, ebrei.
immigranti che erano stati ben accolti in America, uno che era stato trattato come un figlio e mandato all’Università di Harvard da un capitalista americano si fosse poi mostrato tanto ingrato verso il sistema economico degli Stati Uniti.
punto come mai un uomo come lui, istruito, di buona famiglia, si fosse aggregato alla classe operaia.
"Se non le dispiace, un po' di birra non le farebbe male. Ha bisogno di dormire."
esausta ma terrorizzata alla sola idea di dormire, vivendo di odio? Persino il pensiero che non abbiamo voluto desiderarla mi fa sentire un criminale. E non lo sono. E Roberta non lo è. Volevamo Jo, e volevamo Shannon, e volevamo Mack. Sei in tutto, sognavamo; e una grande casa bianca con un prato folto e tante camere da letto e una dispensa sempre piena. Li volevamo, ma volevamo anche quello. Non per noi, per loro. Lo volevamo perchè sapevamo cosa avrebbe voluto dire non averlo. Io sapevo com'ero fatto, e Roberta sapeva com'era fatta. Ed entrambi sapevamo come sarebbe andata: proprio com'era andata per noi.
(Jim Thompson, "L'inferno sulla terra" - 1942)
Oggi è un giorno triste per me. Mi duole nel profondo del cuore, nel midollo della mia fede cristiana. Il Papa Benedetto XVI, alla vigilia del suo primo viaggio in America Latina, ha fatto un gesto che dà un gusto amaro ai saluti di benvenuto: ha condannato il teologo gesuita Jon Sobrino, di El Salvador.
Conosco Sobrino da molto tempo. Insieme siamo stati consulenti dei vescovi latinoamericani a Puebla, nel 1979, in occasione della prima visita di Papa Giovanni Paolo II nel nostro continente. Abbiamo partecipato insieme a molti incontri, preoccupati di alimentare la fede delle comunità ecclesiali di base che, oggi, fanno dell’America Latina la regione con un maggior numero di cattolici del mondo.
Sobrino è accusato del fatto che nelle sue opere teologiche non dà un’enfasi sufficiente alla coscienza divina del Gesù storico. Per questo gli è stato proibito di far lezione di teologia e tutti i suoi scritti futuri dovranno essere sottoposti ad una previa censura vaticana. Il parere di condanna della commissione della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Uffizio) parte, evidentemente , da pregiudizi. La lettura attenta delle opere di Sobrino rivela che egli non nega mai la divinità di Gesù. La nega il docetismo, un’eresia già condannata dalla chiesa nei primi secoli dell’era cristiana, basata sull’idea che Gesù di umano avesse solo l’apparenza, infatti in tutto il resto era divino. La qual cosa farebbe dell’incarnazione un inganno e darebbe ali alla fantasia per cui nella Palestina del I secolo l’uomo Gesù, dotato di onniscienza , potrebbe avere facilmente previsto l’attuale conflitto fra palestinesi ed ebrei.
I vangeli mostrano chiaramente che Gesù aveva coscienza della sua natura
divina. Al contrario del suoi contemporanei, trattava Javè in maniera molto intima, affettuosa: Abba, “mio caro papà”, una rara espressione aramea - la lingua parlata da Gesù - , secondo quello che consta nel testo biblico. Tuttavia, quegli stessi vangeli dimostrano che Gesù, come tutti noi, ha sofferto di tentazioni ha avuto paura della morte, ha pianto, ha sentito la solitudine, ha chiesto al padre se fosse possibile allontanare da lui il calice di sangue, è stato uguale a noi in tutto, come afferma Paolo nella lettera ai Filippensi, tranne che nel peccato, infatti amava come solo Dio ama.
Invece, Roma soffre ancora di un platonismo impregnato di teologia liberale a partire da Sant’Agostino. Parla della divinità come se essa fosse contraria all’umanità. Ma la Creazione divina è indicibile. Come dice Paolo: “in lui (Dio) viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti degli apostoli 17,28).
Dice bene Leonardo Boff riferendosi a Gesù: “Per quanto egli era umano, poteva solamente essere anche Dio”. La nostra umanità non è la negazione della divinità, così come non lo era quella di Gesù. La divinità è la pienezza dell’umanità e questa è l’annuncio di quella. “Siamo della razza divina”, afferma Paolo agli ateniesi (Atti 17,28).
Roma, che gioca tanto con i simboli, sembra disprezzare l’America Latina ignorando che Jon Sobrino vive in Salvador, il cui arcivescovo, Oscar A. Romero, è stato assassinato dalle forze della destra mentre diceva messa nella cappella di un ospedale nel 1980. Il prossimo 24 marzo si commemorano i 27 anni del suo martirio. Sobrino vive a San Salvador, nella stessa casa in cui, nel 1989, quattro sacerdoti gesuiti, oltre alla cuoca e a sua figlia di 15 anni, sono stati assassinati da uno squadrone della morte.
Come si può rinnovare la Chiesa se le sue teste migliori stanno sotto la ghigliottina di chi vede eresia dove c’è fedeltà allo Spirito Santo?
Quel che c’è dietro la censura a Jon Sobrino è la visiona latinoamericana di un Gesù che non è bianco e non ha gli occhi azzurri. Un Gesù indigeno, negro, scuro, emigrante; Gesù donna, emarginato, escluso. Il Gesù descritto nel capitolo XXV di Matteo: affamato, assetato, stracciato, malato, pellegrino. Gesù che si identifica con i dannati della terra e che dirà a tutti che di fronte a tanta miseria devono comportarsi come il buon samaritano : “ciò che farete a uno dei miei piccoli fratelli, lo farete a me” (Matteo 25,40)
di Frei Betto
(scrittore, autore fra l’altro, di “Entre todas los hombres” biografia romanzata di Gesù)











Debra Goertz
(con un pensiero ad Angelina Fares, ai fans del cilicio, del "forced deep troath" del "doyoulikeit?-yes" e dello scontro tra civiltà, che hanno sempre e comunque un unico obbiettivo.)

Io preoccupato.
Umberto Galimberti, QUI, dice cose molto bella. Tutto parte da bimbi, vero. Ma no serve più spiegazioni sociologiche. E' ora di finire, dare taglio. Il problema è razza di gente cattiva. Stop gommoni, stop immigrazione. Furti, assassini, stupri. Ora di basta.
Però io leggo cronaca, che dice: la strage di Erba, donna di Bangladesh precipitata con sua bimba. Danno foco. Danno foco a campi nomadi. No vogliono moschee, non vogliono bimbi mischiati. Guardano male su autobus. Sempre più sgarbati. Donne in pelliccia che insultano me, e mio bimbo. E ora uccidono. Nella campagne di salento, per raccolta pomodori. Negli appartamenti affittati a prezzi da urlo a tanta gente insieme. A donna bianca vicina di casa, che si è convertita e ha mischiato razza. Gliel'hanno giurata. E' questo il motivo, professor Galimberti. E il tunisino era lui l'assassino, per l'indulto. Capito, professore? Nel paese con meno percentuale immigrazione di tutta Europa. Cosa succederà dopo? No, è ora di basta. Di ribellarsi. Basta gommoni, rischiare vita. Chiudiamo frontiere, sì. Ma da fuori. Che nei viali con la folla, il senegalese laureato implora un euro a cretino ignorante che lo guarda pure male. Crede di raccogliere tutto coltivando nulla, il cretino ignorante. Non meritano, lasciamoli soli quella razza brutta.
Che per non diventare bastarda si fa assassina.
Strano un capodanno così. Nel tripudio di vita, di un facciotto che esplode di latte, dover pensare alla morte. Sentirla nella nebbia. Sentirla nel vino, nel pandoro, in un conto alla rovescia che ne sottende un altro. Curioso contrappasso, come a doverla pagare quella gioia. Ci mette a dura prova 'sta vita, quando arriva al dunque. Ma la nera signora arrivava anche da fuori, da lontano, al di là della nebbia privata. Dagli occhi di Piergiorgio Welby, la sua scelta, incartata nella banalità del vaniloquio italico. Venduta per quella che non è. Umiliata da un apparato dogmatico sordo, cocciuto. Occhi intelligenti, i suoi. Intelligere. Legare insieme. Gli occhi di Saddam. Dignitosi, fieri, imponenti. “Che cosa non mi piace della morte? Forse l’ora.”, dice Woody Allen. Quell'altro, a quell'ora, dormiva nel ranch. Avrei voluto vederli gli occhietti del ranchero, alle prese con la fine, con un cappio al collo.
Dall'Iraq si chiama in causa Piazzale Loreto. Poi, quel giorno di diciassette anni fa di cui ricordo i brividi lungo la schiena. Il dittatore rumeno con la faccia da contadino spaventato, in un lago di sangue insieme alla moglie.
Il regicidio, gli occhi del dittatore, la pena capitale, le parole di Sofri oggi su Repubblica. Il fil rouge, la dama dai guanti rouge, che bussa alla porta. Bussa sempre. Porte pubbliche, private.
Ieri sono riuscito a vedermi un TG4, e le cronache mondane dalle feste Vip. Sono palloso, e mi è venuto in mente Pascal.
“La sola cosa che ci consola dalle nostre miserie è il divertimento, e tuttavia è la più grande delle nostre miserie, perchè è soprattutto esso che ci impedisce di pensare a noi stessi, e che, insensibilmente, fa sì che ci perdiamo. Senza il divertimento, saremmo nella noia, e questa noia ci spingerebbe a cercare un mezzo più sicuro per uscirne. Ma la distrazione ci diverte, e ci fa arrivare insensibilmente alla morte.”
Con un piccolo respiro di sollievo, stasera brindo alla nera signora. Un modo come un altro per incominciare un altro anno.
Sono un progressista, valorizzo la parte laterale sinistra della corteccia, il precuneo sinistro e la parte posteriore destra del cervelletto.
E per fortuna non mi annoio mai, mai.
Alla tua, morte.
Lettera, Capitano Ryan Kelly, 22 anni, pilota degli elicotteri Black Hawk. Il 21 gennaio 2005 scrive alla madre da Camp Speicher in Iraq.
Cara Ma, le chiamano "missioni eroiche". E sono le peggiori.
È la body bag nel retro che rende il volo pesante. Nessuno scambio scherzoso tra gli uomini. Nessuna battuta sulla provenienza della carne servita in mensa, solo il rumore del volo, l'urlo dei motori, il rombo delle pale che graffiano l'aria, il crepitio della voce alla radio e l'eco dei propri pensieri sul ragazzo nella sacca, nel retro. Ieri ero al Toc (Centrale tattica delle operazioni), il luogo dove vengono programmate tutte le missioni. Di solito, dopo le missioni di volo, i piloti si aggirano qui con un'aria di soddisfatta indifferenza, come leoni che hanno appena divorato una zebra. Parlavo con l'ufficiale addetto alle operazioni, lamentandomi del fatto che i miei piloti non volano abbastanza, quando è entrato un tipo robusto da tre-portate-di-dolce-dopo-cena. Invece della solita andatura spavalda era inebetito. Gli ho chiesto cosa non andava. Mi ha detto che era appena tornato da una "missione eroica". Sarebbe quando si raccolgono i nostri uomini uccisi in combattimento. Mi ha detto di aver raccolto un ragazzo statunitense ucciso da un'autobomba. Aveva provato a scrollarsela di dosso come se fosse una missione qualunque, ma era ovvio che ne era disturbato. Qui le cose si sono fissate in una routine, come una vecchia arteria che da anni trasporta il medesimo sangue, stanco, lungo lo stesso stanco percorso. Pompa, sgonfia, pompa, sgonfia, sveglia, mangia, lavora, dormi, sveglia, su e giù, su e giù, BOOOM! Attacco di missili. Pompa, sgonfia, pompa, sgonfia... Se non fosse per le uniformi militari e il costante rumore degli elicotteri che decollano e atterrano, per i jet russi del tipo 747 che ruggiscono sopra le nostre teste a ogni ora del giorno e per lo stridore degli F-16 che vanno in cerca di qualcosa da uccidere; e per i razzi che tuonano, le esplosioni pilotate che fanno tremare i vetri e per il "toc toc toc" dei lanciamissili dei gunship Apache che con i loro cannoncini da 30 mm sparano nel mezzo della notte; e il caldo e il freddo, e le "missioni eroiche" e le body bags e lo stress, e i soldati carichi di problemi personali - presi da battaglie per la custodia dei figli combattute a tremila miglia di distanza, interventi alle ovaie, al cuore, al seno, al cervello, cancri, trapianti, divorzi, lettere da casa, nascite e morti, aborti e matrimoni sballati - e gli scorpioni e i ragni che si nascondono sotto i sedili del gabinetto e le mosche assurde grandi quanto api che ti ronzano intorno come dirigibili e la cosa peggiore: la stretta al cuore che non ti molla mai al pensiero di casa, la nostalgia della famiglia, sapere che la vita ti sta passando davanti come un treno merci, la nostalgia per qualcosa di bello, qualcosa di sicuro, per il trovarsi in un luogo sicuro, dove ci siano amore e buon umore e poesia e limonata fredda e lenzuola pulite, se non fosse per tutto questo l'Iraq sarebbe come casa. Quasi.
(Da "Donna di Repubblica". QUI trovate altre bellissime testimonianze di vita, morte e alta letteratura.)
quello in cui si vomita sugli angeli?, direbbe il poeta.
Il criminologo serio avrebbe pochi dubbi.
Un essere umano tanto curioso da riuscire a guardare Vespa si chiede semplicemente cosa stiamo diventando.
Nel profondo di questo non-raccontarsi per davvero.
In questi occhi.



Immaginavo che l’avrei visto da Ferrara, prima o poi. Ha fatto il libro.
Il volto scheletrico buca lo schermo e cala improvvido sulla mia cena.
Per un pischello emiliano degli anni Ottanta, non paninaro, era facile incappare in un concerto dei CCCP. Potentissimo punk “glocal”, con impianto teatrale.
Sul palco un mimo, Fatur, e quella miscellanea di creste, messainscena filosovietica e decadentismo industriale. Produci-consuma-crepa, Emilia paranoica, dammi una mano ad incendiare il piano padano. Punk-islam, islam-punk. Noia, curami, affinità e divergenze col compagno Togliatti. Ortodossia. E tutti a pogare. Un pogo quasi insostenibile, tra creste, chiodi e bestioni proprio incazzati. C’era sangue. Anche se già s’intravedeva una vena sufi, derviscica, da litania salmodiante. Con il crollo dell’URSS i CCCP diventano CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), chiamandosi come la nuova confederazione russa di Eltsin. Geniali, e con un gran suono. Dai Litfiba arriva Gianni Maroccolo al basso. L’Emilia era quella “sazia e disperata” del cardinale Biffi, e il misticismo cresce.
Ora Giovanni Lindo Ferretti è il monaco devoto. Il dolore l'ha riportato a Dio,
Ambrogio Sparagna gli ha affinato l’impianto liturgico, ed ecco pronto il perfetto ospite di Ferrara. Sono arcaico, detesto la scienza anche se mi ha salvato la vita. Della mia storia non rimpiango nulla, è la storia della mia gente. Faccio parte di una catena, e se non c’è la vita ultraterrena io non ho valore. Conservo il gusto per il disgusto, da bravo punkettone. Ma amo la liturgia, non sono cantante, sono cantore. Arrivo al divino tramite i miscredenti, e non grazie ai preti, purtroppo. Disdegno il conformismo, i benpensanti. Giuliano guarda Ritanna. Contro i benpensanti, come papa Ratzinger. Uh, come mi piace tutto ciò, e i cavalli, ci dica dei cavalli. Cavalca a pelo, no? Sì, per essere in rapporto energetico con l’animale. L’uomo mette l’intelligenza e l’animale l’energia. Mi commuove il tramonto. L’altra sera, sulla collina, mi fumavo una sigaretta contemplando il cielo, vicino a me tre cavalli si
rotolavano nell’erba con il vapore trasudante che usciva dai loro corpi. Erano delle centrali energetiche potenti, nell’erba, nel sole. Ecco Dio. Ritanna gli chiede della nonna, citata nel libro. Questo ideale di donna emiliana, molto presente. La donna è tutto, dice lui, nella società patriarcale sosteneva la famiglia, con la sua forza. La famiglia, la forza. Ferrara deve intervenire. Guarda che non pensa alla donna moderna che dici tu, Ritanna. È la dignità della donna arcaica. Sì, sono arcaico, ribadisce Giovanni Lindo. Sono sostenuto da una dimensione verticale della vita.
Il vino emiliano mi scalda, insieme al fascino ammirato per questa verticalità. Quasi invidio il coraggio, la vivacità, il vitalismo di tutti questi che tornano indietro, perché l’avanti non lo capiscono o lo trovano superbo. Sono estremi ma potenti, da sempre avanguardie. E ora si sentono retroguardia, visto che dobbiamo tornare indietro. Sono rinati. Cavolo, è una cosa grossa. La trasmissione, ovviamente, ha la sua chiosa politica. Sì, alle ultime elezioni ho votato centro-destra, sorride Giovanni Lindo. Ferrara trasuda gioia, come i cavalli al tramonto. Per me è stato un ritorno a casa. Perché la mia famiglia è di antica impronta cattolica, antifascista e anticomunista, e fu quasi costretta dal conformismo emiliano a votare PCI.
Il compimento del percorso, il ritorno a casa. Già. Freud, la vendetta contro il padre-padrone metaforico. Il partito era ortodossia. Per rimuoverlo ci vuole un'altra ortodossia, che aiuti a ritornare alla madre-terra, madre Emilia. Il principio di libertà passa attraverso l'emancipazione dal padre. Ferrara ne sa qualcosa. Very interesting.
Mi verso un altro bicchiere.
Cambio canale. Sull’ammiraglia Mediaset c’è “Paparazzi”. In prima serata. Mi sovviene che è la rete di quello per cui ha votato Giovanni Lindo, nel suo “ritorno a casa”.
Milioni di persone non hanno potuto contemplare il tramonto coi cavalli, ieri sera. Niente Papa Ratzinger, gli tocca “Paparazzi”.
Dimensione verticale della vita, già.
Però, mi tengo un po’ di sana orizzontalità emiliana. A me, mia nonna e mia madre hanno passato altre cose. Compreso un grumo di ideali non soggetto al morphing.
Finisco il vino e lavo i piatti.

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