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mercoledì, 07 maggio 2008
(T)anti corpi


Oggi ho sentito un brav'uomo affermare: "Cinquantamila morti, un milione di senza tetto. Un regime militare. E non ne parla nessuno. Siamo diventati bestie, peggio di bestie."
"
È il capitalismo" risponde mia madre. "Con la precarietà ci hanno diviso. Hanno reso tutti più soli, e quel che è peggio, ci mettono uno contro l'altro."
"È sempre stato così" riprende il brav'uomo "arriva un punto in cui gli imperi cadono, la saturazione. Ci si crede padreterni. Si perde lucidità, raziocinio. Ci si dimentica che nel vestito di legno si va soli, che la vita è questo tratto breve, che va riempito di senso, di dignità."
"E nessuno dice" interviene un altro "che sta arrivando, oltre a quella del petrolio, la crisi del riso. Milioni di persone dipendono ogni giorno da un pugno di riso. Cosa comporterà la crisi del riso? Che genocidio silenzioso ci aspetta?"

Mi sono rincuorato, per dio.
Un residuo di pragmatismo esiste ancora.


Bo Bartlett, "Habeas Corpus"


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martedì, 06 maggio 2008
Prima Vera

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lunedì, 28 aprile 2008
Austrialopiteco

Quindi, dopo il Belgio come patria dei pedofili, il Lichtenstein come rifugio fiscale, la Spagna come covo di pervertiti, la Svizzera col cioccolato e gli orologi a cucù, abbiamo il nuovo luogo comune: l'Austria come paese dove vengono segregate donne da usare come schiave. Qui, ne parlammo già. Un luogo comunissimo, l'Austria. Cosa sappiamo dell'Austria? Cose storiche, asburgiche, prussiane, naziste. Cose marxiste. Cose di calcio. La Carinzia, Heider, il para-leghismo ultraconservatore. C'è molto testosterone in Austria, mi pare che venga da lì anche il governatore della California. C'è freddo, in Austria. Si sta chiusi. Sabato guardavo un cartone animato. Si parlava delle termiti, della loro società perfettamente organizzata, se una si ferisce o è in pericolo, le altre intervengono subito. Uno chiedeva: "com'è possibile, visto che non hanno il cervello?". L'altro rispondeva in modo scientifico. C'è un funzionalismo innato. Si comportano un po' come il sistema immunitario umano, se succede qualcosa di brutto o anomalo, anche se non produciamo "pensieri" a riguardo, i nostri anticorpi intervengono automaticamente. È un concetto incredibilmente importante, che fa riflettere. Esiste un bene-in-sé, una naturale tendenza verso il meglio. Al solito, si potrebbe arrivare lassù, al Bene supremo.
Poi, però, si torna in Austria. Un padre segrega la figlia, la tiene incatenata per VENTIQUATTRO anni, le fa partotire sette figli. Qualcuno sopravvive, qualcuno muore. Il tutto viene scoperto quasi per caso.
Anche questo è incredibilmente importante e fa riflettere. Come non riesco a raggiungere l'idea di Bene assoluto, faccio fatica a concepire anche quella del Male assoluto.

Al solito, mi interrogo su un punto. Perchè le altre termiti non sono intervenute? Come siamo organizzati? Dove sono gli anticorpi?

Com'è possibile, visto che abbiamo il cervello?


Alex Katz, "Blizzard 1"
James Rosenquist, "Gift Wrapped Doll #37"



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martedì, 22 aprile 2008
Giovani suoni































A un certo punto, su quel foglio a sinistra c'era scritto:
- "Piacenza" - "nuvoloso" - "scuola"
- "cavallo" - "notte" - "quello che mi permette di risolvere i problemi" - "quello che mi permette di tenere lontani i problemi" - "transessuale" - "Andrea" - "un bullo" - "un'amica" - "un ciccione" - "discoteca".
Alla ricreazione pensavo di morire: triplo salto mortale con avvitamento, senza rete. Poi, la magia.
Le storie sono scritte lassù, da qualche parte, basta trovarle. Basta crederci, basta vedere quegli occhi pieni di vita e di curiosità.
Se ne dicono tante, sembra sempre tutto perduto.
Ma la scuola, oggi, è una cosa stupenda.

E questa generazione, pure.

Punto.

Due punti.



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lunedì, 14 aprile 2008
Feel like a



Ieri mi ha telefonato il professor Kerkov, per commentare insieme la disfatta.

Mi ha detto: "scommetto che mediti di lasciare l'Italia".
Gli ho risposto: "No, sono stranamente sereno."
"Come un condannato prima dell'esecuzione?", chiede lui.
"Sa qual è il punto, prof. Abbiamo capito di avere ragione, ma che la ragione non basta. Forse perchè gli altri non hanno tutti i torti."
"Che vuol dire, che apri al federalismo?"
"Me lo gioco sul piatto, col governo mondiale e lo scudetto all'Inter!"
"Sei pazzo."
"Sì."
"Infatti, pensavi di vincere."
"Non razionalmente, di cuore. Però sono successe cose inquietanti, nel week-end."
"Tipo?"
"Il mio cucciolo dice poche cose. Per scherzo lo tormentavo, lanciandolo in aria e imitando Gene Wilder col suo: 'Si-PUò-FAREEEEE'!
Lui, atterrando, chiudeva con un 'na'. Io gli grattavo il pancino, 'Allora tu hai i sondaggi!'. E giù a ridere!"
Il professor Kerkov si è fermato a pensare. "Mhm... A diciotto mesi... Potremmo definirla 'sincronicità Junghiana'."
"A tavola, con i parenti, eravamo seduti su uno sgabello. Ci guardavano in venti. Io lo prendo, lo lancio in aria. SI-PUò-FAREEEE! TRACk, si rompe lo sgabello e mi ribalto all'indietro, con lui tra le braccia. Finiti a terra mi guarda con due occhioni interrogativi e poi dice: 'Na'."
"Mhm..."
"Questo fenomeno come lo chiama?"
"Poltergeist."


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venerdì, 11 aprile 2008
Domani, in terra natale





















A fare questo.

Chi fosse in zona...

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lunedì, 07 aprile 2008

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giovedì, 03 aprile 2008
Tanta mahna


Tutte le sere, tutte le sante sere. Un tempo c'erano le favole, questi vogliono Youtube. Siccome internet è l'interfaccia col nostro passato, ecco che vado a pescare cose antiche. E mi accorgo che le migliori animazioni degli anni settanta erano italiane. Grazie alla poesia di Francesco Misseri. "Mio e Mao", e la loro curiosità naturalistica. "Quaq quao", con il suo  straordinario
messaggio di contaminazione linguistica e culturale. L'ippopotamo impostato al bel canto, figlio della moderna effettistica superficiale.
Comunque, sfido chiunque a reggere la titanica sfida. Essere costretto a guardare questo e riuscire a ridere, sempre.
Tutte le sere.
Io ci riesco.

Jacopo visto da Isabella De Filippo

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venerdì, 21 marzo 2008
buona pasqua

Il giorno in cui il bimbo sta male e svaligiano l'agenzia di tua moglie è un giorno interessante. Dopo una notte insonne vai sul posto, vedi i cantieri intorno. Vedi i manovali albanesi arrampicati sui tubi innocenti, senti i racconti degli altri negozianti. Il carabiniere ti spiega bene cosa ti è successo, perchè sei mezzo rovinato e non puoi farci niente. Capisci cose, soprattutto su te stesso.

Sai che i tuoi valori di fondo, oltrepassando l'evidenza, sfiorano la santità.



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mercoledì, 12 marzo 2008
Debutto in societĂ !
































 


















Jacopo/Jacob (Julia 114)



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lunedì, 03 marzo 2008
Cisterne




Sarà l'articolo di Ruffolo, sull'ultimo Espresso, che mi ha lasciato un senso di stupore. Parla di immortalità. Il domani vicino, col nostro cervello al carbonio che si scaricherà in un cervello al silicio, come riversassimo tutto il nostro io in un cd. Però, anche dopo la poesia siderale delle utopie possibili, dopo la costruzione perfetta e algida del futuribile, del liquido moderno, la cronaca ci riporta nelle cisterne. Quelle scavate sotto la superficie della città. I cunicoli dove muoiono i bambini, grattando le pareti, cunicoli simili a quelli dove vivono altri bambini, in un groviglio di tunnel che scorrono sotto le nostre teorie.

Cisterne in cui muoiono operai, nei miasmi sulfurei dell'inferno.
Perchè il capitalismo è fatto ancora di container, lamiera, chimica, fiamme. Ingiustizia.

E' come se tra il paradiso della scienza e l'inferno della realtà, il purgatorio della politica fosse chiamato a fare qualcosa. Pacatamente, serenamente, con innovazione, ma in fretta.

Susanna Coffey, "Eris"


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giovedì, 21 febbraio 2008
Piccola recensione di un film mai visto (ovvero: "Calmiamoci, ma che la Taranta scuota le nostre membra borghesucce")

Il lutto borghese è una costante del nostro ultimo cinema. La Stanza del Figlio, il senso di colpa dello psichiatra e il viaggio verso la Francia per ritrovare un equilibrio dopo la scomparsa del primogenito. In Caos Calmo, la morte della moglie e l'uomo di successo che decide di "fermarsi". Si siede sulla panchina, davanti alla scuola della figlia. Rielabora, e tutto torna a girargli intorno. Riscopre gente, sapori, odori. Il fratello. La droga. Il viaggerello iniziatico e rielaborativo, insomma. Il bilancio.
È certamente un'operazione interessante, i piccoli sconquassi della medio-borghesia (laica), molto maschile, molto media.

L'altro giorno, a Napoli, in mezzo all'immondizia, uno ha ucciso suo fratello a martellate e poi lo stava squartando. Ecco, mi chiedo, chi si spinge a portare fin lì il racconto? Scavare davvero in profondità, come fa Caino. Che tutti tocchino Caino. Dobbiamo sapere cos'ha fatto, perchè. Non me ne frega niente di Abele. Non mi interessa la calma violata. Voglio capire la violenza.
Il giorno di San Valentino, in un paesino pugliese, è morto Pino Zimba. Pregiudicato, faccia patibolare, mediterranea, suonatore di pizzica. Su Youtube trovate
i suoi concerti e le emozionanti immagini del suo funerale. Mentre la bara esce di casa per l'ultima volta, la folla suona il tamburello, a ritmo sincopato. Come quello di un cuore che continua a battere. Batte. Batte. Batte.

Zimba interpretò "Sangue Vivo" di Edoardo Winspeare. Un noir shakespeariano ma mediterraneo, ambientato nel
profondo Salento, coi sottotitoli, con la frenesia della Taranta a battere il tempo, con eros e thanatos, pistole, tradimenti e fratelli che cercano se stessi.

Un altro modo di declinare argomenti simili a Caos Calmo. Che magari non siede sul divano della Dandini, ma sicuramente racconta di più.

Diciamo che Caos Calmo parla al cervello, vota PD.
Anch'io voterò PD, col cervello. Ma il mio cuore è con Zimba. Sempre.



opere di Robert Longo
Pino Zimba



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martedì, 12 febbraio 2008





































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mercoledì, 06 febbraio 2008
Che fine ha fatto Alan Sorrenti?

I Beatles sono l'interfaccia della modernità. Abbiamo spedito "Across the Universe" nello spazio. Ché un giorno qualcuno lassù ascolti la nostra voce, come moduliamo le cose, come traduciamo l'aria. Figo immaginarsi gli alieni alle prese con il testo di un materialista trotskista dagli occhialetti tondi. Oggi, però, è morto Yogi, il vecchio guru dei fab four, l'artefice della loro deriva spiritualista. Il fautore del loro periodo devoto, lisergico.
Di ieri, invece, la notizia che si può nascere da tre genitori. Aggiungiamola alla clonazione umana, all'autoriproduzione femminile, alla scelta del Dna più consono. C'è magia, o solo giochi di prestigio? Stiamo costruendo una meraviglia, o perdendo il senso? Alcuni si chiedono, allibiti, se siamo in discesa o in caduta. Io inverto il piano. Siamo in salita, andiamo su. Non in quel posto dove ci sostituiamo a Dio, no. Forse in quel nirvana chiamato amore universale? Non è detto. Più passa il tempo, più capisco il monolite nero di "2001- Odissea nello Spazio". Il monito, il lascito, l'è stato, il sarà, la tavola ultima, la verticalità, lo specchio. L'uomo morente che usa la tecnologia per entrare nell'abisso della sua condizione, percorre tutto, cambia tutto, vive tutto, sente lo spazio, il tempo. Alla fine, uscito dal tunnel, si trova a rinascere. Forse esiste un posto dove Dio e l'uomo sono la stessa cosa. Dove nulla è perduto.

Dove si ascolta "Across the Universe".

(clicca sull'immagine e vola)


illustrazioni di Brad Holland






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venerdì, 01 febbraio 2008
Il fattore Y

Sono stato consultato da Franco Marini. Gli ho spiegato le mie preoccupazioni. Leggendo qui, sembra che abbiano trovato il modo per ricavare spermatozoi dal midollo osseo femminile. Questo apre scenari inquietanti (o meravigliosi, a seconda dei punti di vista) e arricchisce il dibattito sulla bioetica di un nuovo elemento: la donna che si autoriproduce, senza più bisogno di intervento maschile, neppure indiretto. C'è di più: "i bambini nati in questo modo potrebbero essere esclusivamente di sesso femminile, perchè nella riproduzione non entrerebbe in gioco il cromosoma Y, che è patrimonio esclusivo dei maschi".

Fantascienza che diventa realtà. Una società di sole donne, autoriprodotte in serie. C'è ancora di più: "
la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo". In questo caso non è chiaro come andrà a livello cromosomico. Insomma, si torna alle origini di tutto, al mito primigeno dell'androgino. Intervistato da miss Wikipedia, Elemire Zolla parla di "umana nostalgia dell'interezza". Insomma, con buona pace degli eteromaniaci, la possibilità concreta di creare una società omogenea, asessuata ed ermafrodita. Forse dotata di una nuova indole, senza i problemi testosteronici e menopausali del nostro tempo. Senza Ferrara, insomma. Marini, da cattolico pragmatico, mi ha indicato il caso di Mario Giordano, direttore de il Giornale, come emblema del possibile homo novus del futuro, invitandomi a ridimensionare l'entusiasmo.
Ci ho pensato un attimo, gli ho battuto una pacca sulla spalla: "Vecchio lupo marsicano!…"

Finito 'sto giro, dice, c'andiamo a ubriacare col vino bollito a San Pio delle Camere. Il suo paesello.


Don Ivan Punchatz, "Sheep in suit disguised as wolf"




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lunedì, 28 gennaio 2008
Il giorno dopo la memoria













































                           Kenyatta Massacratta







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giovedì, 24 gennaio 2008































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martedì, 22 gennaio 2008
I due Neville

"Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa."

Il romanzo di Matheson è tra i miei preferiti. Ho visto tutti i film tratti - anche alla lontana - da quel topos narrativo. Qui, un dettagliato reportage. La buona fantascienza proietta in scenari plausibili le paure ancestrali. La solitudine, la fine del nostro prossimo, ormai ridotto a vampiro. La notte. Il sangue. Il nostro passato ridotto a simulacro, gli affetti persi per sempre. Allora sono andato al cinema. Non pensavo di uscirne così provato. In qualche modo, uno dei film più brutti che abbia mai visto è stato all'altezza della sfida. Mi ha fatto capire dove si proiettano le paure del nostro tempo. L'uomo solo è ipertecnologico, anzi è il migliore degli scienziati. Il prototipo umano-americano, solo lui sopravvive. Il prototipo umano si chiama Robert Neville è nero, simpatico, si veste figo. Non si fa prendere dalla depressione, ha un fisico da body-builder, frutto di esercizi quotidiani. Va a caccia di animali in computer grafica e di dvd, che pesca dal suo vecchio mega-store, dove poi li ripone ordinatamente. Ci tiene a mantenere in piedi il suo antico ordine sociale. Si approvigiona delle cose in modo composto. Utilizza corrente elettrica proveniente chissà da dove. Il Robert Neville di Matheson usava aglio, specchi e assi inchiodate per tenere lontani i vampiri. Questo, ha minato tutto il quartiere con bombe al fosforo, stile Iraq. Il Neville di Matheson aveva un laboratorio così: "
La parete era quasi interamente occupata da un bancone con il ripiano di legno grezzo ingombro di una grossa sega a nastro, di un tornio da falegname, di una mola a smeriglio e di una morsa. Al di sopra, sulla parte, c'era una mensola occupata da una distesa disordinata degli attrezzi…": Questo ha un super laboratorio con vetri in plexiglass, gabbie con cavie, elettrocardiogrammi, strumentazioni. Quell'altro centellinava la benzina, questo spacca di brutto col gigantesco Suv. Il Neville di Matheson era un capolavoro di sopravvivenza illuministica, coi dubbi e i travagli della situazione. Questo ascolta Bob Marley, che gli suggerisce che uno ce la può sempre fare. Il Neville di Matheson cerca di ricostruire il suo mosaico, stringendo i denti. In fondo è lui il mostro anomalo, in mezzo alla nuova atroce normalità. Il Neville di oggi è il buon padre di famiglia che ha promesso ai suoi cari e a se stesso che lui "sistemerà le cose". Sistemare le cose, la frase più ripetuta. Il Neville di Matheson riconosceva i vicini, tra i vampiri. Questo lotta contro mostri ipercinetici, glabri e indistinti, sempre guidati dallo stesso urlatore fanatico, che esce dallo stesso buco-grotta. Anzi, a un certo punto invece di uscire manda degli orridi cani glabri. Potrebbe benissimo seguire in missione i cani-kamikaze, il sole se n'è andato, ma no, se ne sta rintanato. Tutta l'umanità malata concentrata in quell'unico, piccolo anfratto. Come fosse una grotta del Waziristan. Entrambi i Neville conosceranno una donna. Quella di Matheson sarà il segno di una speranza delusa. Quella di oggi è un segno di Dio. Il Neville di Matheson si strugge. Questo diventa San Tommaso, grida il suo dubbio su Dio. Finchè, poi, ce lo fanno vedere loro cosa significa un deus ex machina (in senso letterale) che "ti sistema le cose" per benino. Ecco il redento, il cristiano rinato nel fuoco. Il Neville di ieri eravamo noi. Quello di oggi è Will Smith, con tutto quel che ne consegue. C'è la terra promessa, nel Vermont. Dio, l'America. Io sono leggenda. Leggenda è martirio.

Il Neville di oggi non sa più restare solo, ha bisogno degli spettatori.
Questo è il suo problema. E forse anche il nostro.




illustrazioni di:
Max Schindler,
Claude Serre,
Brad Holland,
Clay Bennett
elle©ì




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giovedì, 17 gennaio 2008



































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lunedì, 14 gennaio 2008
Free-style

Facciamo finta che io abbia un nipote che si chiama M.

Mettiamo che abbia diciassette anni, frequenti un liceo privato e la “compa” di un quartiere bene, col calcio e i suoi derivati a fare da cemento linguistico e modello di aggregazione.
Quando è davanti alla tivù, pensiamolo fisso su Italia Uno. Senza neanche cambiare durante gli spot.
Mettiamolo sul motorino, su Youtube, a sfidarsi con gli amici a cinghiate, per ridere. Ipotizziamo che abbia fatto in modo e maniera di mostrare quel filmato a membri della famiglia. Magari quelli a cui tiene. Proviamo a pensare che M. non abbia nemmeno un amico con la pelle di altro colore. Mettiamo che il sottoscritto abbia sempre cercato d’interagire con lui, sperimentando le difficoltà comunicative della generazione Q, che poi passa il tempo a fucilare sms e filmati. Ipotizziamo un azzardo: un paio di settimane fa, io che gli regalo l’ultimo libro di Galimberti. Così, prenderlo per le palle, una sfida a cinghiate. Mettiamo il caso che lo veda sincero ma falso, duro ma tenero, pieno di certezze ma confuso. Con tutti i primi termini di questo elenco ben organizzati e in evidenza, come la compostezza a tavola. So che è innamorato di una certa M., ma non ho ancora capito come. Mettiamo che gli voglia bene, e che ieri sia entrato nella sua cameretta. Che l’abbia trovata ordinata e irreprensibile, educata. Come lui. Ipotizziamo che lui stesse giocando a calcio con la Playstation, che io abbia sbirciato i libri, e poi i muri. Balza agli occhi la gigantografia di lui piccolo, tra le braccia del nonno scomparso da poco. Poi, tanti poster sul tema “Arancia Meccanica”, film che abbiamo rivisto insieme mesi fa, tra l’altro. Uscendo, sopra la porta, potrei aver incrociato una bandiera tricolore con la scritta “Fiero di essere italiano”. E l’ultima “o”, magari, era una celtica. Poniamo che gli abbia fatto presente che conoscevo il senso di quel messaggio, e che me ne sia andato. Ipotizziamo il mio silenzio.
Dopo pranzo, magari, sdraiato sul divano, gli chiedo a che ora iniziano le partite. Così, un semplice aggancio, fiutando nell'aria che qualcosa sta per succedere. Mettiamo che M. prende l’iniziativa, fatto inusuale. Pensiamo a lui che si alza, mi dice “ascolta”, e m’infila una cuffia, staccandosi dall’I-pod per la prima volta nella giornata. Magari parte un accenno di house pesante, però lui manda avanti. Magari, vuol farmi sentire un’altra cosa. Gara di free-style tra Fibra e Inoki, frasi rap improvvisate su base hip-hop. Sfida a cinghiate in rima. Si parte dalla denigrazione delle rispettive capacità tecniche, dei “mood” comportamentali, dei vestiti che indossano, fino a chiamare in causa le rispettive mamme, in un’escalation di epiteti e invettive. Batto il tempo sul divano. Poi magari il pezzo s’interrompe e me ne fa sentire altri due - di un gruppo che non ricordo - che parlano di marijuana e di sfida al sistema. Finisce, e gli dico: “Potenti. Ma scuri, con una vena di malinconia”. “Sì, è vero.”, risponde. Potrei fargli presente che, nel primo pezzo, Fibra ha stracciato quell’altro. Immaginiamo che poi gli sparo un bel
“Sai chi è Inoki?”
“No.”
“Era un campione giapponese di Wrestling degli anni Ottanta. Anzi, non si chiamava Wrestling. È uno sport che viene da lontano, dal Messico, pensa. Là si chiama “Lucha Libre”. C’è un rapporto strano tra il Messico, l’America Latina in genere, e il Giappone. Il Perù ha avuto un presidente giappo, un certo Fujimori. Vabbè, insomma, ’sti giapponesi hanno preso la tradizione dei lottatori in maschera e l’hanno fatta loro. Noi la conoscevamo come “catch”. Hai presente l’Uomo Tigre? Ecco, Antonio Inoki era campione di quella roba lì. Poi l’hanno presa gli americani ed è finito tutto in vacca.”

Ride.
“Che coincidenza”, insisto.
“Cosa?”
“Qualche settimana fa ho visto Fibra insieme a Galimberti, alle Invasioni Barbariche.”

“See?!”, risponde M.
“Sembrava proprio una sfida free-style. Con loro due a dire cose simili con stili diversissimi. Fibra è un grande, si sono trovati. Perchè, occhio, quel filosofo che ti ho passato non è uno che se la tira troppo. Nel libro parla anche degli Africa Unite.”
“See?”

“Su Youtube trovi il filmato. Digita “invasioni barbariche fibra”. È spezzettato in tre parti, dieci minuti in tutto.”
“Okay, ci vado.”


Nel tornare col passeggino, sotto l’ultimo sole, abbiamo incrociato chilometri di muri, e barche e stabilimenti chiusi. Con strane ed evidenti compagne di camminata. Ovunque, grandi, piccole, a pennarello, spray, vernice, sul selciato, ai semafori. Si notano solo loro: una tempesta.
Fragolina ti amo… Sono otto mesi che volo insieme a te… C6ST… Alex sei la mia luce, la vita… Sei troppo importante per me, torniamo insieme… Ti amo, Maggie… Ti amo… Ti amo… Sei la mia vita, Dix…
Una proprio enorme, tiene tutto il muro. Voglio fotografarla. Sì, qualche croce celtica, qualcosa sul Genoa, sulla Samp. Ma soprattutto “ti amo, ti voglio, ti cerco, volo, mi manchi, sei tutto”. Componimenti a confronto. Romanticismo free-style, che gronda dai muri, sulle scale, sui vetri, ovunque.
Fateci caso anche voi, certe scritte si stanno decuplicando. Solo certe.
Si sono allontanate dalle panchine dei parchi, abbracciano la città, stracciando quelle politiche, religiose, violente, calcistiche. Un fiume di parole che sembrano non significare niente.
Ma non ne sarei così sicuro.

Ecco, poi mi sono incazzato. Secondo me, la cosidetta “commissione valori” del PD, anzichè far entrare Giuliano Ferrara, dovrebbe far entrare un cicinino di quel che comporta tutto ciò. Anche poco, eh. Fibra, per esempio, non sarebbe un ospite inquietante.

Non è che “laicità”, magari, significa anche “fatica”?

E voglia di leggere i muri.


“Ogni volta sperimento come, nel contesto di una struttura che veramente favorisce la creatività personale e di gruppo, ogni giovane è gioiosamente meravigliato di quanto riesce a esprimere e ascoltare; mi chiedo in qual modo sia possibile consolidare, approfondire e moltiplicare ampliando queste occasioni affinché riescano a inceppare e sbrecciare i meccanismi del dominio, tuttora vastamente imperanti: per riuscire a interrompere il circolo vizioso fra dilagante necrofilia inconfessata, disperazione per mancata creatività e informazione deformata, aberrante.”

Danilo Dolci, "Dal trasmettere al comunicare", ed. Sonda.






Chris Appelhans,  "Electricity"
Cosplay a Lucca
Alex Toth (?), "Zorro Fight"
Chris Appelhans,  "Music"


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lunedì, 07 gennaio 2008
Diritto di respirare

Ieri, sull'autobus, c'era corrente e volevo chiudere un finestrino. Un tizio ha ringhiato. "La gente ha il diritto di respirare, non c'è solo vostro figlio!". Ne è nato un alterco sgradevole. Poi ho notato che il tizio parlava da solo, probabilmente una persona malata, sofferente. Siamo stati la miccia, ha proiettato su di noi il senso della sua giornata. Mi ha lasciato una sensazione di vulnerabilità, di vuoto. La stessa di cui parla Lorenzo Jovanotti a proposito degli spettacoli di Beppe Grillo, da cui si esce svuotati, non carichi. Come "le Jene", "Striscia". Certa indignazione svuota, anziché riempire. Sensazione gelida. Come i saldi, le vetrine degli outlet, i viaggi esotici. Solitudine al botulino, folla compressa. Spot che vendono suonerie con gli animaletti carini a utenti che non hanno mai visto animaletti veri, che s'inteneriscono senza avere grammatica degli affetti. Giganteschi Hummer incastrati tra i vicoli. La generale caduta del pudore: tutto si privatizza e nel contempo si perde dimensione privata. Un progetto incredibile: renderci tutt'uno, pronti a scambiarci messaggi e intimità a valanga: un prodotto, modulare e interscambiabile. Un gigantesco Hummer chiuso in un vicolo. Galimberti scrive dell'ospite inquietante che alberga nei ragazzi. Il nihil, il vuoto, il paranoid park. Come potrebbe essere altrimenti? Si vive nel liquido, dice qualcun altro, ma senza branchie. In apnea. Giorgio Ruffolo, in questi giorni, ha fissato su Repubblica parole lucide. Riguardano il capitalismo, l'equità, il progettare futuro. Quest'economia soverchiante, ansiogena, che vortica su se stessa. Con le sue nuove presenze - la rete, i soggetti dell'oggi - e la sua drammatica nuova mancanza: madama felicità.
Io, umilmente, non ho tanta voglia di cadere vittima di 'sta roba. Se c'è il dàimon ci dev'essere anche l'eu-daimon (il demone buono, Geppo il diavoletto). La crisi, forse, è il rimedio. Ieri, a messa, tutti si stringevano la mano cantando, coi bambini che disegnavano coricati sotto gli altari. La chiesa straboccava, informale e spontanea, ben guidata. Ci sono andato non per mia scelta, causa benedizione bimbi, ma non mi vanto di questo. Sono attirato dalla gioia naif e gospel di una comunità che mi è estranea in tutto se non nel fatto di essere comunità. Mani che si cercano, baci al simulacro del bambino, carne, canto. De André, dopo la tragica esperienza sull'Hotel Supramonte affermò: «Ho sempre detto che Dio è un invenzione dell'uomo. E tuttavia con il sequestro qualcosa si è mosso: non che abbia cambiato idea, ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza».

Siamo sequestrati, mettiamola così. Imbarazzarsi dopo il sequestro, sarebbe già una conquista, alla ricerca di una
nuova comunità.
Basta pessimismo. Alla fine, poi, ci sono questi otto dentini che scendono dall'autobus, la camminata goffa verso la fontana. E, di sera, dovete vedere l'effetto che fa John Lee Hooker vicino a un fasciatoio.

Qualcosa si muove. Quel finestrino alla fine è rimasto aperto, e noi ci siamo stretti intorno al bambino per proteggerlo. Il nostro Hummer, chiuso in un vicolo aperto.

Proposta di legge: un John Lee Hooker vicino ad ogni fasciatoio!



Debra Goertz, "Rush"
Roland Becerra



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venerdì, 28 dicembre 2007
Sul mare, dietro il niente, un tramonto d'occidente

Già, questi tramonti.
Chissachi ha sfasciato gli schienali delle panchine. Jacopo cammina buffo e riflette una luce quasi inquietante da quanto è bella sua madre. È l'eco del dolore, che scava nel cibo di questi giorni. Hanno ucciso una donna in un posto lontano. Mia madre si è chiesta ad alta voce: "Ma cosa sono? Cosa sono, quelli?". Senza astio, però. Ecco la lezione. Mi sono tagliato i capelli, basta Renga. Tre vecchie, subito, mi hanno scambiato per Pieraccioni. Il caso Thomas Crawford. Come sarebbero belle certe storie senza recitazione all'americana. Un po' come il mondo.
Vorrei che l'ultimo nome del 2007 non fosse quello di Lamberto Dini.
Mi duole l'ascella destra. Credo nelle sorti progressive, nelle convergenze parallele. Sarà per quello che mi duole.
Vado in montagna con un po' di fantascienza inglese. Spero d'incontrare Dio, visto che non scio.
Il Milan ha annunciato per gennaio l'ingaggio di Sarkozy.

Va così.

Anzi, brinderò a Lamberto Dini, alla spina calcarea di Stankovic e a tutte le cose che non vorrei più.
Senza astio, però.

Ecco la lezione.

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giovedì, 20 dicembre 2007
Osce no

Sirena d'allarme da un test Osce, i ragazzi delle medie non sanno perchè arriva la notte. Casciuolo, il mio edicolante neoplatonico, dice di stare tranquilli. Per lui, i "uaglioncelli" la sanno più lunga di quanto sembra. Si sono rifiutati di rispondere alla domanda secca. Il perché del giorno e della notte  è roba complessa, con riposte molteplici. Dal punto di vista scientifico, la notte arriva perchè la Terra ruota sul proprio asse? E cosa fa ruotare la Terra? Bisogna capire se il Sistema Solare ruota a sua volta. Intorno a cosa. E se ogni "mozione" è azionata da "motori" in movimento, qual è il primo motore immobile? Esiste l'immobilità? Il perché della notte apre poi domande filosofiche. Il tempo è la misura del movimento, secondo un prima e un poi. Davvero la notte è l'assenza del giorno? E perché esiste un perché? Poi i "uaglioncelli" si sono dimostrati impreparati sul concetto di "tasso di cambio" da una valuta all'altra. Anche qui, Casciuolo li difende. Si sono posti domande complesse, di macroeconomia. Perchè una moneta vale più dell'altra? Qual è il valore base a cui si riferisce un pezzo di carta? E se non si vede neanche il pezzo di carta ma solo una cifra, un titolo, un'equazione, chi mi garantisce che una cosa valga più di un'altra, se non un trucco del tutto virtuale?

Mentre discutevamo, sul portatile di Casciuolo è arrivata la notizia della rivolta dei Sioux. Abbiamo brindato con un vermentino d'annata.

HANTA-YO

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martedì, 18 dicembre 2007
Vita

Sto massaggiandomi le tempie nella penombra, squilla il cellulare. Il professor Anatoli Kerkov è nel palazzo di vetro, per un seminario. Si limita a tenere l'apparecchio a mezz'aria. L'assemblea generale dell'Onu ha appena approvato la moratoria conto la pena di morte, i delegati sgorgano dalla sala come una sorgente fresca. Sento applausi, grida di gioia in tante lingue.
Poi Kerpov avvicina le labbra al telefono, eccitato: "C'è posto per la Storia con la "S" maiuscola, dalle tue parti?!"
"Sembra di no", gli rispondo mesto.
"Vedi di trovarlo", ribadisce lui. “104 voti a favore, 54 contro e 29
astenuti. Giocali al lotto!”

“Ne avrei bisogno”, dico. Sentendo il tono, sbotta: "Ehi, mica potrai raccontare a tuo figlio che un giorno come questo, per te era un brutto giorno!"
"No, ha ragione, prof…"
"Buon Natale, al diavolo il resto!"
"Sì, al diavolo."

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mercoledì, 12 dicembre 2007
Down

Stavolta Kerkov l'ho chiamato io. È appena morto l'ennesimo operaio a Milano, ma volevo conoscere la sua opinione sulla storia di certe allucinanti intercettazioni. Gli ho letto un commento lasciato sul primo blog che leggo al mattino.

"Manca la serietà del marxismo. E il cuore dell'umanesimo.
E' tutto troie e contratti a termine. Mucillagine, poltiglia.

Anche Grillo è sporco, anche il web è sporco. Noi, in qualche misura, lo siamo.
"Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perchè ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di questo ospite e guardarlo bene in faccia.", diceva Heidegger.

L'ho appena letto sulla quarta di un libro di Galimberti. Me la tiro. Anch'io sono sporco.

Prendetene uno a caso, al bar. Inchiodatelo al bancone. Gridategli "Perchè ogni sabato c'è un down dalla De Filippi?... Rispondi, PERCHE'?!"...

Ah, fate figli. Non arrendetevi."


Anatoli Kerkov riesce sempre a stupirmi. "Bene", col tono appuntito, "mi ricorda quella trasmissione di Rai Due, dove facevano salire gli studenti sul tetto della scuola per urlare quello che avevano dentro. Si chiamava 'Shout' o 'Scream', non ricordo..."
"E allora?", rispondo.
"Allora uno è caduto dal tetto e s'è rotto l'osso del collo. Hanno sospeso la trasmissione".
Ha riattaccato con la solita risata sardonica.

Cerco 'sardonica' su wikipedia.



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lunedì, 10 dicembre 2007
Encicliche

Il professor Anatoli Kerkov, noto semiologo situazionista, mi ha telefonato segnalandomi diversi articoli usciti in questi giorni sui giornali.
Questo mi ha fatto riflettere sul senso del limite.
Questo anche, aprendo una ventina di altri fronti di dibattito.
Poi, Kerkov mi ha spiegato il senso delle nuove tesi di Desmond Morris: i gay sarebbero adulti a cui si è interrotta la crescita, non bambini mai cresciuti.
Gli ho ribattuto che gli etero potrebbero essere bambini cresciuti troppo presto, o adulti che non sono mai stati bambini.
Dopo una risatina di circostanza, mi ha raccontato di quella volta che incontrò il suo collega James Watson, a Port Arthur, Texas. Partecipavano a un convegno sulla piscobiologia nei testi di Janis Joplin. In una pausa, Kerkov vide Watson che prendeva a calci un distributore automatico. Desiderava ardentemente le noccioline e quello continuava a sputargli fuori caramelle gommate.
Riattaccando, mi è parso di sentirgli boffonchiare una frase del tipo: "Il problema non è la mancanza di argomenti, figliolo. Il problema è quando ce ne sono troppi."



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domenica, 09 dicembre 2007
Censis


In una società liquida,

il nostro paese non può che essere mucillagine,

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venerdì, 07 dicembre 2007
Haiku


Il governo morirà sul lavoro.

L'ennesima morte bianca, per mancanza di sicurezza.


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Se

Se Dio è quella cosa raccontata da Benigni per mezzo di Dante.
Se è quel verso del bambino che si stacca dalla mammella gocciolante latte. Quel respiro che vive per intercessione della donna. Quel (re)spirito incontemplabile che unisce lo spazio e il tempo, le cose e le persone in un unico pieno che spinge al bene. Quel nitore eterno e infinito nel quale alla fine si riflette il volto di ognuno di noi. Se è così, c'è.
Però una cosa devo chiedertela, Somma Luce. Perchè ci parli da quello stesso schermo? Quel demone che fa salire uno sul tetto a Omaha, Nebraska, e lo spinge uccidere per diventare famoso. Quel demone usato dall'evaso, per rilasciare l'intervista prima di costituirsi ancora. Quel demone per cui la madre uccide il figlio, e rilascia l'intervista. Il bambino si fa adolescente e vede.
Questo demone del vuoto, che sa essere luce quanto te.
Infima, ma luce.

Perchè il sommo e l'infimo si materializzano nello stesso quanto di luce?

Il primo suono è il tuo, o quell'atomo di carbonio che mi spinge a rimpiangerti?

(Riflessione davanti alla tivù, col bimbo febbricitante fra le braccia, ansioso per il Senato, pieno di pruriti e contento perché Suazo ha finalmente ingranato.)

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venerdì, 30 novembre 2007
One







Piccolo amore mio,
oggi ci sono stati tanti segni.
Quel vestito che la mamma voleva cambiarsi, e si è rotta la zip.
Dopo un minuto la stessa cosa con gli stivali
Come se qualcuno avesse deciso che doveva stare vestita così.
Ieri sera abbiamo visto il film di Pupi Avati e ho pensato quanto fosse affascinante Laura Morante.
Oggi, uscendo dal bar me la sono vista apparire davanti. Stava entrando. L'ho indicata,
spiazzandola, e ho balbettato: "Ti ho vista al cinema, ieri sera!"
Mi ha risposto con un sorriso, timido e carismatico. Era stupenda, come solo le donne sanno e possono.
Incredibile.
C'è magia, e tanti segni.
Forse è il nonno che si diverte da lassù, mi ricordo che la Morante piaceva anche a lui.
C'è magia.
Buon primo compleanno, cucciolo mio!


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