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martedì, 03 novembre 2009
Lisistrata e la guerra dei capezzoli (al telefono con Kerpov)

“Prof, quanto tempo!”
In effetti non lo sentivo da un po'. Come se la realtà avesse superato le proiezioni Kerpoviane. Il professore, ormai era datato.
“Come butta?” mi chiese.
“Il secondo cucciolo sembra Winston Churchill!”
“Fuma sigari?”
“No, ma è obeso di latte. Ho appena letto un rapporto di Medici Senza Frontiere su come i tg italiani non trattano le crisi internazionali. Tra le varie cifre, in mezzo al miliardo di poveri certificato dalla Fao, ci sono 178 milioni di bambini alla fame. 178… Milioni… di bimbi…” cadenzai. “Guardando il mio, non so se sentirmi protetto o disgustato dal sistema in cui vivo”.
“Usa la pornologica, figliolo” eccolo, il prof in azione.
“La pornochè?…”
“Ti spiega tutto. Ce l’avrai un computer e un biberon sotto mano, no?”
“Sì, frequento entrambi, ultimamente”
“E i siti porno, come ai bei tempi delle mie lezioncine.”
“Non sono un cultore come lei, ma…”
“Clicca su You Porn o sui mille siti XXX, noterai una pioggia di clip da pochi minuti.”
“Suddivise in categorie…”
“Con prevalenza di categorie orali” elencò con piglio da esperto “Deep Troath, Coke, Caught, Puke, Forced Deep, Blowjob, Bukkake…”
“Essì. Ma che c’entra il biberon?” anche se un angolo del cervello già mi rispondeva.
“Quando hai in braccio tuo figlio, la suzione dal biberon. Rifletti.”
“Fase orale? Mhm… Molto maschile…”
“In una società infantile la pornografia è TUTTA orale” Kerpov scartava sempre da un lato “e tutta brutale.”
“Ah, interessantissimo. Cioè, dice stadio evolutivo non sviluppato? Società incastrata allo stadio infantile?
“Pasoliniana, senza Pasolini. Cioè pannoliniana, senza pannolini. Suzione, capelli afferrati da dietro. Perchè l'uomo vuole tornare a quel gesto primigenio. Ma dalla parte materna. Oggettivizza la donna, la brutalizza, perchè la sente eterna e vincente e invincibile…”
“La potenza riproduttrice. Belìn, prof, siamo ad alti livelli…”
“Bassissimi” tuonò lui. Tanto che piovve.
Sentivo che trafficava con qualcosa. Un rumore di stagnola.
“L’uomo occidentale ha paura” poi grattò un accendino. “Allora si attacca un capezzolo al cazzo. Si fa donna, e punisce sua madre. Schiaffeggia, soffoca…”
Restai senza parole.
“Prof, ma secondo lei dovrei pensare a tutte queste cose mentre allatto il bambino?”
“C’è sempre tempo, per non pensare. Guarda che non esiste altro modo per ribaltare il capitalismo che individuarne il primo scambio. Il cuore della Morte Nera.”
“Capisco…”
“In Kenya, lo sciopero del sesso ha funzionato. Dopo 1500 morti, trecentomila profughi, i politici maschi della guerra civile si stanno incontrando. Cambierà tutto. Le donne fanno la rivoluzione, come la Lisistrata di Aristofane che fermò la guerra del Peloponneso. Tutto cucito, stop, basta trippa per gatti, finchè non la smettete di giocare ai soldatini.”
“Ma che c’entra con la fame nel mondo? Come si risolve?”
“Che le donne tornino ad aprir bocca per gridare” rispose Kerpov. “O mordere!”
Mi scappò da ridere. Poi sentii di nuovo scartare qualcosa.
“Prof, cos’ha, lì?”
“Mi è arrivato un pacco.”
“Di cosa si tratta?” intanto suonava un campanellino d’allarme.
“E me lo chiedi?” sembrava soddisfatto. “Un bel capezzolo di latex, fatto a ventosa!”.

Chiuse la comunicazione con la solita risata.
Datato un bel cavolo. Il vecchio Kerpov è sempre sul pezzo. Pezzo di cosa, lasciamo perdere, che è meglio.




illustrazione di Bo Bartlett, "Cessation"


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giovedì, 02 luglio 2009
Il Campanellino d'allarme (al telefono con Kerpov)

“Manca così poco, prof…” ero davvero agitato stanotte. “E poi c’era questo vento forte.”
“Hai letto Bernard-Henri Lévy su Michael Jackson?”
“Sì, l’ho conservato. Una disamina straordinaria. Lo descrive come l’ultimo dandy della storia. Vivere la vita come un batterio da eliminare, fino ad eliminare se stessi. La fisionomia, il volto. Mi ha ricordato l’episodio di un film horror, col tizio che aveva paura degli scarafaggi e viveva in una casa asettica, isolata…”
“Cazzate.”
“E te pareva” ormai sono rassegnato a queste risposte. “Cosa non l’ha convinta, Kerpov?”
“L’ebreo Lévy vuole impastare il Golem, il mostro abnorme fatto di fango, ma non ha capito che Jackson non è un fenomeno a parte. È il cuore, l’epos, l’epifenomeno.”
“Cioè, siamo tutti Peter Pan senza volto?”
“E sogniamo il nostro Campanellino. Una bella figa microscopica, innamorata e gelosa, che ci risolve tutto con la polvere magica. Palazzo Grazioli, Neverland, L’Isola che non c’è, il letto grande…”
“E la polvere magica…”
“Si trova sempre, nei castelli da favola dell’occidente. Ormai è il primo business del mondo.”
“Secondo me sta facendo un minestrone, prof. Lévy descrive un Jackson convinto che i bambini fossero concepiti senza contatto. Un adulto incompiuto che nutre il folle sogno, in un certo senso esaudito, di concepire senza l’atto, quasi senza madre. Insomma, un immaginario ben diverso da quello di Papi…”
“Sicuro?”
“Beh…”
“Mamma, mammina. Freud direbbe che, a scoparla o rimuoverla, comunque il problema è lì.” Si accese qualcosa, un sigaro, spero. “E poi c’è un elemento comune nei maschietti occidentali alle prese con grossi capitali non meritati.”
“Oh, non me la metta sull’ anarco-marxismo!”
“Cos’è, che basta un cenno e si compra tutto quello che vuole: un castello, un paese, i bambini, le donne? Passa dal ‘cos’è’ al ‘chi è’, ed ecco la chiave di lettura.”
“Non tutti i miliardari sono…”
“Sicuro? Ripassati i nomi. Ti devo ricordare quel mito che si faceva frustare vestito da nazista. Ti hanno mai raccontato di una festa di questi? Racconti veri. E più invecchiano più vogliono scoparsi la giovinezza. In questo sono onesti, più di noi… cioè di voi. I cattivi fanno quello che i buoni sognano.”
Feci un sospiro.
“Ho capito dove vuole arrivare. E' così il sistema, cioè siamo così tutti. Troppo comodo, Kerpov. Io non sono pedofilo!”
“Sicuro?”
Non so perché mi presi un secondo prima di rispondere.
“Gratta, scava, togli i freni inibitori. Troverai Campanellino.”
“Ma che cazzo dice?”
“Che i ragazzi occidentali, in questa fase del capitalismo sono a rischio. Perché il prodotto-uomo non accetta più date di scadenza, e cerca un freeezer dove conservarsi. E se ha i soldi, lo trova.”
“Lei è pazzo, e sconclusionato! A me interessa che giovedì prossimo nasce Simone… E Jacopo s’incanta a vedere Peter Pan… Lui vuole volare, e mi dice gua’da, ga’uada, mentre sbatte le braccine… altrochè Campanellino!…”
“Walt Disney era un furbacchione.”
Di nuovo, ci pensai un attimo. E poi ancora un po’.
“Prof, lei è vittima di se stesso come Michael Jackson e Sigmund Freud. Io voglio costruire un futuro, non aggrovigliarmi nello stomaco del suo vissuto!”
“Ti va bene che sei povero e vivi in una parrocchia, figliolo. Quelli come te fanno benzina col senso di colpa” e mi sembrava sorridesse. “Comunque mi è piaciuto il parallelo.”
“Quale?”
“Jackson e Sigmund. Bel duo, tipo 'Simon e Garfunkel'. Ti chiamerò tutti i giorni, fino a giovedì. Vuoi?”
“No.”

A quel punto rise davvero, nel mettere giù.


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venerdì, 30 gennaio 2009
L'errore del salmone
























“Essere di sinistra significa sentirsi toccati dai problemi che uno non ha, tener conto delle grandi ingiustizie senza viverle”…
“Figo, chi l’ha detto?”
“Carla Bruni.”
Figa, allora. Ma evitai di dirlo. Chissà perché, Kerpov, nonostante i suoi costumi lascivi, incute un certo timore reverenziale. Chiamava da un’area di sosta nei pressi di Camden, Maine. Andavano verso New York. La storia della rissa all’Ikea di Baltimora Avenue, Washington DC, non me l’aveva chiarita.
“Uscivamo dalla pagina di storia scritta da Obama, abbiamo incontrato gente di tutti i tipi. Il vecchio compagno di bevute Pete Seeger ha sempre gustosi aneddoti da raccontare. Ma, tra me e Mr. Wiggles la tensione era già nell’aria.”
“Cos’è successo, precisamente?”
“Cercava una mensolina portasapone a ventosa da attaccare alla cabina del camion, per questo ha raggiunto un’Ikea. Ovviamente, dopo mezz’ora avevamo il carrello pieno di roba, e ci siamo pure fermati a pranzo.”
“Non avrà commesso l’errore del salmone crudo?”
“No, l’ho preso cotto, con la marmellata di mele.”
“E poi?”
“Passi la sparata sui pedofili: dice che ci vuole la pena di morte, perché lui conosce bene il problema e sa che non è risolvibile…”
“Accidenti.”
“Poi è d’accordo sulla messa in latino col prete girato, perché dice che è più facile rubare le offerte…”
“Beh, un punto di vista.”
“Mi ha anche confessato di aver stuprato un marines in licenza, una volta, solo per minare le sue certezze.”
“Di Mr. Wiggles?”
“No, del marines.”
“Insomma, il compagno di viaggio che tutti sognano. Ma cos’ha fatto di tanto grave all’Ikea?”
“Non tornava più dal bagno, sono andato a controllare.”
“Gesù, non me lo dica…”
“Ho visto un tizio che usciva con le mani nei capelli.”
“Non oso immaginare!”
“Peggio, figliolo, peggio. Hai presente come sono gli sciacquoni nei bagni dell’Ikea?”
“No…”
“C’è il pulsante grosso, per lo scarico grosso, e uno più piccolo per le esigenze più modeste. Con tanto di cartello sul rispetto dell’ambiente, e la necessità di dare tutti una mano e bla bla…”
“E lui?”
“L’ho trovato con la mano premuta sullo sciacquone grosso. Probabilmente ci stava dando dentro da mezz’ora! Tac! tac!”
“Curioso.”
“Gli ho chiesto cosa facesse. Lui si è voltato con lo sguardo da torturatore di lucertole, stile Jack Nicholson in Shining!…”
“Capisco cosa intende. Una particolare forma di teppismo ambientale. Il cartello l’ha spinto a…”
“Mi sono avvicinato di più e ho notato qualcosa nello scarico.”
“Stava provando a liberarsene. Cos’era?”
“Un peluche, di quelli in vendita nel reparto bimbi.”
“E come l’ha spiegato?”
“Il delitto perfetto, ha detto.”
Stetti un attimo a riflettere, perché c’è un limite alle possibilità di comprensione dell’animo umano, o bestiale, o dei peluche.
“Spero che l’abbia scaricato!” protestai.
“Il peluche?
“No, lui, Mr. Wiggles. Si cerchi un altro passaggio, prof!”
“Per adesso gli ho comprato il cd di Carla Bruni. Mi sembra già più rilassato.”
“Cioè, s’è messo in testa di… redimerlo?!”
“Lo sai che ho sempre adorato la posizione del missionario!”

Scoppiai a ridere, mentre cadeva la linea.


Bo Bartlett, "The Good Old Days"


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lunedì, 19 gennaio 2009
La bomba gravida

Squilla il telefono mentre la band della mia adolescenza suona ‘Pride’ sotto la statua di Lincoln, davanti a un Presidente nero. Non credevo che avrei mai assistito a una cosa simile.
“… Sarai contento, stiamo andando là.” Dopo il camion, avevano rubato anche un cellulare.
“Prof, non vorrei sembrarle irriverente, sarà l’attuale situazione della mia famiglia… Ma che significa 'rapire donne incinta'?!”
“Ne abbiamo già sei, di tutti i colori, nel vano carico.”
“Dio mio, prof, cosa intendete fare?”
“Mr. Wiggles ha idee malsane in proposito. Dice che il “pregnant” è il suo genere porno preferito.”
“Prof, io vi denuncio.”
“Ascolta. Te l’ho detto, sto progettando un attentato per la cerimonia d’insediamento di Obama. Abbiamo un giorno di tempo. Dall’Illinois a Washington, ce la facciamo…”
“Kerpov, io metto giù e chiamo la polizia!”
“Figliolo, le tue reazioni sono scontate, prive di scienza e fantasia. Ti ricordi il caso Sylvester…”
“Il rapinatore ucciso dalla polizia… sì…”
“Indagando su di lui, ho trovato una marea di informazioni circa la natura umana, e la chimica della violenza…”
“Chimica della violenza?”
“Sìssignore, c’è una formula. Si torna al cromosoma Y e al testosterone. Mr. Wiggles è parente di Sylverster, stesso sangue nelle vene. Si capisce da come fuma, da come sorpassa. Una pioggia di gesti quotidiani che, moltiplicandosi di persona in persona, da luogo a luogo, compongono faticosamente l’equazione…”
Partì un affondo di clacson e bestemmie in slang: la prima volta che sentivo la voce di Mr. Wiggles. Kerpov continuò: “Il risultato finale dell’equazione si esprime su scala planetaria. Ieri ho visto un telegiornale…”
“Sta parlando dei bimbi di Gaza…”
“E delle mamme di Gaza, e di quelle di Israele, e di quelle di Beslan.”
“Che c’entra Obama, prof? Razionalmente, forse è l’ultima speranza che abbiamo, e pensa che un attentato possa…”
“Non mi lasci mai finire. Dipende dall’attentato. Se esiste la chimica della violenza, risponderemo con la chimica della Pace…” era bello convinto “… che sta nelle mamme.”
“La chimica, nelle mamme?”
“Ossitocina. Lo spiega il mio amico Peter Klaver, dell’università di Zurigo. L’ossitocina è un peptide rilasciato in grandi quantità durante la gravidanza.”
“Cavolo, le donne incinte…”
“Klaver ha capito che serve a stimolare pure il riconoscimento del diverso da sé e la coesione di gruppi sociali.”
“Capisco, prof… Ma…”
“Ti rispondo subito. Useremo la cerimonia di domani, occasione unica nella storia, per lanciare una BOMBA ATOMICA DI OSSITOCINA!…”
Questa poi, da non credere alle proprie orecchie.
“E come la confezionate?”
“Il peptide è prodotto dall’ipofisi. Basta strizzare per bene la ghiandola!”
“Oggesù. Cosa ci fa, stanotte, con l’ipofisi di quelle donne?!…”
“L’ipofisi di tutti noi, figliolo. Tutti produciamo ossitocina, se stimolati.”
Mi presi un attimo di pausa, in cui capii in qualche modo cosa stava dicendo. L’antidoto. Che passa di persona in persona, da luogo a luogo cambiando faticosamente l’equazione.
Kerpov riprese il lucido delirio.
“Sfonderemo le transenne, con il camion, ci porteremo nella zona off limits, in mezzo alle teste d’uovo, lanceremo volantini… Poi scendo io, con le gravide intorno…”
“Uno scudo umano!”
“Umanista! Procederemo fino al palco, sarà un passaggio difficile ma voglio vedere chi avrà il coraggio di sparare.”
“L’accuseranno di strumentalizzare la maternità, l'avverto.”
“E allora, a Mr. Wiggles, cosa gli danno, la sedia elettrica? Saliremo lassù, per Dio, in mondoviosione!”
“E poi?”
“E poi le faccio cantare. E la cosa si diffonderà in tutto il pianeta. Dopo, il signor Obama inizi pure il suo discorso, bello pieno di ossitocina…
“Le fa cantare…”
“A te l’onore di scegliere il pezzo!”
Non avevo idee. “Beh, replichiamo ‘Pride’… In the name of Love, mi sembra una buona…”
“Tutto sta a convincere quelle balenottere la dietro. Ora cerchiamo un motel e prepariamo la bomba.”
“Nel senso del coro?”
“Se riesco a spiegare a Mr. Wiggles cosa s’intende per ‘a cappella’!”

La risata ci seppellì, più grassa del solito. Domani guardo il palco, e aspetto.
Mi piace pensare che andrà così.


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giovedì, 15 gennaio 2009
Speranza, senza "ypsilon"


















Sempre questo rumore di traffico lontano. Per loro erano le due di notte, più o meno.
“Da dove chiama, prof?”
“Da una stanza di motel sulla Interstate 71, Arkansas. Stiamo risalendo verso Little Rock. Ora siamo in un posto che si chiama ‘Hope’.”
“Ùrca, ‘speranza’ è un nome impegnativo!”
“Insieme alla fede e alla carità, sono le virtù teologali” Kerpov rise. “Cercavo di spiegarlo a Mr. Wiggles, che ha fatto il gesto caritatevole di caricare un’autostoppista bionda, profittando della sua buona fede.”
“Dov’è, adesso, in un’altra stanza?”
“No, restavano sul camion. Lui ha paura che qualcuno glielo rubi.”
“Ma la ragazza è contenta?”
“Dice che le toccherà sputacchiare un po’ di pelo, ma non sembrava dispiacerle. A proposito, si chiama Melyssa Grace. Melyssa con la ‘ypsilon.’”
“Perché me lo dice?”
“Nel caso succedesse qualcosa, è bene che tu lo sappia, per testimoniare. Questo Wiggles mi inquieta, e mi piace sempre meno. Se tu sapessi perchè andiamo in Illinois…”
“Ci sono di mezzo i mitici ‘nazisti dell’Illinois’, dei Blues Brothers?”
“No, c’è di mezzo un certo Robert Sylvester. Con la ‘ypsilon’.”
“L’ho già sentito…”
“L’hanno ammazzato l’altro giorno, a Normal. Stava scappando dopo aver rapinato quattro banche!”
“Me lo ricordo, la foto era sul giornale. Sembrava uscito da un film di Sam Peckinpah, con la pistola, la sigaretta in bocca!…”
“Il fumo fa male.”
Intanto si accese qualcosa: tabacco arrotolato, sostiene lui.
“E che c’entra Mr. Wiggles?” chiesi.
“Era un suo lontano parente. Dice che vuole vederci chiaro, la storia gli puzza.”
“In effetti, la polizia l’ha crivellato in mezzo alla strada…”
“E sembra che nessuno abbia ancora trovato il bottino.”
Restai di sasso. “Kerpov… Venga via… Ne approfitti, scappi…”
“Scherzi? Sul più bello!”
Evitai di approfondire il concetto, sicuro che comunque riservasse future sorprese.
“Prof, ieri, ho visto mio figlio, con l’ecografia… Potrebbe essere maschio. Sembrava un piccolo Alien, ma è già formato. Adesso ho realizzato che c’è per davvero…”
“Poveraccio, è già al punto di non ritorno. Se tutto gli va male, gli toccherà nascere.”
“C’è di peggio, forse.”
“Se ci pensi bene, no.”
“Da dove le viene tutto questo ottimismo?”
“Sul comodino, qui, c’è una Bibbia. Di tanto in tanto fa bene rileggerla. Ci ricorda quanto siamo stati stupidi a non suicidarci da giovani.”
“Prof, meno male che vi siete fermati a Hope, ‘speranza’!…”
“Fammi un favore, figliolo.”
“Dica.”
“Se è maschio chiamalo Sylvester” e aveva un tono strano per lui, accorato.
“Ma perché?…”
“Con la ‘ypsilon’, come il cromosoma, pensaci.”
Nel mettere giù, sussurrò: “Kyrie… Kyrie elaison…”

Forse, aveva la sua chiave di lettura del viaggio verso il rapinatore.
O forse era solo una serata mistica, in stile Kerpov.

































John Register, "The conversation"

Robert Sylvester



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mercoledì, 31 dicembre 2008
Il sacrificio di Milou

"Se leggi i dati, c'è da mettersi le mani nei capelli!"
Mi chiedevo come fosse possibile parlare di certe cose con un tizio, volente o nolente, rinchiuso nel centro krishna “Bhagavad-gita” ad Austin, Texas.
"… Un crollo verticale del fatturato dei Dvd, decine di case di produzione chiudono i battenti…"
"Prof, non è poi così importante. Insomma, bombardano Gaza, cresce la tensione internazionale."
"È il momento di fare l'amore col proprio cervello, figliolo."
"Cosa ben diversa dalla pornografia!" per un attimo mi era parso di salire ai suoi livelli, ma lui sviò.
"Una volta la combinai grossa. Era il 1992 e suggerii al mio amico poeta Jan Ristat di uscire con un numero di 'Les Lettres françaises' intitolato 'Porno', pieno zeppo di immagini e articoli sconci. C’era perfino Tin-Tin che si accoppiava con Milou, il suo cagnetto. Ero curioso di vedere la reazione del Partito Comunista Francese…"
"Furibonda, immagino."
"Ovviamente. Quei burocrati sono così privi di immaginazione. E di vera dottrina."
"Dottrina? Sul porno? Intende quella cosa di cui si parlava anni fa, la 'pornosofia'?"
"No, quella è roba neo-hippies, che bisogna rispettarsi tutti ed essere liberi con l'anima e il corpo…"
"Allora, come la mette?"
“La metto in quel posto.”
“Cioè?”
"Come sempre, analizzo. E non fare doppi sensi."
Mi aveva letto nel pensiero.
"Questa stronzata di Internet sta cambiando il sistema di produzione, ecco la novità. E ‘quel posto’, è il nostro posto. Non sarà l’implosione di cui parlava Marx, ma su tutto il resto ci ha preso. Siamo alla crisi del plusvalore.”
“Prego?”
“Considera la forza lavoro impiegata per la produzione di merce hard. La fatica dei porno attori, operai alla catena di montaggio.”
Scoppiai a ridere. “Mi scusi… Diceva?”
“Bene. Fino ad oggi, questo sforzo era usato dal capitale, che comprava sia il valore d’uso che quello di scambio della merce.”
“Aspetti che ripasso… Dunque, dicesi valore d’uso…”
“Quello effettivo, la scopata” ormai era un treno in corsa. “Il valore di scambio, invece, sta nella scopata più tutto quello che si fa per venderla. Che ha creato l’industria del sesso, le grosse produzioni, annessi e connessi.”
“Internet e i vari siti gratuiti hanno distrutto questo sistema” più o meno seguivo. “Ma la domanda è rimasta invariata, anzi cresce.”
“E vai col porno homemade, il peer to peer, community, clips gratis, raduni, creazione di nuovi generi, sottogeneri, l’utilizzo di cellulari, webcam. Un tessuto connettivo, che cresce ogni giorno e che si sta facendo anche economico.”
“Nella musica sta succedendo lo stesso, le major sono costrette a…”
“Non divaghiamo, figliolo. Il barbuto diceva: ‘non è l'operaio che utilizza i mezzi di produzione, ma sono i mezzi di produzione che utilizzano l'operaio’. ’Sta roba è in piena mutazione, questo è il punto.”
“Mentre, oggi, l’operaio del sesso utilizzerebbe i mezzi di produzione senza subirli? A questo vuole arrivare?”
“Non proprio, siamo alla terza via. I nuovi mezzi di produzione creano un nuovo tipo di operaio. Autorganizzato, autodeterminato. Non del tutto attivo, non del tutto passivo. È la transeconomy.”
“Prego?”
“Il capitalismo transgender!”
“Dunque, lei vede i segni di… Insomma Luxuria che vince l’Isola sarebbe un segno di…”
“Non usare verbi dubitativi. Lo è.”
“Cioè, scambiandosi la merce direttamente…”
“Si corona il sogno di tutti i pornomarxisti: il valore di scambio che si trasforma in valore di scambismo!”
“Prof…”
“Dimmi.”
"A me sembrano tutte masturbazioni mentali."
"Cioè, si fa l'amore col proprio cervello. E torniamo all’inizio” ridacchiò
“Stai imparando, figliolo, buon anno!”

Poi suonò un gong. Mentre chiudeva, partì il mantra imposto da lui alla comunità: “ifix-ifix-tchen-tchen”.







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martedì, 23 dicembre 2008
Gli auguri dinamopsichici di Barnhouse (al telefono con Kerpov)
























Musica d’attesa orientaleggiante, e irritante. Ma l’ho trovato su di giri.
“Terremoto, figliolo?”
“Sì, prof, 5.2 della scala Ricther. Una stupidata, ma qui ormai siamo all’erta per tutto.”
“Fate bene. Alle 16 e 24 ora italiana, giusto?”
“L’ha letto su internet.”
“No, oggi non possiamo usare mezzi di comunicazione.”
“È un giorno particolare?” mi riferivo agli arancioni del centro “Bhagavad-gita” di Austin, Texas, dove Kerpov è stato recluso. O si è autorecluso, non l’ho ancora capito.
“Sì, particolare, il giorno del taglio energetico. S’interrompe del tutto e unilateralmente il flusso di corrente.”
“Come si fa?”
“Basta non pagare le bollette!”
Ci pensai un secondo.
“Ma se non avete mezzi di comunicazione, come ha saputo del terremoto?…”
“Lo so da una settimana. Me l’ha detto in sogno il professor Barnhouse. Vecchio teppista, ormai avrà più di novantanni!…”
“Chi?”
Udii un colpo secco. Poi Kerpov recuperò il ricevitore.
“Scusa, il cordless… Dalla riunione su Nikola Tesla mi tremano le mani” si riferiva alla nostra penultima telefonata “Su Barnhouse, invece, leggiti il racconto di Vonnegut, scritto nel 1950.”
“Ah, sì, ‘L’effetto Barnhouse’, quello di cui mi parlava… Il dinamopsichismo…”
“Il vecchio è l’arma più potente del mondo. E pensare che tutto parte in un accampamento militare, nel 1942, quando l’artigliere A. Barnhouse riesce e infilare sette dieci di fila, coi dadi…”
“Impossibile.”
“Infatti, fu l’inizio della più grande rivoluzione parascientifica di tutti i tempi. Resosi conto delle sue potenti radiazioni mentali, il vecchio Barnhouse ci impiegò dieci anni per imparare a usarle su vasta scala, addirittura planetaria…”
“Un’arma…”
“Vonnegut fa dire a Barnhouse: ‘Sono sicuro di poter sbaragliare qualunque cosa sulla Terra – da Joe Louis alla Grande Muraglia Cinese – senza muovermi da questa tavola’.”
“Cavolo, ed è esistito davvero?”
“Se senti un fruscìo nel telefono, è lui che ti risponde!”
Non sentii nessun fruscìo, ovviamente.
Il prof ormai era infervorato: “Gli americani volevano usarlo per spianare i sovietici, ma lui sparì dalla circolazione. Da allora li tiene tutti in scacco. Se provano a farla fuori dal vaso, interviene. È successo con gli elicotteri in Iran, con uno Shuttle che volevano usare per lo scudo spaziale, con una marea di aerei spia e di centrali del terrore. Barnhouse è intervenuto tante di quelle volte, che neanche immagini.”
“Cioè, se non fosse stato per lui il mondo andava anche peggio?”
Stavolta sentii un fruscio, ma non ci badai troppo.
“Si è messo al servizio della pace” dedussi.
“Per questo lo vogliono far fuori, da cinquant’anni. L’uomo più ricercato del mondo” ribatté Kerpov “altrochè Bin Laden!”
“Cavolo…”
“L’ultima volta che lo sentii a voce, fu dopo lo tsunami in Indonesia. Avevo paura che avesse fatto casino in un esperimento dinamopsichico. Per fortuna, non c'entrava niente. Ci augurammo buon anno!”
“Quindi, lei sa dov’è!”
“L'ho sentito a voce, cioè parlando a voce alta.”
Al solito, non capivo dove voleva arrivare.
“Insomma, sarebbe stato lui a provocare il terremoto nel nord Italia?”
“Te l’ho detto, di tanto in tanto si esercita.”
“Ma, così, a caso?!”
“No, non agisce mai a caso. Esercizio e avvertimento.”
“Allora, cosa voleva dimostrare?”
“Se lo spiegasse si farebbe scovare.”
“Quindi, sta a noi capire cosa significa…”
“Proprio a voi. 2008, 23 dicembre, ore 16.24, Nord Italia.”
Sospirò.
“Buon Natale, figliolo, devo fare le abluzioni. Tutti insieme, tutti nudi nel vascone. È interessante, sai. Si aprono gli spiriti.”
“Immagino. Buon Natale, prof. Ah, una cosa, ancora…”
“Dimmi.”
“Lo sa che non credo a una parola di quello che dice, vero?”
“Lo so, infatti sei un cretino. Pensaci.”
“A cosa?”
“Come faccio a usare il cordless, se ci hanno tagliato la luce?”
Sentii un fruscio più forte, poi una scarica, e cascò la linea.

Forse, insieme al terremoto, gli auguri di A. Barnhouse a tutti noi.



Lorenzo Calza, "Kurt Vonnegut"

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martedì, 25 novembre 2008
Annunciazio' annunciazio'

"Non mi dire!"
"Infatti, non gliel'ho detto, prof."
"Quello che hai scritto su Facebook. Devo interpretarlo come… Come…"
"Per usare termini che le piacciono, si espande l'area semantica della mia famiglia!"
"Eviterò battute di natura "semantica", figliolo. Sono sempre molto emozionato quando nascono figli" e puntualizzò "agli altri."
"Io non so bene cosa pensare, professore. La gioia che ho dentro è profonda, immensa. Ma siamo spaventati, è un casino. La crisi economica, la casa, come ci organizzeremo…"
"Permetti al capitalismo di condizionare la tua felicità?"
"Volontariamente no. Ma è difficile fare i conti quando…"
"Quando non c'è il marchese!"

È dalle otto di stamattina che rido, satanasso d'un Kerpov.























(sembra passata una vita, erano solo poco più di due anni fa, amore panciuto mio)


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mercoledì, 19 novembre 2008
La panchina


























"Qualcosa non va, prof" e stavolta scrivo al passato "sento una vibrazione negativa nella forza… Sono stanco, non sono un robot, cazzo…"
"Non stai dormendo, giusto?"
"Esatto, ma non è quello che mi pesa."
"Spara."
"Mi sento violato. C'è come un'ombra, che si affaccia. Qualcuno che mentre tu scruti tutti gli altri scruta te, in silenzio, anonimo. E te lo fa sapere, ermeticamente."
"Il prezzo della mutualità, figliolo. Se fossi un divo di Hollywood si chiamerebbe stalking."
"E non essendolo?"
"Si chiama stalking lo stesso. Ma te la prendi per così poco?"
"Uscendo dall'asilo, stamattina, c'era una donna che piangeva, consolata da quella che poteva essere sua figlia e da un uomo coi baffi."
"E dov'era?"
"Su una panchina, nel cortile. Piangeva disperata. Forse le era morta una persona cara, il marito… Mi ha lasciato un senso di… Un senso di…"
"Stalking."
"Prego?"
"L'hai scrutata in silenzio, hai succhiato il suo dolore e adesso ne parli qui, senza il suo permesso, in modo mutualistico ed ermetico."
"Non può buttarla sempre in filosofia e giochi di parole, prof… Esiste anche la realtà, la sensibilità…"
"E allora viviteli, non scriverne. Oppure scrivine, senza viverli, così sei al riparo. Mutualizza meno."
"Adesso l'ermetico è lei…"
Dopo una pausa, Kerpov disse:
"Sì, l'ermetico della mutua!"

La grassa risata coprì il click della cornetta.




Chris Appelhan, "Trent 12"


 

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al telefono con kerpov

lunedì, 10 novembre 2008
Pecunia non olet

"Ciao, prof!"
"Ehilà" risponde Kerpov dagli Stati Uniti, stranamente gioioso.
"E' immerso nelle analisi post-voto, immagino".
"No" fa lui "sono immerso nella cacca!"
"Prego?"
"Ho comprato un libro dal titolo bellissimo: THE BIG NECESSITY, di Rose George. Parla della 'grande necessità' di tutti noi."
"Cioè, roba filosofica, escatologica?"
"Scatologica"
"Che vuol dire?"
"Pare che le fognature dell'umanità non tengano più. Il sistema di smaltimento dei rifiuti organici sta collassando. Ed è una minaccia superiore ad Al Qaeda, al nucleare e all'effetto serra.
"Addirittura?"
Kerpov insiste: "Un grammo di feci può contenere dieci milioni di virus, un milione di batteri, mille uova di parassiti e cento larve di vermi. L’ingestione accidentale di questo cocktail provoca l’80 per cento di tutte le malattie del pianeta."
"Merd… Cioè, cavolo!" mi vien da dire.
"I contadini cinesi hanno trovato il modo di fregarci tutti. La mettono in un silos, e con la fermentazione ci producono energia elettrica. Ci fanno i soldi!"
"Sono più avanti, è inutile."
"Fanno la ricerca, loro."
"Eh, già."
Poi scoppia a ridere.
"Che c'è? Perché ride?"
"Mi sento in colpa, figliolo!" fa lui.
"Di cosa?"
"E' che… E' che…"
"Che?"
"Ho letto il libro in bagno, stamattina"




Harry Anderson, "Boys riding on a homemade fire engine"






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